Renault non seguirà la strada intrapresa da alcuni concorrenti europei che stanno aprendo le porte ai costruttori cinesi per produrre le loro nei propri stabilimenti. È il messaggio più chiaro lanciato dal ceo François Provost, che in una roundtable con un ristretto gruppo di giornalisti internazionali, tra cui Milano Finanza, ha tracciato la strategia del gruppo francese per affrontare la concorrenza dalla Cina.
«Renault è un’azienda indipendente e il nostro piano Future Ready non dipende da nessuno», ha spiegato il manager. In Europa il gruppo intende continuare a sviluppare internamente le proprie tecnologie e dimostrare che un costruttore europeo può restare competitivo senza ricorrere a piattaforme o tecnologie esterne. «Non ho alcun progetto di nuove partnership in Europa e non intendo collaborare con un costruttore cinese per produrre auto cinesi nei nostri impianti europei», ha affermato Provost, a differenza di alcuni concorrenti (riferimento implicito a Stellantis).
L’apertura resta invece sui mercati extraeuropei, dove Renault continuerà a collaborare con partner come Nissan e Geely, già impegnati insieme al gruppo francese rispettivamente in India, Corea del Sud e Brasile, mentre in Europa i modelli Ford sviluppati su piattaforma Renault «saranno al 100% Ford in termini di design ed esperienza cliente».
Sul fronte regolatorio il numero uno della casa della Losanga ha lanciato un nuovo appello a Bruxelles. Secondo Provost l’Europa dovrebbe congelare per dieci anni l’evoluzione delle normative sulle vetture compatte, mantenendo gli attuali standard di sicurezza ma evitando un continuo aumento dei requisiti che rende sempre più costose le auto. «Oggi i cittadini europei non riescono più a permettersi automobili accessibili e stiamo mettendo in difficoltà la nostra stessa industria», ha detto, rilanciando il progetto della categoria M1E dedicata alle piccole vetture elettriche europee.
Il manager ha poi assicurato che Renault non prevede problemi sul fronte delle multe europee per le emissioni di Co2 nel periodo 2025-2027. Grazie alla flessibilità introdotta dall’Unione Europea e alla propria gamma elettrica, il gruppo prevede di rispettare i limiti previsti. Per i veicoli commerciali leggeri gli accantonamenti effettuati lo scorso anno sono ritenuti sufficienti. ma resta preoccupante l’orizzonte del 2030. «Nessun costruttore oggi è realmente in grado di affrontare quegli obiettivi», ha osservato Provost, dicendosi però fiducioso che Bruxelles non penalizzerà ulteriormente l’industria automobilistica europea e riconoscendo «il ruolo svolto dall’Italia e dal suo governo nel promuovere un approccio più pragmatico alla revisione delle norme», portato avanti soprattutto dal ministro delle Imprese Adolfo Urso.
Tra i nuovi filoni di sviluppo c’è poi la difesa. Provost ha spiegato che Renault continuerà a valutare opportunità industriali nel settore, dopo le partnership avviate sui droni e quella con Thales. «Non lo facciamo per riempire stabilimenti vuoti: non abbiamo problemi di capacità produttiva. Per noi è un’opportunità aggiuntiva e crediamo che un grande costruttore europeo debba essere pronto a contribuire alle esigenze industriali dell’Europa in un contesto geopolitico sempre più incerto». (riproduzione riservata)