Il colosso tedesco della difesa Rheinmetall ha rivisto al ribasso le previsioni per il 2026, innescando un sell off in borsa. Il titolo è arrivato a perdere il 16% nelle contrattazioni di giovedì 5 novembre alle 9:30. A pesare non è una frenata della domanda di armamenti, che resta sostenuta, ma le difficoltà nel rispettare i tempi di alcuni programmi militari e di trasformare le commesse in ricavi.
Il gruppo tedesco si aspetta ora un fatturato di circa 13,2 miliardi di euro nell’intero esercizio, contro la forchetta di 13,7-14,2 miliardi indicati in precedenza. Anche il margine operativo previsto scende dal 19% al 18,5%. Al centro della revisione ci sono i ritardi nel programma Arminius Boxer per le forze armate tedesche, la cui entrata in servizio è attesa soltanto il prossimo anno, e lo slittamento dei test di accettazione delle munizioni per artiglieria.
Per Rheinmetall si tratta del secondo taglio delle stime da agosto. Allora a pesare era stata la decisione della Germania di accantonare i piani per la costruzione di navi da guerra, che avrebbero rappresentato il più grande ordine mai ricevuto dal gruppo dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Eppure i numeri dei primi nove mesi raccontano una società in forte espansione. Tra gennaio e settembre i ricavi sono cresciuti del 38% su base annua, a 8,376 miliardi, mentre il risultato operativo ha raggiunto 1,339 miliardi, il 68% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Il portafoglio ordini, che comprende anche gli accordi quadro firmati, è salito a 78 miliardi dai 56,7 miliardi di un anno prima. Nel solo terzo trimestre i nuovi ordini acquisti sono stati pari a 2,89 miliardi.
La crescita attraversa quasi tutte le attività del gruppo. Nei primi nove mesi del 2026, il comparto Armi e Munizioni ha aumentato i ricavi del 34% a 2,7 miliardi, mentre la divisione Difesa aerea ha registrato un balzo del 63%, a 731 milioni. Anche i sistemi per veicoli militari hanno contribuito all’espansione, con un fatturato in crescita del 20% a 3,9 miliardi.
Il problema, per gli investitori, è dunque la capacità di sostenere questo ritmo di crescita anche nel futuro. Un segnale arriva dalla generazione di cassa: il free cash flow è risultato negativo per 1,698 miliardi nel periodo, contro i -798 milioni dei primi nove mesi dell’anno precedente. Rheinmetall spiega il peggioramento con l’accumulo di scorte e il maggiore capitale circolante necessario per sostenere l’aumento della produzione. Sul confronto pesa anche il venir meno degli elevati anticipi ricevuti dai clienti nel 2025.
L’amministratore delegato Armin Papperger continua comunque a puntare sulla solidità della domanda e sul portafoglio ordini per sostenere l’espansione industriale. Il gruppo ha avviato nuove produzioni nel Regno Unito e ad Albacete, in Spagna, e sta investendo per aumentare la capacità degli impianti dedicati alle munizioni e ai sistemi d’arma. La sfida, adesso, è riuscire a tenere il passo con gli ordini. (riproduzione riservata)