Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è convinto: nella nuova ondata di risiko bancario partita poche settimane fa deve «prevalere il mercato» e il governo non deve intervenire. È la prima cosa che il vicepremier mette in chiaro in questa intervista a Milano Finanza.
Risposta. Noi siamo per il libero mercato e soddisfatti di un sistema bancario italiano forte e dinamico, in grado di muoversi nel mercato unico europeo. La sua vivacità è positiva per l’economia. Non tocca alla politica intervenire su singole iniziative di mercato, ma mettere il sistema nelle condizioni di funzionare con buone regole.
R. Intendo che abbiamo bisogno di banche di prossimità capaci di sostenere i 4 milioni di piccole imprese italiane, tutelare i territori e evitare la desertificazione bancaria. In tutte le sedi, noi di Forza Italia ci siamo battuti per le banche locali, cooperative, mutualistiche e Bcc, presidio fondamentale per famiglie, artigiani, professionisti e imprenditori.
R. Non reputo saggio interferire con operazioni di mercato. La politica deve tutelare gli interessi generali e stabilire regole. Poi deve lasciare agli operatori libertà di scelta e d’azione. Tutto quello che rafforza il sistema bancario, aumenta i prestiti per famiglie e imprese, ne riduce costi e interessi e tiene conto dei territori va nella giusta direzione.
R. Il principio del libero mercato vale anche per il sistema europeo. Abbiamo bisogno di banche globali capaci di finanziare grandi investimenti, come l’AI, e di competere coi giganti americani e cinesi.
R. Noi siamo contrari al concetto stesso di extraprofitti. Non è concepibile che lo Stato stabilisca arbitrariamente quale sia un profitto lecito e da quale livello diventi «extraprofitto» da tassare in maniera superlativa. Come possiamo sperare di attrarre investimenti esteri in Italia se qualche politico o funzionario ministeriale può decidere una soglia - su quale base, poi? - oltre la quale quello che hai guadagnato è troppo? E questo dopo averci già pagato le tasse. Oltretutto le banche, per contenere i costi, potrebbero reagire riducendo i prestiti e alzando i tassi, a danno dei correntisti.
R. Con le banche sono già stati raggiunti accordi che prevedono un contributo su base triennale. Siamo per il dialogo, non per cambiare di continuo le regole ogni estate. Il punto vero è un altro: per il nostro rilancio va messa in circolazione una parte degli oltre 1.800 miliardi di risparmio privato. Se solo il 10% fosse investito, avremmo 180 miliardi in più. Ma questo deve avvenire per libera scelta dei risparmiatori.
R. A noi tocca creare le condizioni, anche con incentivi fiscali. All’Abi chiedo un tavolo per studiare misure a favore di famiglie, imprese, giovani e pensionati.
R. Bene che l’Ue abbia concesso questa flessibilità. La richiesta italiana ha avuto l’appoggio di tutto il Ppe europeo, di cui Fi fa parte. Possiamo così agire sui costi dell’energia e liberare risorse per altre sfide. Non partiamo da zero: con noi l’economia è sempre cresciuta, anche più di Francia e Germania. Abbiamo il record di occupati, di export e Borsa, una bassa disoccupazione come non si vedeva da decenni, uno spread sui titoli di Stato sotto 100 punti, e abbiamo ridotto strutturalmente il cuneo fiscale di 11 miliardi l’anno. Tutto nel contesto di guerre e dazi. Abbiamo infine lanciato la campagna Libera Italia per la semplificazione burocratica, nel solco dell’ottimo lavoro già svolto dai ministri Zangrillo e Casellati: gli eccessi della burocrazia costano alle imprese oltre 57 miliardi l’anno in adempimenti spesso inutili.
R. Vogliamo ridurre le tasse sul ceto medio e incentivare chi produce e investe: Irpef al 33% fino a 60 mila euro. Poi una flat tax incrementale strutturale al 5% per tutti, applicata all’incremento di reddito rispetto a quello dichiarato l’anno precedente, premiando anche partite Iva, artigiani e professionisti. Il principio è incentivare chi lavora, investe e produce di più. Lo stesso vale per gli straordinari e per la detassazione dei premi di produttività.
R. Il lavoro per Forza Italia è prioritario, così come il diritto a un salario giusto che consenta, specie ai giovani, di costruirsi un futuro, una casa e una famiglia. Se i salari sono bassi dobbiamo ridurne la tassazione. E attirare talenti. Vogliamo poi detassare le tredicesime fino al 100%, se possibile. E proponiamo il cashback immediato sulle spese sanitarie. Oggi la detrazione del 19% viene recuperata l’anno successivo, mentre per le spese tracciate vogliamo un cashback immediato sul conto corrente: chi deve curarsi ha bisogno delle risorse subito. E, non da ultimo, l’abolizione del bollo auto.
