Arriva il primo semaforo verde alla riforma elettorale. L’Aula della Camera ha approvato, a scrutinio segreto, la proposta di legge, con 217 voti favorevoli e 152 contrari (due gli astenuti). Il cosiddetto «Stabilicum» passa ora all'esame del Senato, dove il voto è atteso per metà settembre.
Nel provvedimento, basato sul sistema proporzionale, figura un premio di maggioranza per la coalizione, o la lista, che supera il 42% dei consensi corrispondente a 70 seggi aggiuntivi alla Camera e a 35 al Senato, fino a un tetto di 220 deputati e 113 senatori.
Vengono, inoltre, ridisegnate le circoscrizioni elettorali estere, riducendole da quattro a due (una per l'Ue, l'altra per il resto del mondo) e viene conferma la soglia di sbarramento del 10% per le coalizioni e del 3% per le singole liste (insieme al sistema di «ripescaggio»). In caso di mancato raggiungimento di tale soglia, i seggi verranno, invece, assegnati in misura proporzionale ai consensi incassati.
Nella scheda elettorale, stando alla nuova formula elettorale, verrà indicato il candidato premier e non figureranno le preferenze: l'elettore sceglierà la lista nel suo complesso. La questione è stata al centro di un acceso scontro nell'Aula, che ha visto respingere (a voto segreto) un emendamento della maggioranza che puntava a inserire la possibilità di indicare tre candidati in una lista di sei nominativi.
La riforma permetterà inoltre il voto agli elettori fuori sede. Mentre non è stata trovata l'intesa, tra maggioranza e opposizioni, su correzioni al testo orientate alla parità di genere. (riproduzione riservata)