Le tasse sono un incubo per gli italiani ma se si riesce ad abbassarle a chi fa del bene possono diventare un volano per tutta l’economia oltre che una promessa di paradiso (fiscale) per il benefattore. È quello su cui sta lavorando il partito della premier Giorgia Meloni, grazie a una legge il cui primo firmatario è una persona che conosce bene sia i meandri contributivi che gli ordinamenti: Giulio Tremonti.
La proposta di legge depositata alla Camera, su cui ci sarebbe già una convergenza e che a detta del più volte ministro dell’Economia ha molte chance di diventare legge entro la legislatura, è semplice e sintetica, perché prevede l’esenzione da imposte e tasse, presenti e future, per le liberalità in favore degli enti che svolgono attività di pubblico interesse e per i relativi rendimenti e proventi futuri.
Si tratta, secondo le intenzioni di Tremonti e di altri colleghi di Fratelli d’Italia, di un’evoluzione dell’8 e del 5 per mille a favore di chi sostiene il terzo settore, che sempre più – come sanno bene anche le fondazioni bancarie - si sostituisce allo Stato nelle iniziative sociali.
Ma quanto è amplia la platea di queste devoluzioni? Considerando che la relazione illustrativa della legge stima minori incassi per lo Stato di 500 milioni e con la dovuta aliquota, il flusso annuale potrebbe essere superiore al miliardo e mezzo, ma una legge del genere può smuovere molto di più e interessare anche una platea che non viene mai considerata in Italia, quella dei benestanti e dei tanti milionari che non hanno eredi e che a volte lasciano senza scopo interi patrimoni, che finiscono allo stato o al Demanio nel caso siano immobili.
Un’inchiesta di Milano Finanzaha approfondito il tema del tesoro nascosto degli italiani, da cui sono emersi dati impressionanti e del tutto attuali.
Si tratta di un fenomeno che agita tutti i Paesi sviluppati del mondo occidentale e che si inserisce nel flusso di ricchezza che nell’arco di 20-30 anni passerà dalle mani della silent generation e dei baby boomer a quella dei millennials. Non tutti i patrimoni lasciati troveranno un nuovo destinatario e una parte di questi capitali, titoli, proprietà immobiliari e imprese rischia di dissolversi (quasi) nel nulla. Ma oggi ci sono anche più dati. Nel 2030 i patrimoni senza eredi supereranno infatti 20 miliardi in Italia, alla scomparsa dei legittimi tenutari, in assenza di legami parentali fino al sesto grado e in mancanza di un lascito testamentario che ne disponga la destinazione, confluiscono nelle casse dello Stato sotto la protezione della Ragioneria Generale. È un tesoro difficile da quantificare anche perché i flussi arrivano da mille rivoli, ma certamente destinato a crescere per effetto combinato di due trend: il crollo della natalità e la scarsa propensione degli italiani a fare testamento. Anzi, si potrebbero aggiungere nuovi patrimoni dall’estero, stante un regime fiscale più morbido.
Una misurazione di questi capitali dissolti può fornirla chi ne beneficia, ovvero lo Stato, che incassa da anni i patrimoni che non hanno trovato discendenza. Ma già oggi una stima di questo tesoro privato che diventa poi pubblico, ma che potrebbe essere interessato a finire invece, grazie alla proposta di legge di Tremonti, a finanziare iniziative sociali, l’ha fornita Fondazione Cariplo.
Secondo i calcoli dei ricercatori della Fondazione Giordano dell’Amore, in Italia i patrimoni di persone senza eredi sarebbero pari a 20,8 miliardi di euro nel 2030 e crescerebbero fino a 88,1 miliardi di euro nel 2040. Una cifra enorme che farebbe la ricchezza di qualsiasi Paese, anche non indebitato come l’Italia. Un altro modo per farsi un’idea della mole di risorse in questione è incrociare i dati dei patrimoni delle famiglie italiane raccolti da Banca d’Italia con quelli Istat.
