Il Consiglio Grande e Generale della Repubblica di San Marino ha compiuto un passo storico verso una maggiore modernità e inclusione: è stata approvata la riforma della cittadinanza per naturalizzazione, che elimina l’obbligo di rinunciare alla cittadinanza d’origine per chi acquisisce quella sammarinese. Una svolta normativa che aggiorna un impianto rimasto invariato per decenni e allinea il Titano alle prassi della maggior parte dei Paesi europei.
Il provvedimento, definito dai legislatori come «atto di maturità istituzionale», punta a favorire integrazione e coesione sociale, superare disparità di trattamento e garantire maggiore certezza del diritto a chi risiede stabilmente sul territorio. Secondo il Segretario di Stato per gli Affari Interni, Andrea Belluzzi, la riforma rafforza il senso di appartenenza alla comunità sammarinese e rende la Repubblica più inclusiva e moderna.
La modifica normativa si inserisce in un percorso più ampio: il Consiglio sta infatti lavorando alla redazione di un Testo Unico sulla cittadinanza, con l’obiettivo di rendere la disciplina più organica, chiara e leggibile. La riforma recepisce le indicazioni degli organismi internazionali, portando San Marino in linea con gli standard europei in materia di doppia cittadinanza e semplificando le procedure per i cittadini che scelgono di legarsi formalmente alla Repubblica.
La questione cittadinanza per la piccola repubblica del Titano è sempre stato un argomento spinoso che negli anni ha diviso la politica. La cittadinanza sammarinese infatti porta con sé una serie di bonus compresa la tassazione agevolata, facilitazioni d'impresa e di impiego e accesso ai benefici dello Stato sociale dove la sanità è ancora completamente gratuita. (riproduzione riservata)