Riarmo, la Gran Bretagna frena sulla spesa per la difesa: cosa cambia per Leonardo. I 4 buy di AlphaValue
Riarmo, la Gran Bretagna frena sulla spesa per la difesa: cosa cambia per Leonardo. I 4 buy di AlphaValue
L’obiettivo del 3% di spesa per la difesa sul pil nel 2030 in Gran Bretagna sarebbe a rischio, secondo il Financial Times. Proprio mentre l’Europa continua ad avere difficoltà nel governare programmi multinazionali complessi

di Francesca Gerosa 31/08/2026 12:40

Ftse Mib
52.719,76 16.35.43

+0,20%

Dax 30
26.306,40 16.35.39

-0,99%

Dow Jones
53.196,37 16.40.46

-0,68%

Nasdaq
26.267,38 16.35.48

-0,51%

Euro/Dollaro
1,1603 16.20.44

+0,05%

Spread
84,93 16.50.45

+1,35

Il rally del riarmo in Europa perde slancio. Secondo il Financial Times l’obiettivo del 3% di spesa per la difesa sul pil nel 2030 in Gran Bretagna sarebbe a rischio. Il Cancelliere dello Scacchiere, John Healey, nominato a luglio si concentrerà sul colmare un deficit di finanziamento per gli equipaggiamenti militari di quasi 5 miliardi di sterline frutto delle decisioni del precedente governo, mentre decisioni su un aumento della spesa per la difesa saranno rinviate al prossimo anno, secondo fonti governative citate dal Ft.

Impegnativo l’obiettivo del 3,5% di spesa per la difesa sul pil nel 2035 in Gran Bretagna

In particolare, verrà definito un percorso chiaro per raggiungere l'obiettivo Nato del 3,5% entro il 2035 (dovrebbe implicare un aumento della spesa di 25 miliardi di sterline) e verrà fissata una data per il raggiungimento del 3%. In attesa di comunicazioni ufficiali al riguardo, Equita ha ribadito la sua idea che l’obiettivo del 3,5% nel 2035 è impegnativo e che ci sono molti potenziali ostacoli su un orizzonte temporale così lungo.

L’impatto su Leonardo e Fincantieri

Per Leonardo la Gran Bretagna nel 2025 rappresentava il 13% sia del fatturato sia del backlog (portafoglio ordini), che scenderà leggermente per effetto del consolidamento di Iveco Defence Vehicles. Fincantieri, invece, non ha un’esposizione alla Gran Bretagna.

Entrambe le società italiane beneficiano della decisione del governo Meloni di richiedere 8,9 miliardi di euro nell’ambito dei finanziamenti Safe, rispetto ai 14,9 miliardi di euro inizialmente stanziati dall’Italia. Il ministro Tajani ha spiegato che la riduzione è dovuta alla necessità di tener conto di altre priorità di bilancio.

Il Ministero della Difesa predisporrà un elenco di progetti, molti dei quali erano già stati pianificati in collaborazione con altri Stati, con un utilizzo dei fondi previsto a partire dal 2027. «L’adesione più tardiva dell’Italia al programma implica che i fondi dovranno essere destinati ad acquisti congiunti nel settore della difesa, anziché a progetti nazionali di sicurezza. Comunque, riteniamo che la decisione definitiva di accedere allo strumento rappresenti un aggiornamento positivo per il settore, con Leonardo e Fincantieri che sono i due titoli maggiormente esposti alla spesa nazionale per la difesa», commenta Mediobanca Research.

I finanziamenti potrebbero sostenere un'accelerazione dei nuovi programmi sviluppati congiuntamente con altri Stati membri dell’Ue, oltre a svolgere un ruolo importante nell’incremento della spesa per la difesa in Italia. A luglio, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha dichiarato che l’Italia punta a raggiungere entro il 2028 una spesa pari al 3,35% del pil per le attività legate alla difesa e alla sicurezza, rispetto al 2,8% previsto per il 2026. «Ci aspettiamo che la parte preponderante dell’aumento venga destinata alla spesa core per la difesa, che attualmente rappresenta il 2,1% del pil nel 2026», prevede Mediobanca Research.

Pur rimanendo cauti sul raggiungimento del 3,5% del pil, aggiunge Equita, «riteniamo che la spesa militare sia comunque in crescita per tutti i Paesi Nato: nel 2026 previsto un +11% anno su anno e confermiamo il rating buy sia su Leonardo con un target price a 69 euro sia su Fincantieri con un pezzo obiettivo a 16 euro». Anche Mediobanca Research ha un giudizio positivo su entrambi: outperform con target price a 70 euro e a 17 euro, rispettivamente.

Europa in difficoltà sui programmi complessi

In realtà, osserva AlphaValue, non si tratta di pessimismo sulla domanda, ma di dubbi sulla capacità di realizzare quanto promesso. L'impegno della Nato a destinare il 5% del pil alla difesa porta la spesa militare europea dai 381 miliardi di euro del 2025 verso 1.000 miliardi di euro entro la metà degli anni Trenta. I droni Fpv (pilotati in visuale in prima persona) a basso costo hanno ridefinito la curva dei costi della potenza di fuoco.