Nel 2024 la ricchezza privata complessiva, intesa come somma delle attività non finanziarie (abitazioni, terreni eccetera) e delle attività finanziarie (depositi, titoli, azioni), al netto delle passività (prestiti a vario termine, ammontava a 11.290 miliardi di euro e per il 40% (vale a dire 4.516 miliardi) era detenuta dagli over 65.
Di questa platea di 14.356.736 individui, 1.036.891 non è coniugato (466 mila celibi e 571 mila nubili) e 5.676.000 sono in coppie senza figli. Assumendo, per ipotesi, una distribuzione omogenea di beni all’interno di questo campione, vorrebbe dire che circa 6,7 milioni di italiani over 65 detengono 2.101 miliardi di euro che non hanno eredi discendenti diretti di primo grado.
E se la propensione a fare testamento a questa età si mantenesse intorno al 16-17%, ha calcolato Emanuele Elli per Milano Finanza, solo 340 miliardi di euro avrebbero una destinazione prevista, mentre gli altri sarebbero assegnati con la legittima, quando possibile.
Al di là della sua quantificazione esatta, il tema dei patrimoni senza eredi solleva molti interrogativi di carattere sia sociale che economico. Da una parte, queste entrate sono considerate dallo Stato risorse preziose e delle quali può disporre in assoluta autonomia (e anche in discreta segretezza) per far fronte alle coperture finanziarie richieste di anno in anno; dall’altra parte, in questo salvadanaio potrebbero esservi pmi attive e sicuramente tanto risparmio privato e gestito, ovvero due delle risorse più preziose del Paese.
Il rischio di un’emorragia progressiva di imprese e di ricchezza in circolazione fa suonare da tempo più di un campanello d’allarme. In primis tra i professionisti del wealth management, ma anche appunto nel terzo settore, entrambi soggetti che ambiscono a intercettare questi capitali prima del loro esito finale per dirottarli verso forme alternative di investimento o di lascito benefico.
Ecco che qui si inserisce l'idea di Tremonti, oggi presidente della commissione Esteri della Camera, nonché autore del 5 per mille e dell'8 per mille, devoluzioni nate proprio per sostenere il settore sociale che consta di oltre 140.000 associazioni iscritte al Runts e della cui opera è ben al corrente il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che dovrà dare il suo benestare alla proposta di legge per la parte delle coperture finanziarie. Il suo predecessore sulla poltrona di Quintino Sella spiega così l’idea zero tasse per le devoluzioni liberali. «Negli ultimi anni abbiamo visto una drammatica riduzione dei corpi intermedi, cioè delle entità che sono, tra lo Stato e gli individui, entità collettive, volontarie e private, non necessariamente pubbliche. La nostra proposta cerca di dare una risposta per sostenere i trasferimenti fatti al terzo settore, alle confessioni, al volontariato, alla ricerca».
Nel cambio delle generazioni un'enorme massa di ricchezza va verso un mondo senza eredi, aggiunge Tremonti, agganciandosi a quanto descritto prima. E fa anche qualche esempio, come ha raccontato al Festival dell’Economia. «In Germania c'è un milione di anziani che hanno grandi patrimoni ma non hanno eredi e credo che questo succeda anche in Italia, pur con dimensioni diverse». Questa enorme massa di ricchezza «potrebbe, e secondo noi dovrebbe, essere utilizzata per sostenere, per compensare attività di ricerca, di volontariato, di terzo settore, tutto ciò che tra lo Stato e l'individuo deve essere costitutivo». Come farlo? Con l’incentivo fiscale di zero tasse.
Se la proposta diverrà legge si vedrà quanto grande può essere il cuore dei ricchi italiani, che possiedono questa ricchezza miliardaria senza eredi e destinazioni apparenti. In passato, ai tempi della ricostruzione e del boom economico, lo fu. Oggi serve un aiuto delle Entrate: basterà? (riproduzione riservata)