R. Non c’è alcun braccio di ferro. Tutte le nostre scelte sono orientate a garantire la sicurezza delle frontiere e la sicurezza interna rispetto ai rischi del terrorismo. Le priorità sono la lotta all’immigrazione irregolare e al terrorismo. Lavoriamo nell’interesse dei cittadini, mai contro qualcuno.
R. Con riforme straordinarie. L’Europa non può rimanere in mezzo al guado. Bisogna completare il mercato interno con l’Unione bancaria, dei capitali, dell’energia e l’armonizzazione fiscale. Servono poi riforme istituzionali. Il voto all’unanimità intralcia politica ed economia: con l’unanimità non avremmo approvato l’accordo col Mercosur. Dobbiamo dare più poteri al Parlamento europeo, compresa l’iniziativa legislativa, e arrivare a un unico vertice istituzionale, facendo coincidere presidente del Consiglio europeo e della Commissione. Infine, accelerare sulla difesa comune, che rafforza il pilastro europeo dell’Alleanza Atlantica. Bene fa l’Italia a utilizzare Safe.
R. Bisogna lavorare ogni giorno e non arrendersi mai, come sta facendo l’Italia. Roma è sempre più la capitale della pace, ospitando i negoziati tra Israele e Libano e la riunione dell’Alleanza globale per la soluzione due popoli e due Stati.
R. Il vertice Nato di Ankara ha sancito la solidità del rapporto transatlantico, una priorità della nostra politica estera. Il rapporto con gli Usa dura da decenni, indipendentemente da chi sia il presidente. Noi siamo e saremo alleati leali e diremo sempre a testa alta ciò su cui siamo d’accordo e su cosa no. Solo così si può collaborare senza subalternità.
R. È il sistema industriale italiano, che ha imboccato in maniera efficace la strada dell’internazionalizzazione. Come governo abbiamo rafforzato il sostegno pubblico. Alla Farnesina ho voluto una riforma che ha dato due «teste» al ministero: a quella classica, politica, abbiamo affiancato una Direzione della Crescita dedicata all’export. Coordiniamo l’impegno di Ice, Simest, Sace, Cdp e lavoriamo insieme a Confindustria, associazioni e Camere di Commercio. Ma alla base di tutto ci sono visione, impegno e grinta dei nostri imprenditori, vere «tigri» dell’export.
R. L’andamento del prezzo del petrolio riflette dinamiche mondiali alle quali diamo risposte nei limiti dello spazio di bilancio che abbiamo. Dobbiamo sfruttare l’apertura dell’Ue per il nucleare, aumentare la concorrenza interna tra gli operatori, cercare sempre nuovi fornitori a prezzi più bassi. Serve anche una politica europea più incisiva sugli acquisti comuni.
R. Meno burocrazia, riduzione delle tasse sul ceto medio, incentivi a chi produce e investe, dialogo con le banche per mobilitare gli investimenti, aumento dei salari dei giovani, attrazione dei talenti e università sempre più motori di sviluppo. Senza dimenticare priorità come la sanità, il problema degli alloggi, il Sud, che sta dando segnali importanti di ripresa, e le infrastrutture.
R. Forza Italia ha sempre difeso il ruolo della Borsa di Milano. La nostra capitale economica non può non avere una Borsa protagonista, che sia strumento di valorizzazione delle imprese italiane e di quelle straniere che operano in Italia. Non sono contrario, in caso di necessità, all’utilizzo della Golden Power per difendere Borsa spa. C’è un interesse nazionale in campo.
R. Non tocca a me entrare nelle dinamiche interne di un partito alleato, ma la Lega è una storica componente del centrodestra fondato da Berlusconi. Noi siamo diversi: rappresentiamo il centro moderato della coalizione, indispensabile non solo per la vittoria del centrodestra, ma anche per la stabilità dell’Italia.
R. La scelta della guida dell’Anac è di competenza dei presidenti delle Camere. Per Consob sono contento che abbia prevalso la posizione di Fi a favore di una guida esperta, credibile, di alto livello e che non sia espressione di un partito. Ho grande considerazione del professor Stazi e vedo che sta già cominciando a svolgere bene il suo lavoro. (riproduzione riservata)