Era da oltre tre anni che gli azionisti Saipem non vedevano il titolo sopra i 4 euro. Quell’inverno 2022, quei giorni e quelle settimane seguiti al profit warning del 31 gennaio che nessuno si aspettava, sono incisi nella memoria di tutti gli shareholder, che non dimenticano di aver visto sbriciolarsi il valore delle azioni fino a 60 centesimi, un prezzo che li riportava indietro di 30 anni in poche sedute, mentre il market cap scivolava poco sopra al miliardo, a fronte di un rosso stimato tra 1,9 e 2,5 miliardi di euro. Poi la cura da cavallo. E la lenta, faticosa risalita: la manovra finanziaria; gli azionisti Eni (oggi 21,2%) e Cdp Equity (12,8%) che sottoscrivono la loro quota dell’aumento di capitale di 2 miliardi (luglio 2022); la nomina dell’ad Alessandro Puliti ad agosto e la riconferma; le due nuove linee di credito per un totale di 860 milioni del 2023; il ritorno degli utili e dei dividendi, fino al progetto di fusione con Subsea7 e alle dichiarazioni di questi ultimi giorni sulle opportunità di crescita che la società vede dagli sviluppi della crisi in Medio Oriente, area nella quale il portafoglio ordini supera gli 11 miliardi di euro.
In questi tre anni il titolo ha registrato rincorse alternate a battute d’arresto, forti rialzi e flessioni marcate. Nel 2025, per avere un ordine di grandezza, ha oscillato da un minimo di 1,62 a un massimo di 2,75 euro, con una media di 2,29 e una chiusura di periodo a 2,43. Dall’inizio del 2026 l’incremento è stato di oltre il 70%.
Oggi Saipem si avvia all’assemblea degli azionisti del 12 maggio con un titolo che viaggia ormai sopra i 4 euro e target price che lo vedono proiettato fino a quota 6 euro, come indica Jefferies. Le nozze con Subsea7 restano lo snodo chiave della strategia. Rispondendo alle domande pre-assemblea, il management mantiene la seconda metà del 2026 come riferimento temporale per il closing, nonostante il dossier sia al vaglio del Cade, l’Antitrust del Brasile, sommersa dai rilievi dei competitor. Il turnaround della società di servizi energetici emerge anche dalle ultime analisi delle banche d’affari. Equita (hold, tp 3,7 euro) ricorda da dove viene e dove è arrivata Saipem, cogliendo l’occasione dei conti del primo trimestre 2026, chiusi con un ebitda di 434 milioni (+24%).
«Saipem è stata completamente ristrutturata, con ricavi ed ebitda 2025 ai livelli record dal 2012», commentano gli analisti, che hanno alzato le stime sui margini 2026. «La fusione Saipem-Subsea 7 (qui tutti i dettagli dell’operazione) ha il potenziale per generare benefici superiori ai 300 milioni di euro di sinergie indicate, su un orizzonte di tre anni dal closing. In assenza di richieste di rimedi da parte delle autorità antitrust, calcoliamo risparmi potenziali complessivi compresi tra 400 e 600 milioni di euro, con un aumento dell’utile per azione da low single digit fino alla fascia mid-teens con il progredire dell’integrazione». L’analisi di Equita contempla anche un focus strategico sull’offshore E&C e una potenziale separazione societaria, che «potrebbero migliorare margini, visibilità e valutazione, seguendo precedenti come TechnipFmc».
Per Barclays (equal weight, tp 5 euro), Saipem sta dimostrando sempre di più di essere «un modo meno rischioso» per esporsi al ciclo di crescita degli investimenti offshore, grazie a forte visibilità sul backlog, migliore disciplina contrattuale ed esecuzione significativamente più efficiente, che si traducono in utili e flussi di cassa sostenibili. Il rafforzamento del bilancio ha trasformato la storia equity del gruppo da turnaround a creazione di valore, riducendo il rischio e sostenendo un rerating del titolo». Nel frattempo, sottolinea la banca d’affari, il titolo ha già registrato una forte performance, trattando a 13 volte gli utili attesi 2027 e segnando un rialzo superiore al 70% da inizio anno, contro circa +38% dell’indice Emeaogp (Europe, Middle East, and Africa Oil & Gas Producers/Services), mentre il consolidamento del settore crea un’opzionalità strategica che non si sarebbe ancora pienamente riflessa nel prezzo delle azioni.
Anche per Kepler Cheuvreux il titolo Saipem può arrivare a 5 euro. Gli analisti continuano a basare la valutazione sugli utili attesi 2026-2027 e riaffermano la convinzione che la società supererà la guidance 2026 sia sul fronte ebitda sia sul free cash flow. «Rimuoviamo lo sconto del 10% che applicavamo al fair value per i rischi di execution, alla luce della performance operativa del gruppo negli ultimi trimestri e del contesto di mercato favorevole. Confermiamo il rating Buy e aumentiamo il target price a 5 euro», spiegano. Kepler fa anche riferimento alla zavorra dei cosiddetti contratti legacy, ereditati dalle passate gestioni. Il più ingombrante (come MF-Milano Finanza ha raccontato qui nei dettagli) è quello che ha portato a un maxi-arbitrato da 3,8 miliardi che coinvolge oltre a Saipem anche Samsung e Petrofac, membri del consorzio per il progetto Clean Fuel Thai Oil. Kepler crede probabile che il tribunale definisca un calendario procedurale quest’estate e che «sarà un caso di lunga durata nei prossimi anni (ipotizziamo una prima decisione nel 2027 e successivamente un appello, portando probabilmente il caso fino al 2029)».
Anche Jefferies menziona i progetti legacy, ma per sottolineare come ormai il profilo di rischio si sia ridotto, «in maniera significativa in alcuni casi, come Courseulles-sur-Mer (eolico offshore in Normandia, ndr), che sarà completato nel primo trimestre 2027». Allo stesso modo definisce l’accoglienza ai conti del primo trimestre «un momento spartiacque per la tesi di investimento su Saipem». Di qui la decisione di alzare ulteriormente l’asticella del prezzo obiettivo, portandolo a 6 euro dal precedente 5,1, con raccomandazione buy. Jefferies si spinge ancora più avanti, ipotizzando un target di 8 euro per azione sull’orizzonte 2027/28, applicando il multiplo medio settoriale ev/ebitda di 7 volte.
Saipem è buy anche per Akros, che però ha un prezzo obiettivo di 4,4 euro, vicino alla quotazione attuale del titolo. Gli analisti riconoscono che la società mantiene una buona visibilità sul 2026, sostenuta da un backlog di 29,6 miliardi di euro e da una robusta pipeline commerciale pari a 58 miliardi di euro.
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