Il mese di maggio ha di fatto ribaltato il copione che il risparmio gestito italiano ha vissuto negli ultimi due anni e mezzo: forti riscatti dai fondi obbligazionari (e dai monetari, cioè i fondi di liquidità), deboli le gestioni patrimoniali, positivi anche se non eccessivamente brillanti azionari, flessibili e bilanciati.
In totale, certifica Assogestioni – associazione di categoria dell’asset management tricolore presieduta da Maria Luisa Gota (Eurizon) –, l’industria ha subito nel mese riscatti per 3,6 miliardi di euro, che si confrontano con i 2,9 miliardi raccolti ad aprile e portano il totale da inizio anno in negativo per 370 milioni.
I fondi aperti, in particolare, hanno subito riscatti per 2,3 miliardi (raccolta positiva per 4,5 miliardi ad aprile), di cui quasi 900 milioni dai comparti obbligazionari. Ancor più pesante il dato dei monetari, in negativo per 2,4 miliardi.
Quello che bisognerà capire è se i deflussi dal monetario – quindi dalla liquidità investita – si tradurranno nelle osservazioni dei mesi successivi in una maggiore raccolta dai fondi di lungo periodo oppure no. Quel che è certo è che i riscatti di maggio hanno controbilanciato in modo quasi perfetto la raccolta di aprile, che era stata invece positiva per 2,6 miliardi.
Nel frattempo, a maggio si sono difesi sia i fondi azionari che flessibili e bilanciati, con afflussi rispettivamente di 249, 402 e 269 milioni.
In perdita anche le gestioni di portafoglio, con le retail positive (782 milioni) e le istituzionali in rosso per 2,6 miliardi. Proprio quest’ultima voce rappresenta la principale zavorra nel 2026 del risparmio italiano con 11,7 miliardi di deflussi.
Invece si mantiene positivo il saldo annuale delle gestioni collettive: fondi aperti e chiusi hanno portato all’industria rispettivamente 4,3 e 2,8 miliardi di euro. Positivo, nei cinque mesi, anche l’apporto delle gestioni retail, in attivo per 4,1 miliardi.
Nonostante la raccolta negativa sia nei fondi sia nelle gestioni, il patrimonio di maggio delle associate è comunque cresciuto, passando da 2.631 a 2.667 miliardi. Merito in particolare dell’effetto mercato, che è riuscito a compensare ampiamente il rosso provocato dai deflussi mensili. (riproduzione riservata)