I grandi fondi internazionali tifano per l'ops di Unicredit su Commerzbank. Lo dicono i verbali dell'assemblea di Piazza Gae Aulenti, che lo scorso 4 maggio ha approvato l'aumento di capitale al servizio dell'offerta.
A dare il via libera al progetto di Andrea Orcel sono stati soprattutto i grandi investitori istituzionali che oggi costituiscono la spina dorsale dell'azionariato: fondi pensione, asset manager e colossi mondiali del risparmio gestito. Molti di loro, peraltro, a partire dai big come Vanguard, BlackRock, Norges e Fidelity, sono presenti anche nel capitale di Commerzbank, dove nelle prossime settimane saranno chiamati a decidere sull’ops.
A guidare il fronte dei sostenitori dell'operazione c'è Vanguard, primo azionista di Unicredit con 112,2 milioni di azioni pari al 7,4% del capitale rispetto al 3,97% del settembre 2024. Il colosso americano degli etf e della gestione passiva è anche uno dei maggiori investitori di Commerzbank (2,88%, in calo rispetto al 3,5% di 18 mesi fa), a conferma di come una parte significativa del capitale delle due banche faccia ormai capo agli stessi grandi gestori globali.
Alle sue spalle si colloca BlackRock, che tra partecipazioni dirette e veicoli collegati ha votato con oltre 57,6 milioni di azioni, pari al 3,8%. Anche il primo asset manager ha investito nella banca tedesca di cui detiene il 4,66%, secondo le ultime rilevazioni di Bloomberg. Entrambe le quote si sono comunque ristrette rispetto al settembre 2024.
Tra i soci che hanno sostenuto il progetto di Orcel spicca poi Norges Bank, il fondo sovrano norvegese che con oltre 33 milioni di azioni (3,11% del capitale) ha una presenza significativa anche nell'azionariato di Commerzbank. Lo stesso vale per Fidelity, che attraverso Fmr ha partecipato al voto di maggio con quasi 30 milioni di azioni, pari all'1,97%, confermandosi tra i maggiori investitori presenti in entrambe le banche.
La lista delle partecipazioni incrociate è però molto più ampia. State Street, una delle maggiori custodian bank del mondo, ha votato con circa lo 0,74% del capitale di Unicredit e compare anche tra gli azionisti della banca tedesca. Northern Trust, altro protagonista della finanza istituzionale americana, detiene circa l'0,32% in Piazza Gae Aulenti, mentre Dimensional Fund Advisors supera l'0,27%. Tra gli altri nomi ci sono quelli di Dimensional, una delle società più rispettate per il suo approccio quantitativo, Capital Group, tra i maggiori gestori attivi del mondo, l’asset manager francese Amundi (gruppo Crédit Agricole), Invesco, Jp Morgan, Ubs e Rowe Price.
Accanto alla grande finanza internazionale, all’assemblea di maggio anche grandi investitori italiani si sono spesi a favore dell’ops. Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, ha schierato a favore del deal tedesco il suo pacchetto da oltre 40,5 milioni di azioni (2,67% del capitale).
E così hanno fatto anche le due fondazioni storiche della banca, cioè la torinese Crt (2,22%) e Cariverona con poco più dell'1%. Si tratta di quote inferiori rispetto a quelle detenute dai grandi gestori globali, ma che continuano a garantire una presenza italiana significativa all'interno dell'azionariato.
Intanto l’offerta entra nelle ultime due settimane. Sinora le adesioni hanno superato l'1% del capitale, mentre la partecipazione potenziale di Unicredit è salita sopra il 40% grazie all’uso di derivati. I giochi comunque sono aperti, anche perché in casi di questo genere il mercato tende a decidere solo in zona Cesarini, specie in presenza di un rilancio che Orcel ha escluso, almeno sinora. (riproduzione riservata)