Renault accelera nella Difesa: studia la produzione di droni militari terrestri con il gruppo belga John Cockerill
Renault accelera nella Difesa: studia la produzione di droni militari terrestri con il gruppo belga John Cockerill
Dopo i droni aerei con l'azienda francese Turgis & Gaillard, il gruppo dell’auto guarda già a un secondo progetto nella difesa. Allo studio anche veicoli militari leggeri derivati da Dacia

di Andrea Boeris 31/03/2026 08:00

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Renault lavora già a una seconda iniziativa nel settore della difesa. Dopo il drone aereo Chorus, la cui produzione inizierà quest’anno con l'azienda Turgis & Gaillard nello stabilimento di Le Mans, un altro progetto è in fase di sviluppo. Secondo diverse fonti citate dal sito specializzato francese L’Usine Nouvelle, la casa automobilistica sta progettando la produzione di un drone militare, ma questa volta terrestre, insieme a John Cockerill.

Attivo nell’ingegneria pesante, il gruppo belga da circa un miliardo e mezzo di fatturato annuo dispone di una divisione difesa in forte crescita, che dal 2024 include anche il produttore francese di veicoli blindati Arquus.

Ecco il nuovo veicolo militare che produrrà Renault

Secondo diverse fonti industriali, il nuovo veicolo che Renault produrrà con John Cockerill è pensato soprattutto per missioni di ricognizione sul campo di battaglia. Le prime indiscrezioni lo descrivono come una sorta di «jeep lunare», equipaggiata con sensori e telecamere, e basata su una piattaforma innovativa che integra moduli e componenti già disponibili all’interno dell’ecosistema Renault.

Dal gruppo francese filtrano solo conferme parziali: si parla di un «progetto di studio esplorativo» su tecnologie come i robot terrestri, con possibili applicazioni anche in ambito civile. Il dossier è sotto l’egida della Direction générale de l’armement (Dga), e questo è un elemento che spiega l’elevato livello di confidenzialità mantenuto dai partner coinvolti.

Il prototipo è attualmente in fase di test, con attività di sviluppo condotte sia presso il Technocentre di Guyancourt sia dai team di John Cockerill. I primi riscontri sarebbero positivi, ma il progetto non è ancora del tutto definito: restano da stabilire gli eventuali siti produttivi e soprattutto i volumi di produzione. L’obiettivo sarebbe una prima presentazione al grande pubblico a Eurosatory, la più grande fiera internazionale per l'industria della difesa e della sicurezza terrestre e aeroterrestre che si tiene a Parigi nel mese di giugno.

Collaborazione più ampia sui veicoli militari leggeri?

Sempre secondo la stampa francese, Renault e il gruppo belga starebbero valutando però anche una collaborazione più ampia nel campo dei veicoli militari leggeri (Light Utility Vehicles). In questo caso, l’ipotesi è quella di adattare modelli esistenti, potenzialmente della gamma del marchio Dacia, per impieghi militari, puntando su soluzioni semplici, non blindate e a basso costo, dotate di trazione integrale e destinate al trasporto truppe.

Alla base della collaborazione tra un costruttore automobilistico e un player della difesa c’è una logica industriale precisa. Dopo l’inizio della guerra in Ucraina, i tradizionali programmi militari di lungo periodo sono stati messi in discussione dalla rapidità dell’innovazione tecnologica e dalle nuove esigenze operative. I gruppi del settore sono quindi chiamati oggi a produrre più rapidamente, in volumi maggiori e con costi contenuti.

Renault pronta a cogliere le possibilità di diversificazione

In questo contesto, l’industria automobilistica può diventare un partner strategico, grazie alla capacità di produrre componenti standardizzati su larga scala. L’obiettivo è utilizzare sottosistemi già disponibili, integrarli e «militarizzarli», replicando un modello già visto nel comparto dei droni aerei. E Renault, da parte sua, non nasconde l’interesse per questo mercato, anche se il tema non era incluso nel piano strategico presentato a inizio marzo.

Il presidente Jean-Dominique Senard ha più volte sottolineato la disponibilità del gruppo a cogliere opportunità nel settore della difesa, soprattutto se in grado di sostenere i volumi produttivi degli impianti francesi. Una diversificazione che, in uno scenario geopolitico segnato da tensioni crescenti e conflitti, può aprire nuove prospettive industriali e commerciali per la casa francese del ceo Francois Provost. (riproduzione riservata)