Saipem alla prova del maxi-arbitrato da 3,8 miliardi per il consorzio con Samsung e Petrofac
Saipem alla prova del maxi-arbitrato da 3,8 miliardi per il consorzio con Samsung e Petrofac
Entra nel vivo la partita a carte bollate con Thai Oil. Il Tribunale di Singapore ha accorpato i procedimenti in un unico faldone, mossa che secondo gli analisti diminuisce il profilo di rischio per la società italiana. Intanto dall’Arabia Saudita arrivano due contratti da 400 milioni di dollari

di Mario Olivari e Angela Zoppo   16/04/2026 11:30

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Saipem si è aggiudicata due contratti da Saudi Aramco in Arabia Saudita da 400 milioni di dollari per il giacimento di Safaniyah, uno dei più grandi campi offshore di petrolio al mondo. La doppietta saudita, rilevante in piena crisi militare in Medio Oriente, è arrivata mentre il gruppo inizia ad alleggerire la zavorra legale dei contratti legacy, ereditati da precedenti gestioni e finiti a carte bollate. Il più ingombrante, secondo quanto ricostruito da MF-Milano Finanza, è quello del progetto Clean Fuel Thai Oil, che ha generato due arbitrati, uno dei quali con richieste fino a 3,8 miliardi di dollari da parte del cliente Thai Oil, riferite all’intero consorzio composto da Saipem, Samsung e Petrofac. Il gruppo italiano partecipa al consorzio con una quota del 36% e ha dedicato al contenzioso un lungo paragrafo nel bilancio 2025. Oltre a tenere impegnati battaglioni di legali, il caso Thai Oil ha avuto un impatto sui conti del 2025, con circa 90 milioni di euro di ricavi cancellati e una perdita di 291 milioni legata alle garanzie escusse nel 2025. Anche gli analisti hanno messo sotto la lente la partita thailandese.

La nuova strada e le tappe dell’arbitrato

Ma l’evoluzione dell’iter giudiziario sta riservando sviluppi che il mercato legge come segnali positivi. Con il pagamento, a marzo 2026, dell’ultima tranche prevista dall’accordo transattivo, si è chiuso il primo dei due arbitrati, quello con il subappaltatore Sino-Thai. Rimane in corso, in fase preliminare, il solo arbitrato con Thai Oil davanti al Singapore International Arbitration Centre, che accorpa tutti i contenziosi connessi al progetto, incluse le controversie sulle garanzie delle capogruppo. In aggiunta, Saipem, sulla base delle valutazioni dei propri legali, non ha ritenuto necessario effettuare accantonamenti specifici in bilancio. Secondo le valutazioni dei legali di Saipem le pretese di Thai Oil sono prive di fondamento. «Si tratta di pretese di parte», si legge nei documenti. Una prossima tappa è attesa a luglio 2026, quando il tribunale valuterà l’eventuale esame di questioni preliminari.

Il contratto al centro della disputa era stato firmato nell’ottobre 2018: Saipem, Samsung e Petrofac si erano aggiudicati la costruzione di nuove unità nella raffineria di Sriracha, in Thailandia, per conto di Thai Oil. Petrofac, società britannica di ingegneria e costruzioni, era tra i principali operatori globali nell’Epc. Oggi è alle prese con una ristrutturazione finanziaria, circostanza che spiega la sua presenza nelle carte processuali. Le prime tensioni sono emerse a gennaio 2025, quando Thai Oil ha notificato al consorzio l’applicazione di penali contrattuali (Liquidated Damages), sostenendo che i ritardi fossero imputabili alla joint venture. Gli effetti economici sono stati rilevati nel bilancio 2024, mentre quelli finanziari si sono materializzati nel primo semestre 2025 con l’escussione di alcune garanzie bancarie. Il 18 febbraio 2025 Saipem e Samsung hanno depositato al Singapore International Arbitration Centre una domanda di arbitrato contro Thai Oil per inadempimenti contrattuali, chiedendo provvisoriamente 1,5 miliardi di dollari. Il 23 aprile 2025 è arrivata la risoluzione unilaterale del contratto Epc da parte del consorzio, cui Thai Oil ha risposto dichiarandola invalida.

Sul fronte economico, Thai Oil ha depositato una domanda riconvenzionale arrivando a 3,8 miliardi di dollari — 1,8 per i costi di completamento e 2 per mancati guadagni —la cui quantificazione è oggetto del procedimento arbitrale. A novembre 2025 ha depositato inoltre due ulteriori richieste di arbitrato direttamente contro Saipem. Il 26 gennaio 2026 il tribunale arbitrale ha disposto di unificare tutti i procedimenti in un unico arbitrato, applicando le Siac Rules 2025.

Barclays: meno rischi per Saipem

Nel frattempo si è chiuso il fronte minore. Sino-Thai aveva avanzato richieste per circa 26 milioni di euro: la controversia si è conclusa con un accordo transattivo a dicembre 2025, con pagamento dell’ultima tranche a marzo.

La lettura di Saipem è condivisa anche da Barclays (rating overweight, prezzo obiettivo 4 euro), che ribadisce come quello di Thai Oil resti un dossier ereditato ma privo di ulteriori impatti attualizzati. La progressiva chiusura dei fronti minori e l’unificazione dei procedimenti contribuiscono, secondo gli analisti, a una riduzione del profilo di rischio complessivo del gruppo.

Equita: il doppio contratto in Arabia Saudita positivo ma atteso

Tornando invece alla doppia aggiudicazione in Arabia Saudita, per Equita (rating hold, target price 3,4 euro), i due contratti offshore nel giacimento di Safaniyah nell’ambito dell’accordo con Saudi Aramco rappresentano una notizia positiva ma attesa, che conferma la solidità della relazione con il gruppo energetico saudita. Il progetto ha una dimensione pari al ~3% del backlog stimato da Equita per il 2026. La marginalità è leggermente inferiore alla media della divisione Offshore E&C, coerente con la natura del progetto. (riproduzione riservata)