La robotica subacquea entra sempre più nel cuore delle operazioni offshore e Saipem punta sulla Norvegia per mostrare le potenzialità delle proprie tecnologie. All’evento ONS 2026, appuntamento internazionale dedicato all’oil&gas e alle energie rinnovabili, il gruppo italiano guidato da Alessandro Puliti porta al centro della scena il programma Hydrone, l’ecosistema di droni sottomarini sviluppato per rendere le attività offshore più autonome, efficienti e sicure.
A catturare l’attenzione nello stand Saipem è soprattutto FlatFish, un esemplare del drone subacqueo progettato per missioni avanzate di ispezione. Completamente autonomo, il veicolo è in grado di operare fino a 3.000 metri di profondità, ampliando le possibilità di monitoraggio delle infrastrutture sottomarine e riducendo la necessità di intervento diretto delle navi di supporto.
Accanto a FlatFish viene presentata l’esperienza maturata con Hydrone-R, drone subacqueo destinato alle attività di ispezione e intervento e già operativo da diversi anni nelle acque norvegesi. Un’esperienza sul campo che, secondo Saipem, ha permesso di dimostrare capacità operative particolarmente avanzate in condizioni offshore complesse.
Il denominatore comune è l'autonomia. I droni della piattaforma Hydrone integrano sistemi di intelligenza artificiale e sono progettati per svolgere missioni complesse senza la presenza continuativa di un mezzo di superficie. Possono, inoltre, rimanere sul fondale fino a 12 mesi, alternando le attività operative ai cicli di ricarica attraverso apposite docking station sottomarine.
Per l'industria offshore il cambio di paradigma è rilevante. Una maggior presenza di sistemi robotici autonomi può infatti contribuire a ridurre i costi e i rischi associati alle operazioni, aumentando al tempo stesso la continuità delle attività di ispezione e manutenzione. Al contempo la possibilità di limitare il ricorso alle navi di supporto ha un effetto diretto sull'impronta ambientale delle operazioni, grazie alla riduzione delle relative emissioni di CO2.
La Norvegia rappresenta in questo senso un mercato particolarmente significativo per Saipem, non solo come vetrina tecnologica ma anche come terreno operativo nel quale sperimentare e sviluppare soluzioni destinate al futuro dell'offshore.
A ONS 2026 il gruppo mette in mostra anche un altro pezzo importante della propria tecnologia: il modello in scala dello Scarabeo 8, uno dei mezzi semi-sommergibili di perforazione offshore più avanzati della flotta del gruppo. L'unità è progettata per lavorare durante tutto l'anno in condizioni ambientali estreme, come quelle del Mare di Barents, e attualmente è impegnata nelle attività offshore di Aker BP al largo delle coste norvegesi.
La flessibilità operativa è uno dei punti di forza dello Scarabeo 8. L'unità può lavorare a diverse profondità utilizzando sia sistemi di posizionamento dinamico sia sistemi di ancoraggio, caratteristiche che consentono di adattare le modalità operative alle diverse condizioni del campo e alle esigenze delle attività di perforazione. Anche sul fronte ambientale Saipem sottolinea le caratteristiche progettuali del mezzo, sviluppato nel rispetto dei più rigorosi standard internazionali e secondo il principio «zero discharge», con l'obiettivo di azzerare gli scarichi in mare durante le operazioni.
A Piazza Affari il titolo Saipem il 24 agosto ha perso in chiusura lo 0,54% a 4,46 euro. Il ceo Puliti, in un'intervista su Milano Finanza, in merito alla fusione con Subsea7 ha rimarcato che è già stato ottenuto il via libera da 10 autorità antitrust delle 16 a cui è stata richiesta autorizzazione.
Le giurisdizioni dalle quali Saipem ha avuto il via libera rappresentano circa il 90% del backlog (portafoglio ordini) totale del business offshore. A oggi non si registrano variazioni rispetto alle tempistiche previste per l'ottenimento delle autorizzazioni regolamentari necessarie al closing comunicato al mercato.
In merito alle aree geografiche, Puliti ha menzionato l’Estremo Oriente, dove i recenti ritrovamenti di rilevanti riserve di gas naturale vicino ai luoghi di consumo stanno generando opportunità interessanti per l’azienda. Ha, inoltre, citato l'Africa subsahariana, dove la società ha una presenza consolidata e un posizionamento in crescita. Nuove opportunità possono generarsi anche in America Latina, mentre il Medio Oriente continua a essere sostenuto da una domanda solida e resiliente, anche in presenza delle tensioni geopolitiche.
Nell'offshore E&C le opportunità riguardano sia l'attività in acque profonde sia convenzionali, mentre nell'Onshore E&C si concentrano su upstream, gas naturale liquefatto, Fpso (Floating production, storage and offloading, ovvero grandi navi usate in mare aperto per trattare, pulire e conservare petrolio e gas), fertilizzanti, bioraffinerie e infrastrutture sostenibili.
In merito, infine, alle priorità nell'allocazione del capitale e nella remunerazione degli azionisti, Puliti ha dichiarato che dopo il turnaround degli ultimi anni, la priorità di Saipem è consolidare il profilo finanziario del gruppo e sostenere gli obiettivi di crescita del piano strategico.
Intermonte continua a ritenere che alla fine la fusione con Subsea7 otterrà il via libera in tutte le giurisdizioni dove attualmente è ancora in fase di indagine (le tre più rilevanti: Ue, Brasile e Australia), con eventuali richieste di rimedi. La sim ha confermato il rating outperform e il target price a 5 euro sul titolo. (riproduzione riservata).