Renault avvia una profonda trasformazione della propria organizzazione ingegneristica per aumentare velocità, efficienza e competitività. La mossa della casa francese risponde a un mercato automobilistico sempre più dominato dalla pressione dei costruttori cinesi. Il gruppo francese ha annunciato ai sindacati un piano che prevede la soppressione di 800 posti di lavoro in Francia entro la fine del 2027, nell’ambito di una riduzione complessiva del 15-20% della forza lavoro mondiale dell’ingegneria.
La Francia, che ospita circa la metà degli ingegneri del gruppo con 5.500 addetti su un totale globale compreso tra 11.000 e 12.000 persone, resterà il principale centro di ricerca e sviluppo di Renault, ma contribuirà in modo significativo allo sforzo di razionalizzazione voluto dal management.
Secondo quanto comunicato dall’azienda, non sono previsti licenziamenti forzati. La riduzione degli organici avverrà attraverso prepensionamenti, uscite volontarie e accordi collettivi. Contemporaneamente circa 500 ingegneri saranno ricollocati internamente verso nuove attività considerate strategiche e saranno effettuate tra 150 e 200 nuove assunzioni, concentrate soprattutto sui settori dell’elettrificazione, del software e dell’intelligenza artificiale.
Alla base della riorganizzazione di Renault c’è la crescente pressione dei produttori cinesi, che negli ultimi anni hanno conquistato quote di mercato sempre più rilevanti in Europa grazie a modelli tecnologicamente avanzati e proposti a prezzi particolarmente competitivi. «I costruttori cinesi stanno aumentando rapidamente la loro presenza in Europa e tutti i produttori ne stanno risentendo, dai marchi giapponesi e coreani fino agli stessi gruppi europei», ha spiegato Philippe Brunet, responsabile dell’ingegneria del gruppo Renault. «Dobbiamo essere in grado di competere».
La necessità di accelerare i processi di sviluppo è stata indicata come una delle priorità assolute del nuovo amministratore delegato François Provost. Presentando il piano strategico del gruppo a marzo, il manager aveva confermato l’obiettivo di ridurre a due anni il tempo necessario per portare sul mercato un nuovo modello, contro i quattro-cinque anni che storicamente caratterizzano il settore automobilistico. Un traguardo già raggiunto con la nuova Twingo elettrica, sviluppata anche grazie al supporto di ingegneri cinesi, che Renault intende ora replicare sistematicamente attraverso una nuova organizzazione interna.
La trasformazione dell’ingegneria si baserà su tre direttrici principali: revisione del modello operativo, sviluppo delle competenze e cambiamento delle modalità di gestione. Sul fronte organizzativo, Renault punta a semplificare i processi decisionali e ad ampliare le responsabilità tecniche dei singoli team. L’obiettivo è ridurre il numero di interlocutori coinvolti nei progetti, limitare le attività di coordinamento e accelerare le decisioni.
«Il problema è la velocità», ha sintetizzato Brunet, spiegando che l’eccessiva frammentazione delle responsabilità genera più riunioni, più report e tempi più lunghi per l’avanzamento dei progetti. Tra le misure annunciate figurano una riduzione del 30% dei cosiddetti «deliverable», ovvero la documentazione intermedia richiesta durante lo sviluppo dei veicoli, e un taglio del 20% del tempo dedicato alle riunioni.
Il secondo pilastro del piano riguarda il rafforzamento delle competenze. Renault prevede di formare o riqualificare fino a 2.500 dipendenti attraverso un programma che comprende circa 200 mila ore di formazione nell’arco di un anno. Il gruppo punta così ad accompagnare la transizione verso le nuove tecnologie che stanno ridefinendo il settore automobilistico, dall’elettrificazione ai software di bordo fino alle applicazioni dell’intelligenza artificiale.
Le trattative con le organizzazioni sindacali entreranno nel vivo dal 2 luglio. L’obiettivo dell’azienda è ottenere il via libera all’accordo entro l’estate e avviare l’implementazione del piano a partire da settembre. Per Renault questo è passaggio cruciale per recuperare competitività in un mercato europeo sempre più contendibile e soprattutto spaventato dall’avanzata dei costruttori cinesi. (riproduzione riservata)