Il gruppo agenti Generali Italia (Ga-Gi) vuole entrare in campo nella partita del risiko bancario che in questi mesi vede l’assicurazione di Trieste contesa su più fronti. Da una parte l'opas di Intesa Sanpaolo su Mps che, se avrà successo, farà della banca il primo azionista di Generali con oltre il 13%; dall’altra le contromosse del Monte che ha annunciato una doppia opas su Banca Generali e su Banco Bpm, prospettando sinergie bancassicurative e di asset management con Trieste. Mentre da tempo si discute di possibili alleanze industriali con Unicredit, che del Leone ha più dell'8%. «Sono operazioni finanziarie che non ci riguardano direttamente ma che potrebbero avere un forte impatto sugli agenti e sui clienti, e vogliamo sedere al tavolo per definire le strategie», dice a MF-Milano Finanza il presidente del gruppo agenti Generali Italia (Ga-Gi), Federico Serrao, che rappresenta circa 1.200 agenti della compagnia, oltre che vicepresidente di Anapa, associazione nazionale di agenti professionisti.
Domanda. Quali sono le vostre preoccupazioni?
Risposta. È evidente che il mercato andrà verso aggregazioni e grandi poli, in linea con l'Europa, per efficienza e riduzione dei costi. La preoccupazione, a livello sistemico, è che il modello degli agenti, che raccoglie ancora il 75% dei premi danni in Italia, venga indebolito dall’assimilare la raccolta della bancassicurazione a quella della rete agenziale. In linea teorica può funzionare se i canali fanno cose diverse, ma non funziona quando fanno la stessa cosa sullo stesso cliente. Parlando di Generali, va ricordato che circa due terzi della raccolta premi in Italia passa attraverso le reti del gruppo. La nostra struttura è da sempre un unicum nel panorama assicurativo nazionale. Gli agenti, e le nostre sottoreti commerciali, in un mercato in cui il plurimandato è un diritto e un’opportunità sono rimasti fedeli al marchio del Leone. Una fiducia ripagata dal fatto che Generali ha messo la nostra rete al centro della crescita in Italia. Un rapporto che si è rivelato vincente prima di tutto per i clienti, per gli agenti e per la compagnia. Patrimonio che vogliamo tutelare.
D. Che rassicurazioni avete avuto dalla compagnia?
R. Il group ceo, Philippe Donnet, e il country manager, Giancarlo Fancel, in tutti questi anni hanno ricordato più volte, con coerenza e con i fatti, che la rete agenziale resta il primo canale distributivo di Generali Italia. Ultimamente è stato ribadito che l’intenzione è tutelare l’indipendenza di Generali. Per quanto ci riguarda chiediamo garanzie chiare affinché questo paradigma rimanga tale, qualunque sia l'evoluzione degli assetti azionari. Non siamo contrari a partnership o a nuove alleanze, purché non determinino sovrapposizioni o forme di concorrenza interna a danno degli agenti.
D. Cosa chiedete in concreto?
R. Abbiamo chiesto l’apertura di un confronto formale con la compagnia e la definizione di impegni verificabili sul modello distributivo, dalla gestione della clientela agli investimenti destinati alle agenzie. Vogliamo essere coinvolti tempestivamente nelle scelte strategiche e poter verificare che la centralità degli agenti non resti una dichiarazione di principio, pronti ad assecondare o a contrastare il cambiamento, per il bene dei clienti, degli agenti e di Generali. (riproduzione riservata)