Riscatto di laurea: età per eta quando conviene per anticipare la pensione (e quando no)
Riscatto di laurea: età per eta quando conviene per anticipare la pensione (e quando no)

di di Paola Valentini 22/05/2026 20:00

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Il riscatto di laurea consente di anticipare il momento della pensione perché trasforma gli anni di università in anni utili per aumentare l’anzianità contributiva. Ma non è una scelta conveniente per tutti. Come mostra un’elaborazione di Smileconomy, la variabile chiave è la possibilità di accedere o meno alla pensione anticipata contributiva. Si tratta di un canale riservato a chi ha iniziato a lavorare dal 1996 (ovvero gli iscritti nel sistema contributivo) che consente di ritirarsi a 64 anni con 20 anni di contributi a patto di maturare un assegno, al momento della pensione, pari ad almeno 3,2 volte l’assegno sociale (tre volte fino al 2029, quindi per il 2026 1.638,72 euro).

«Per chi non ne può beneficiare, l’effetto del riscatto di laurea è lineare e progressivo e diminuisce all’aumentare dell’età alla quale si è effettivamente iniziato a lavorare. Per chi si è laureato in corso e ha iniziato un’attività a 24 anni, il beneficio è pieno, fino a diminuire completamente per chi ha iniziato a 30 anni», spiega Andrea Carbone, fondatore di Smileconomy. Le analisi sono state effettuate ipotizzando un riscatto di cinque anni. Ad esempio un trentenne di oggi che ha cominciato l’attività sei anni fa può anticipare di cinque anni e quattro mesi, se lo stesso fosse entrato nel mondo del lavoro a 27 anni l’anticipo sarebbe stato di due anni e sei mesi, a 30 anni non avrebbe alcun guadagno in termine di anni.

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L'impatto dell'età di inizio lavoro sul beneficio

Situazione molto simile nel caso di una donna: prendendo sempre una trentenne, con inizio contribuzione a 24 anni l’anticipo sarebbe di cinque anni e sei mesi, a 27 anni di tre anni e sei mesi e a 30 anni di soli quattro mesi.

«Al contrario, per chi può sfruttare la pensione anticipata contributiva, gli effetti del riscatto di laurea si depotenziano», prosegue Carbone. Si va infatti da un beneficio parziale se si è iniziato a 24 anni (due anni e quattro mesi per un trentenne), nessun beneficio se a 27 e addirittura il rischio di beffa (andare in pensione più tardi) se si è iniziato a lavorare a 30 anni. «In questo caso si tratta di lavoratori post 1996 che, in conseguenza del riscatto di laurea, diventerebbero pre 1996, perdendo il requisito di pensione anticipata contributiva che consente di andare in pensione tre anni prima», spiega Carbone.

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Il caso dei lavoratori senior e la convenienza individuale

Discorso a parte per i 60enni, in questi caso gli effetti sarebbero sempre uguali, poiché sono lavoratori pre 1996. «In sintesi, non vi è dunque un’equazione tra riscatto di laurea e anticipo nel momento della pensione: caso per caso, in funzione della propria storia contributiva, è necessario verificarne gli effetti e l’eventuale convenienza», conclude Carbone.

Se il riscatto non servisse ad andare in pensione prima del tempo, può comunque contribuire ad aumentare l’assegno pensionistico. Ma in questo caso serve valutare l’alternativa del fondo pensione. Il costo del riscatto di laurea è legato al proprio reddito (e può andare da circa 7-8 mila euro a oltre 13 mila euro l’anno) per chi ha iniziato a studiare all’università dopo il 1996. Mentre se il corso di studi è iniziato prima del 1996 la spesa è calcolata in base all’incremento della pensione che si ottiene a seguito di questa opzione (solitamente può trattarsi di cifre importanti, perché rilevante è il beneficio derivante dall’aggiunta di anni della propria storia lavorativa nel sistema retributivo previsto per i periodi lavorati prima del 1996). Nel caso di anni a cavallo c’è un sistema misto.

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Costi, rateizzazione e l'opzione della formula agevolata

Nel 2019 è stato introdotta una formula agevolata, che ha un costo fisso di 6.206,64 euro per ogni anno, ma è riservata a chi ha studiato dal 1996 in poi (e può essere chiesta anche da chi non lavora). Tutti gli importi possono essere pagati in 120 rate mensili. Le risorse versate all’Inps sono rivalutate in base al pil dell’Italia, quindi per diversificare si può considerare di versare la stessa cifra in un fondo pensione. (riproduzione riservata)