La partita su Mps si sposta sempre più dal terreno finanziario a quello politico. E il primo segnale è l’inedita convergenza tra Giorgia Meloni e il Pd sul futuro della banca senese. Dopo l’intervista concessa dalla premier a Milano Finanza il 14 agosto, nella quale la presidente del Consiglio ha detto di augurarsi che Mps «non finisca smembrata, perdendo il proprio nome e la propria identità», è arrivata la sponda dei dem.
«È anche la nostra posizione, da sempre», ha dichiarato all’Ansa Emiliano Fossi, deputato e segretario del Pd Toscana. «Abbiamo accolto con interesse le parole della premier, ma aspettiamo di vedere in cosa si concretizzeranno». Il punto è che, mentre il governo continua formalmente a non prendere posizione sull’opas di Intesa Sanpaolo, la linea indicata da Meloni coincide con quella che da settimane sostiene il fronte senese: difendere l’integrità della banca più antica del mondo.
E anche i suoi, si stanno allineando. A rompere il silenzio nella maggioranza è stato il vicepremier Matteo Salvini: «Seguiamo con attenzione le proposte per un futuro riassetto del sistema bancario italiano. Per la Lega, il tema più importante è il rispetto della storia, dell’autonomia e del personale di istituzioni bancarie che sono tra le più antiche al mondo, simboli dell’operosità di città con secolari tradizioni».
Critiche sono invece le reazioni dei partiti più piccoli. Per Italia Viva, Ivan Scalfarotto ha definito «assurdo e inspiegabile» l’atteggiamento del governo sul risiko bancario, accusando Meloni di aver prima osteggiato Unicredit e ora Intesa Sanpaolo. «Nel giro di qualche mese il governo ha attaccato entrambi i ceo delle due banche più importanti del Paese», ha osservato.
Più netto Benedetto Della Vedova di +Europa, secondo cui Meloni dovrebbe «smettere di fare il banchiere Mps». Il governo, ha sostenuto, dovrebbe evitare di interferire nel risiko e limitarsi ad assicurare il rispetto delle normative italiane ed europee, lasciando a Bankitalia, Consob e Antitrust il compito di vigilare.
Nel frattempo, però, la politica si confronta con una partita che ha fatto un passo avanti. Il cda di Mps ha approvato il piano di Lovaglio per le due offerte di scambio, una su Banco Bpm e una su Banca Generali, con l’obiettivo di costruire un’alternativa. (riproduzione riservata)