Lo scorso 17 agosto l’azienda cinese Unitree Robotics ha pubblicato sul suo profilo X un curioso e sorprendente video. Il suo nuovo robot umanoide Superman, sviluppato in poco più di tre mesi, ha battuto il record mondiale di salto in alto in piedi (2 metri) e anche quello di velocità massima in uno sprint: 12,66 metri al secondo, meglio del più grande velocista umano di tutti i tempi, il giamaicano Usain Bolt.
Tre giorni dopo, mercoledì 19 agosto, Unitree ha debuttato sullo Star Market di Shanghai – ribattezzato anche il Nasdaq cinese - con un balzo del 629% rispetto al prezzo dell’ipo (poi ridottosi al 460% in chiusura), raggiungendo l’equivalente di 56 miliardi di euro di capitalizzazione. A Piazza Affari sarebbe stata la settima società per valore, appena sotto Ferrari.
L’entusiasmo per le soluzioni robotiche di Unitree è alle stelle, e non solo per le prestazioni sportive del suo modello Superman. Nel catalogo dell’azienda il prodotto più iconico è il cane robot a quattro zampe, che agli appassionati di fantascienza può ricordare un inquietante episodio della serie tv Black Mirror in cui macchine dalle fattezze analoghe conducono l’umanità allo sterminio.
Ma per gli investitori le derive distopiche immaginate dallo show televisivo targato Netflix non rappresentano certo un freno di fronte alle grandi opportunutà offerte dai colossi del settore. Unitree, che ha anche partecipato con un suo modello alla mezza maratona di Pechino dello scorso aprile (in cui un robot umanoide della concorrente Honor ha stracciato il record del mondo umano), è una società che sta facendo parlare di sé soprattutto per una caratteristica dei suoi modelli: la sempre maggiore scalabilità.
I proventi della gigantesca ipo – la raccolta è stata superiore ai 900 milioni di dollari – saranno usati proprio per la commercializzazione su larga scala dei robot della società.
Che, al di là dei video promozionali e di impatto, possono essere impiegati dall’industria (anche pesante), ma anche, per esempio, dai soccorritori in montagna o dalle forze dell’ordine come supporto per le missioni nei terreni più impervi.
Da un punto di vista strettamente finanziario, secondo gli analisti il debutto record di Unitree darà presto slancio ad altre quotazioni del settore, tra cui Leju Robotics e Deep Robotics. Un altro sviluppatore di robot umanoidi, Shanghai AgiBot Innovation Technology, ha già iniziato i preparativi per la quotazione a Hong Kong. L’ipo di Unitree ha peraltro attirato l’attenzione di alcuni grandi investitori strategici, tra cui la startup di AI DeepSeek (la rivale cinese di OpenAI e Anthropic), che detiene il 2,31% del capitale della società con un periodo di lock-up di tre anni. «Il debutto di Unitree segnala una forte domanda per il settore cinese dell’AI fisica», ha dichiarato Ian Ma, analista di Bloomberg Intelligence. «I proventi dell’ipo dovrebbero accelerare lo sviluppo e la commercializzazione dell’AI. La forte quotazione potrebbe inoltre fornire un riferimento favorevole per la valutazione di Ubtech e di altre prossime ipo di concorrenti cinesi nel settore della robotica».
Secondo quanto calcolato da Research Nester il mercato globale della robotica umanoide ha già superato i 2,5 miliardi di dollari nel 2025 e ora dovrebbe crescere esponenzialmente, fino a raggiungere i 70 miliardi nel giro di un decennio. La prossima sfida, secondo gli analisti, sarà proprio quella di individuare quelle aziende che saranno in grado di passare dai prototipi alla produzione su larga scala, costruendo il primo robot umanoide alla portata di tutte le tasche.
Una potenziale miniera d’oro anche per gli investitori dal momento che, sottolineano i gestori, il megatrend della robotica – umanoide e non – è intrecciato a doppio filo con due altre grandi tendenze secolari. Da una parte la più ovvia: l’intelligenza artificiale. Tanto che per molti commentatori la robotica può essere già definita come l’applicazione fisica dell’AI generativa. Dall’altro lato, la longevità: una popolazione sempre più anziana avrà bisogno di un sostegno crescente lungo diverse fasi della vita, per la quale i robot possono rappresentare dei validi alleati. E potranno anche ovviare all’inevitabile declino della produttività che l’invecchiamento demografico porterà con sé.
Se nella fase attuale cercare di individuare l’azienda vincente può essere un’impresa anche per i più esperti, le società di gestione stanno allargando il ventaglio delle opportunità per investitori individuali con una batteria di fondi e (soprattutto) Etf dedicati. Solo quest’anno ne sono sbarcati due sul mercato europeo: uno a gestione attiva di Eurizon (gruppo Intesa Sanpaolo), che da marzo a oggi ha messo a segno un rendimento superiore al 30 %, e uno di WisdomTree, quotato a febbraio e specializzato proprio nella robotica umanoide.
Da inizio anno, calcola Ark Invest Europe (divisione continentale della società di investimento del supergestore Cathie Wood) sugli Etf europei della robotica sono confluiti 1,23 miliardi di dollari di raccolta, superati solo da difesa, smart grid (cioè l’automazione delle reti elettriche) e aerospazio. In totale, le masse di questi Etf sulla robotica hanno superato gli 8 miliardi di masse, al terzo posto nella classifica generale dopo difesa e intelligenza artificiale.
Il mercato degli Etf sulla robotica è ancora giovane e sulla cresta dell’onda. Per questo gli investitori devono valutare con attenzione, anche se scelgono soluzioni passive, l’effettiva composizione degli indici. Tra il primo e il secondo Etf per masse, ad esempio, la differenza di performance a tre anni è superiore ai 35 punti percentuali. E infatti le loro composizioni sono molto differenti: il comparto di iShares (BlackRock) da oltre 4 miliardi di masse (+83% a tre anni) ha una forte esposizione agli Usa (57%) e una maggiore concentrazione nei primi dieci titoli, che pesano quasi il 33%. Invece il secondo Etf per masse, firmato L&G (1,5 miliardi il patrimonio, +47% la performance triennale) ha meno partecipazioni ma più diffuse, tanto che le prime dieci pesano solo il 17%. Gli Usa scendono al 41%, con il Giappone al secondo posto al 20% e la Germania terza al 10%.
Attenzione infine a un ultimo punto: chi volesse provare a esporsi all’ascesa della robotica umanoide cinese – probabilmente il mercato più promettente a livello prospettico – dovrebbe cercare delle alternative agli Etf tematici, nei quali il peso del Dragone è ancora irrilevante. Una possibile soluzione? Puntare sullo Star Market, il Nasdaq cinese, dove si è quotata proprio Unitree. Gli Etf su questo segmento di mercato da inizio anno rendono anche il 40%, seppur con una volatilità superiore al 40% e una presenza della robotica ancora ancillare rispetto a quella dei semiconduttori, leader indiscussi dell’indice. (riproduzione riservata)