«La nuova dottrina premia la massa e gli aggiornamenti continui, non piattaforme sviluppate nell'arco di un decennio. L'Ucraina ha prodotto più innovazione in questi anni di quanto abbiano fatto anni di riforme nei processi di approvvigionamento militare«, nota AlphaValue. «L'Europa dispone del denaro necessario. Tuttavia Fcas, Eurodrone, Knds e F126 dimostrano che continua ad avere difficoltà nel governare programmi multinazionali complessi».

La vera domanda è: chi dovrebbe possedere la più grande azienda europea nel settore della difesa terrestre? La tedesca Rheinmetall, attraverso l'acquisizione di Lürssen/Nvl, avrebbe dovuto fungere da perno per la creazione di un nuovo grande operatore nel settore navale da 12,8 miliardi di euro, ma l'operazione è stata cancellata.

La fine del concetto di «Europe first»

«Quando i mega-progetti e i campioni nazionali vacillano, i governi si rivolgono a capacità agili e già disponibili sul mercato. Il superciclo protetto, caratterizzato da elevate barriere all'ingresso e concorrenza limitata, sta rapidamente svanendo», continua AlphaValue. Non solo. «Velocità, costi e iterazione stanno oggi prevalendo sulle piattaforme sofisticate sviluppate nell'arco di un decennio. E il concetto di «Europe first» sta lasciando il posto a «prima la capacità, poi il partner».

I 4 buy di AlphaValue nel settore

Per questi motivi il broker resta strutturalmente positivo sul settore europeo della difesa, ma più selettivo:

Dassault Aviation (rating buy e target price a 405 euro, potenziale upside del 40,4%): il mercato piange la perdita di Fcas; noi acquistiamo l'opzionalità legata al Rafale F5. La società possiede la tecnologia, la credibilità nelle esportazioni e l'autorità progettuale; ciò che manca è la scala dei finanziamenti. 

Airbus (rating reduce e target price a 214 euro, potenziale upside del 5,50%): è un peso massimo della difesa: Eurofighter, A400M, Mrtt, con una base di business capace di generare cassa. L'eliminazione di Fcas ed Eurodrone riduce i catalizzatori e il premio attribuito al comparto difesa è stato ridimensionato. La vera leva di crescita è il business commerciale: trasformare un portafoglio ordini record nel segmento degli aerei a fusoliera stretta (narrowbody) in cassa.

Thales (rating add e target price a 291 euro, potenziale upside del 19%) è un titolo legato all'elettronica: sensori, radar, optronica, comunicazioni, cyber e sistemi di comando. Vince indipendentemente da chi costruisce la piattaforma. 

Rheinmetall (rating add e target price a 1.342 euro, potenziale upside del 16,2%) è un titolo legato alle piattaforme: rimane il principale riferimento europeo per il tema del riarmo terrestre. Ma il F126 ha messo in luce il rischio legato all'esecuzione nel settore navale, mentre Knds può porre fine al suo monopolio. La correzione ha eliminato gli eccessi di valutazione; il rapporto rischio-rendimento sta diventando più interessante.

Leonardo (rating reduce e target price a 59,3 euro, potenziale upside del 12,1%) è un colosso diversificato tra Gcap, elettronica per la difesa, elicotteri e sistemi. Costruisce partnership pragmatiche, come quella con Baykar. Ne beneficia se il mercato passa dai mega-consorzi a un'esecuzione basata su coalizioni.

Bae Systems (rating reduce e target price a 2.153 pence, potenziale upside del 5,33%) è esposta al Regno Unito e agli Stati Uniti. il rischio di esecuzione è concentrato nel settore navale: i sottomarini nucleari Aukus sono tra i programmi più difficili dell'intero comparto della difesa. Il dibattito è passato dalla conquista degli ordini alla capacità di assorbire un portafoglio ordini da 80 miliardi di sterline all'interno di una catena di fornitura britannica già sotto pressione.

I produttori di motori

Safran (rating reduce e target price a 375 euro, potenziale upside dell’8,9%) è una «cash machine» nel business civile e il produttore di motori con la maggior leva nel settore della difesa: propulsione, optronica e sistemi di guida. 

Mtu (rating add e target price a 416 euro, potenziale upside del 15,7%) è il titolo con la minor esposizione alla difesa in questo gruppo: lo stallo di Fcas elimina il catalizzatore rappresentato dal «Nef». Rimane comunque la spina dorsale delle flotte militari tedesche esistenti. La tesi d'investimento è legata alla manutenzione, riparazione e revisione mentre le flotte vengono mantenute operative più a lungo.

Rolls-Royce (rating reduce e target price a 1.354 pence, potenziale downside dell’11,5%). I motori civili sono tutti widebody, senza una presenza nel narrowbody, che rappresenta il mercato più importante in termini di volumi. Il narrowbody genera la maggior parte della domanda; il widebody è un mercato più piccolo e maggiormente esposto ai rischi geopolitici. Ottima esposizione alla difesa, attraverso Gcap e Aukus, ma il titolo incorpora già un decennio di esecuzione impeccabile. (riproduzione riservata)