Guadagnare molto e in fretta non significa saper gestire un patrimonio. Per un calciatore, anzi, la sfida finanziaria comincia quando il pallone smette di essere uno stipendio. Lo sa bene Andrea Benvenuti, private wealth advisor di Fideuram, da oltre 16 anni a sostegno dei patrimoni dei professionisti del calcio e ospite dell’ultima puntata di «Pallone d’Oro», il podcast di Class Editori fruibile su tutte le piattaforme. Nel suo lavoro incontra giovani ai quali bisogna spiegare persino le regole di base della banca, calciatori che chiedono soprattutto liquidità e reddito fisso mentre altri puntano sul bitcoin o sugli investimenti immobiliari. Poi ci sono storie di risparmi lasciati in Italia e dimenticati, intermediari che hanno approfittato della poca esperienza finanziaria e rapporti costruiti negli anni con giocatori come Amantino Mancini e Paulo Dybala. L'obiettivo è costruire un patrimonio che continui a fruttare anche quando lo stipendio non c’è più.
Domanda. Che cosa significa gestire il patrimonio di un calciatore?
Risposta. Con i calciatori il rapporto cambia a seconda della fase della carriera: con i più giovani si parte dalle regole di base, tra i 28 e i 30 anni si entra nella gestione del risparmio, mentre a fine carriera si ragiona su come gestire il patrimonio nel lungo periodo.
D. Qual è la prima cosa che cerca di trasmettere?
R. La serenità. La prima cosa che dico è: dovete pensare a giocare, a fare il vostro lavoro. Io penso a tutto il resto che riguarda i vostri risparmi. Devono sapere che possono sempre contattarmi quando hanno un problema. La reperibilità è fondamentale.
D. Come arrivano da lei?
R. Molti attraverso il passaparola. Può chiamarmi un procuratore oppure arrivare direttamente un messaggio da un calciatore che ha ricevuto il mio numero da un compagno.
D. La sua è anche una forma di protezione...
R. Molto spesso faccio da scudo. Un ragazzo di 18 o 20 anni che arriva dall’altra parte del mondo e si trova improvvisamente con molti soldi può essere facilmente avvicinato da persone che cercano di approfittarne. Una volta un mio assistito voleva investire in una società di limousine che prometteva l’8-10% netto annuo. Mi ha chiesto consiglio e gli ho detto di farmi parlare con quella persona e di capire come potesse essere garantito quel rendimento.
D. Ci sono calciatori con cui ha costruito un rapporto particolare?
R. Amantino Mancini è un esempio importante; ha giocato con Roma e Inter e ha continuato a mantenere il denaro investito in Europa anche quando è tornato in Brasile. E poi Paulo Dybala, che seguo dai tempi della Juventus. Negli anni si è creato un rapporto di fiducia, sempre nel rispetto della privacy. Sono ragazzi che possono essere campioni anche nella gestione dei propri risparmi, nella capacità di ascoltare e imparare.
D. Qual è l'approccio finanziario più frequente?
R. All’inizio tendono a essere prudenti. Vogliono soprattutto liquidità e spesso chiedono obbligazioni, reddito fisso, Btp. È comprensibile: arrivano in un mondo nuovo, magari con una nuova lingua e una nuova valuta. Io non li forzo mai. Cerco di spiegare che non è importante partire con grandi importi, ma acquisire un metodo.
D. Come si costruisce questo metodo?
R. Attraverso piani di risparmio, mettendo da parte ogni mese una parte dello stipendio. In alcuni casi suggerisco di arrivare anche al 50%. Il punto non è quanto guadagnano, ma abituarli fin dall’inizio a risparmiare e investire. Il patrimonio deve continuare a lavorare anche quando lo stipendio non arriva più.
D. Come cambia il portafoglio nel corso della carriera?
R. All’inizio sono molto prudenti e tendono a dire «non voglio rischiare». Spiego che il rischio va valutato anche in funzione dell’orizzonte temporale e della diversificazione. Per esempio, utilizzo molto l’azionario per il mio patrimonio. Con loro parto dalle esigenze e dalla disponibilità ad accettare il rischio.
D. Quanto conta la liquidità?
R. Molto. Non faccio investimenti bloccati a uno, due o cinque anni, perché so che possono avere bisogno dei soldi. Mi è capitato con giocatori di Milan e Inter di costruire piani di risparmio durati due o tre anni. Quando lo stipendio è terminato, il piano si è fermato ma il portafoglio è rimasto investito. Il denaro continua a lavorare anche quando la carriera cambia.
D. E bitcoin?
R. Qualcuno me lo ha chiesto. La mia risposta è che noi facciamo gestione del risparmio per garantire serenità e stabilità, oggi e soprattutto quando andranno in pensione. Dico sempre di diffidare dai guadagni facili. Mi è capitato di vedere ragazzi che avevano investito piccole cifre e poi avevano avuto problemi a riportarle indietro. In questi strumenti ho visto anche una scarsissima trasparenza.
D. Mentre sul fronte immobiliare?
R. Credo nella diversificazione. La regola che dico sempre è quella del 33: 33% in immobili, 33% in liquidità investita in banca e 33% da spendere, perché devono anche togliersi degli sfizi. La diversificazione del patrimonio è fondamentale.
D. Qual è il rischio maggiore per le finanze di un calciatore?
R. Alcuni intermediari che si occupano di trading e fanno ripetere operazioni, con commissioni e continui esci e rientra. Mi è capitato di seguire calciatori che erano finiti in situazioni di questo tipo. Per questo dico loro che devono costruire il patrimonio prima che il reddito si riduca: dopo i 35-40 anni non avranno necessariamente lo stesso stipendio e dovranno essere già strutturati.
D. Alla fine il suo lavoro va oltre gli investimenti...
R. Assolutamente. Un calciatore deve pensare al lavoro, alla famiglia, agli allenamenti e al tempo libero. Non può passare la mattina in banca per fare un bonifico. Deve avere privacy, supporto e un servizio adeguato. Non si parla solo di gestione del patrimonio, ma anche di supporto quotidiano. (riproduzione riservata)