Arriva al traguardo la riforma del Testo Unico della Finanza (Tuf), con l’approvazione definitiva attesa in Consiglio dei ministri giovedì 26 marzo. Il provvedimento introduce una serie di modifiche rilevanti per le società quotate, con l’obiettivo di rendere il mercato italiano più competitivo e attrattivo, senza trascurare le tutele per gli azionisti di minoranza.
Tra le principali novità spicca la revisione del voto plurimo, che viene ampliato per consentire alle imprese maggiore libertà nella struttura del capitale. La misura punta a favorire la permanenza e la quotazione delle società in Italia, rafforzando il controllo degli azionisti stabili anche dopo l’ingresso in borsa.
Un altro intervento riguarda gli incarichi incrociati nei consigli di amministrazione. La riforma elimina il divieto che impediva agli amministratori di ricoprire ruoli in società concorrenti nei settori bancario, finanziario e assicurativo. La scelta segna un cambio di rotta rispetto al passato, con l’intento di semplificare le regole e rendere più fluido il funzionamento dei vertici aziendali.
Ma arrivano anche dei correttivi per operazioni straordinarie come la cessione di società. In questi casi, vengono rafforzati i meccanismi di controllo e trasparenza, con l’obiettivo di garantire una maggiore protezione per i soci di minoranza.
Previsti inoltre obblighi più stringenti di informazione: il consiglio di amministrazione dovrà fornire relazioni dettagliate in caso di acquisizioni rilevanti o operazioni che comportino cambiamenti significativi nell’assetto societario.
Sul fronte delle assemblee, si riduce il peso delle minoranze cosiddette “disturbatrici”, abbassando le soglie necessarie per intervenire e incidere sulle decisioni. Parallelamente, viene reintrodotto l’obbligo di pubblicazione degli avvisi societari sui quotidiani, con alcune semplificazioni per le società già quotate. (riproduzione riservata)