Dal 21 al 26 aprile torna il Salone del Mobile a Milano, l’esposizione di punta per appassionati e operatori del mondo dell’arredo e del design giunta alla 64° edizione. Non sarà un’edizione semplice, vista la forte vocazione internazionale dell’evento che deve fare i conti con la crisi globale di questi primi mesi del 2026.
«Per la guerra abbiamo avuto alcune disdette: da parte di due gallerie di Dubai, un'azienda libanese e una indiana», spiega la presidente del Salone del Mobile Maria Porro.
Amarezza, dunque, per le quattro defezioni, ma anche orgoglio per la tenuta dell’evento nel contesto internazionale: «Eravamo molto contenti dell'azienda libanese che aveva deciso di partecipare al Salone del Mobile ma che purtroppo un mese fa, per ovvie ragioni, ha dovuto rinunciare», continua Porro, «per quanto riguarda, invece, gli operatori che noi invitiamo al Salone del Mobile, non abbiamo avuto disdette a oggi e lo stesso vale per la stampa».
Porro si dichiara soddisfatta delle presenze previste per quanto riguarda visitatori e operatori del settore: «In una situazione estremamente complessa la rilevanza del Salone del Mobile a livello internazionale viene confermata dal fatto che ci sia una tenuta a oggi di tutti quelli che sono i diversi stakeholder coinvolti, sia il pubblico che gli operatori internazionali buyers che anche le stesse aziende partecipanti».
Non si osserva, fino a questo momento, una flessione rispetto al passato. «I dati sono molto rassicuranti, la biglietteria a oggi tiene il passo con i due anni scorsi», commenta la presidente, «un altro dato molto interessante riguarda gli accrediti stampa che sono superiori di numero rispetto a pari data dell'anno scorso, e sono oltre 3 mila al momento».
A conferma della centralità internazionale e dell’interesse verso il Salone da parte del pubblico straniero, Porro sottolinea la crescita delle presenze dei turisti americani, quinti al mondo per biglietti acquistati in termini assoluti: «Quindi i segnali sono molto confortanti, sono frutto di un lavoro intensissimo. È chiaro che eventuali situazioni più complesse che dovessero verificarsi nelle prossime settimane noi non possiamo prevederle, però i segnali sono positivi».
Tra alberghi, b&b e affitti brevi, la settimana del Salone del Mobile è uno dei periodi più cari per soggiornare a Milano, con gli alloggi che subiscono vistosi rincari e il canone medio settimanale che cresce di oltre il doppio (+136%), passando da 1.530 a 4.570 euro.
Gli aumenti più consistenti si osservano nei quartieri intorno a via Tortona (+168%). Significativa anche la crescita dell'area Isola (+140% rispetto all'anno precedente) A delineare questo scenario è il Centro Studi Abitare Co., società attiva nell'intermediazione immobiliare.
Sul tema, la presidente Porro commenta: «Il prezzo delle camere d'albergo lo fa il mercato ma noi ci aspettiamo una maggiore sensibilità, soprattutto in un momento in cui venire a Milano richiede un grande investimento».
E aggiunge: «Noi abbiamo fatto un accordo con il Mico, per cui abbiamo diverse centinaia di camere che riserviamo agli espositori a prezzo bloccato e questo è già un buonissimo risultato. Sono camere che peraltro vanno sold out nel giro di pochissime settimane».
Il Salone del Mobile, per la visibilità dell’evento e la qualità riconosciuta della manifestazione e dei suoi espositori, attrae investimenti da molti operatori. Ne è un esempio la partnership con Intesa Sanpaolo, avviata nel 2017.
Un impegno che vede Intesa Sanpaolo attiva anche attraverso il Programma Sviluppo Filiere, che coinvolge oggi oltre 240 filiere del Made in Italy, più di 32.000 addetti e quasi 7.700 fornitori, per un giro d’affari che supera i 32 miliardi di euro nei settori arredamento, abbigliamento, alimentare e automazione.
«Il Design è storicamente uno degli elementi più forti per proiettare all’estero il saper fare italiano e comporta una stretta connessione tra cultura ed economia, con impatto positivo sul business delle imprese. Come la finanza, anche il linguaggio creativo attraversa filiere complementari dialogando in modo naturale con settori cruciali del Made in Italy, dal turismo al food e alla moda, dalla manifattura di eccellenza all’arte. Il Design italiano e la creatività restano anche oggi una leva di competitività e valore per le nostre imprese sui mercati internazionali, lo vediamo come banca anche in momenti critici, nei quali memoria, arte e bellezza sono fattori di rilancio economico per questi settori», commenta Stefano Barrese, responsabile divisione banca dei territori Intesa Sanpaolo.
«Abbiamo erogato negli ultimi cinque anni oltre 26 miliardi di euro alle filiere distintive del Made in Italy - arredamento, abbigliamento, agroalimentare, automazione - e anche oggi il supporto Intesa Sanpaolo resta focalizzato su accesso al credito, investimenti nell’innovazione e attenzione ai mercati esteri, offrendo alle PMI gli strumenti più adatti alle fasi che stiamo attraversando», conclude Barrese. (riproduzione riservata)