Tre miliardi di euro per estendere la Zes anche al Nord e alle sue zone transfrontaliere. È la proposta di legge che Matteo Salvini, leader dalla Lega, e il capogruppo del partito alla Camera, Riccardo Molinari, hanno presentato dalla Sala Salvadori della Camera dei Deputati.
«È frutto di un lavoro lungo in cui è stato coinvolto anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che accompagnerà il percorso», ha detto il leader del Carroccio durante la conferenza stampa. Il Mef è infatti il pivot per sbloccare i tre miliardi di euro necessari (secondo la stima della Lega) per estendere la Zona economica speciale. L’ipotesi rilanciata da Salvini è finanziarla attraverso «l’emissione di titoli di Stato e altre economie che trova il Mef». Tradotto, sarebbe da finanziare facendo nuovo debito pubblico.
La Zes unica del Mezzogiorno è nata nel 2024 e, a oggi, copre Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna, con Marche e Umbria (entrate nel 2025). «L’esperimento di sburocratizzazione al Sud ha dato ottimi risultati», ha detto ancora Salvini, aprendo all’estensione di «alcune zone di confine al Nord dove imprese e lavoratori soffrono di una concorrenza impari».
Il vicepremier ha citato, tra gli altri esempi, il divario salariale tra Como e la Svizzera e le differenze nei costi dell’energia e dei carburanti tra Trieste e la Slovenia, oltre alle situazioni ai confini con Francia e Austria. «Quando si guadagna il doppio a pochi chilometri dal confine, competere è complicato», ha detto. «Non chiediamo che tutto il Nord diventi una Zes, ma vogliamo dare al governo uno strumento per individuare le aree che hanno realmente bisogno del sostegno dello Sato».
L’auspicio è che, anche tra i banchi dell’opposizione, «ci sia particolare attenzione sulla proposta» che ricalca gli strumenti già previsti per il Mezzogiorno: crediti d’imposta fino al 60% per i nuovi investimenti, agevolazioni fiscali concordate con Regioni ed enti locali, incentivi alle assunzioni e procedure amministrative semplificate.
Sul floor del Parlamento, il ministro non si è sottratto alle domande dei cronisti che lo hanno portato sui dossier di stretta attualità, primo fra tutti la governance di Ferrovie dello Stato. Salvini ha così confermato quanto anticipato da MF-Milano Finanza, ovvero che lunedì 13 arriverà la svolta nella definizione del nuovo board. «L’assemblea di Fs è convocata per lunedì mattina, penso che ci sarà non solo il nuovo amministratore delegato ma l’intera squadra», ha detto il vicepremier.
Interpellato anche sulla riforma della legge elettorale, il leader della Lega ha escluso «precondizioni» da parte del Carroccio. «Ci stanno lavorando i tecnici. L’obiettivo è che chi vince possa governare per cinque anni. Come arrivarci lo decideranno i tecnici», ha spiegato, precisando che il partito non considera il ritorno alle preferenze una linea irrinunciabile.
Infine Salvini ha confermato di aver presieduto al Mit la cabina di regia sulla crisi idrica. Dal confronto è emerso un miglioramento della situazione nel Centro-Sud rispetto al 2025, mentre restano criticità nel bacino del Po. Il ministero ha inoltre annunciato nuove risorse per circa 1,7 miliardi di euro da destinare alle infrastrutture idriche, che si aggiungono ai oltre 6 miliardi già programmati. (riproduzione riservata)