A Palazzo Baracchini il clima si distende, ma per Guido Crosetto la partita resta in salita. La Commissione europea ha dato il via libera all’esborso dei fondi Safe (Security Action for Europe) destinati all’Italia. Per il titolare della Difesa si tratta delle prime risorse europee da destinare agli investimenti militari e al rafforzamento dell’industria nazionale, dopo mesi di ridimensionamento economico delle ambizioni iniziali. Il governo ha infatti dichiarato di voler fronteggiare lo shock energetico e sostenere famiglie e imprese, prima di occuparsi di riarmo e difesa.
Rispetto alla richiesta iniziale di 14,9 miliardi formulata ad agosto, il governo di Giorgia Meloni ha ridotto la quota destinata alla difesa. L’importo che l’Unione europea dovrebbe sbloccare per l’Italia, come più volte scritto da MF, si collocherebbe poco sotto i 9 miliardi. Il condizionale è d’obbligo perché il Consiglio dovrà prima approvare la versione italiana del «Piano Safe» e solo successivamente, una volta firmato l’accordo di prestito, erogare la quota iniziale del 15% al governo italiano.
La scelta di chiedere meno soldi di quanto inizialmente preventivato, comunque, riflette la gerarchia delle priorità dell’esecutivo: con l’inflazione oltre il 4%, la nuova fiammata dei costi energetici e il potere d’acquisto sotto pressione, le risorse disponibili devono servire prima di tutto a contenere le ricadute su famiglie e imprese.
La linea è stata ribadita anche dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenuto alla Camera per chiedere l’autorizzazione parlamentare allo scostamento di bilancio legato all’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per energia e difesa.
«Prendiamo i fondi per la difesa perché vogliamo prendere (quelli per, ndr) l’energia», ha spiegato Giorgetti, riferendosi al meccanismo europeo che lega l’accesso alla flessibilità per la spesa energetica alla richiesta di quella per la difesa. «Se la Nec non viene chiesta insieme, non vengono riconosciuti i fondi per l’energia. Qualcuno osserverà che è una regola stupida», ha detto il ministro, «ma non me la sono data io: è una decisione presa in sede europea».
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