Revolut ha consegnato i dati sensibili di 700 clienti a cybercriminali
Revolut ha consegnato i dati sensibili di 700 clienti a cybercriminali
Hacker si sono spacciati per funzionari governativi ottenendo dati sensibili da Revolut e ora minacciano di renderli noti. La fintech con 80 milioni di clienti è sotto indagine da parte dell'Information Commissioner’s Office

di Elena Dal Maso 15/09/2026 09:00

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Quasi 700 clienti di Revolut sono stati coinvolti in una violazione dei dati che ha portato la fintech a consegnare per errore a cybercriminali, che si spacciavano per funzionari governativi, informazioni come i dati dei passaporti, i numeri dei conti bancari e gli indirizzi di casa. Lo riporta l'FT, secondo cui il gruppo dei pagamenti ha contattato 680 persone che, secondo una prima indagine, ritiene siano state coinvolte nella truffa.

Revolut ha trascorso il fine settimana cercando di rispondere rapidamente alla violazione, avvenuta dopo che un hacker ha utilizzato un vero indirizzo email governativo di cui era entrato in possesso per inviare una richiesta fraudolenta di informazioni private su alcuni clienti.

Gli hacker minacciano di rendere pubblici i dati sensibili

Revolut ha dato seguito alla richiesta e fornito informazioni sensibili, tra cui indirizzi, immagini utilizzate per la verifica dell’identità, documenti di identità e informazioni sulle attività in bitcoin. Gli hacker che sostengono di essere responsabili dell’attacco hanno minacciato di rendere pubblici i dati se Revolut non pagherà un riscatto.

Lunedì l’Information Commissioner’s Office, l’autorità britannica per la protezione dei dati, ha dichiarato di aver avviato un’indagine sull’incidente, dopo che Revolut aveva segnalato autonomamente la violazione all’autorità alcuni giorni prima.

La maggiore fintech europea con 80 milioni di clienti

L’episodio evidenzia la minaccia rappresentata dai cybercriminali per le aziende. Fondata nel 2015, Revolut è diventata la maggiore fintech europea, con 80 milioni di clienti in 30 Paesi. Di recente è stata valutata 115 miliardi di dollari in un’operazione di vendita sul mercato secondario.

Tra i clienti coinvolti c’è anche Mark Karpelès, ex amministratore delegato di Mt Gox, un tempo la maggiore piattaforma di bitcoin al mondo. Karpelès ha raccontato di aver ricevuto da Revolut alle 5:25 del mattino del 12 settembre un’email che lo avvertiva della truffa e del possibile rischio per i suoi dati. «Pensavo fosse una truffa... all’inizio mi sono dispiaciuto per loro», ha raccontato all'FT.

Karpelès ha detto di ritenere ora che Revolut non avrebbe dovuto condividere le informazioni, indipendentemente dal fatto che l’email provenisse da un indirizzo governativo verificato. Mt Gox è fallita dopo un grave attacco informatico che portò Karpelès a essere condannato per manipolazione di dati elettronici.

Revolut: i fondi dei clienti non sono coinvolti

Un portavoce di Revolut ha dichiarato che la società ha recentemente individuato «una sofisticata truffa esterna basata sull’impersonificazione, nella quale una terza parte non autorizzata ha utilizzato l’indirizzo email di un dominio appartenente a una legittima agenzia governativa per presentare richieste fraudolente di informazioni».

La società ha aggiunto di aver «immediatamente bloccato l’indirizzo» dopo aver individuato il problema e di aver informato le autorità di regolamentazione e i clienti coinvolti. «I sistemi di Revolut e i fondi dei clienti non sono stati interessati», ha aggiunto. (riproduzione riservata)