Regno Unito, perché il Gilt al 5% può essere un’opportunità per gli investitori italiani. Cosa aspettarsi da Andy Burnham
Regno Unito, perché il Gilt al 5% può essere un’opportunità per gli investitori italiani. Cosa aspettarsi da Andy Burnham
I titoli di Stato britannici pagano bene nonostante il rating molto elevato mentre la sterlina è piuttosto stabile rispetto all’euro Perciò rappresentano un'interessante opportunità di diversificazione

di di Fausto Tenini e Raffaele Crocitti 25/07/2026 09:00

Ftse Mib
51.802,23 6.57.41

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Euro/Dollaro
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Spread
81,61 17.30.11

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Nell’ultimo decennio il portone con il numero 10 di Downing Street a Londra ha visto sfilare davanti a sé sette inquilini, alcuni avvicendandosi nell’arco di poche settimane.

Lunedì 20 luglio il primo cittadino di Manchester, il laburista Andy Burnham, è diventato il primo ministro britannico. In occasione dell’insediamento ha definito il suo esecutivo il «governo del costo della vita», con l’obiettivo da un lato di costruire «un Paese per tutti, ovunque» ma dall’altro di ridurre il debito pubblico, il più alto dagli anni Sessanta, pari al 95% del pil. E la nomina di John Healey, ex ministro della Difesa, a Cancelliere dello Scacchiere (il ministero delle Finanze), sembra aver rassicurato il mercato in questo senso.

Gli investitori guardano con attenzione al Regno Unito, i cui titoli di Stato sono cresciuti di quasi 60 punti base da inizio anno: nessuno tra i grandi Paesi registra un incremento tale.

Bisogna tornare (facendo i dovuti scongiuri) al giugno del 2008, nel pieno della grande crisi finanziaria, per rivedere i rendimenti dei Gilt inglesi stabilmente oltre il 5% sulle scadenze decennali, come sta accadendo in queste settimane.

Valori molto allettanti per chi ha liquidità da impiegare e non vuole esporsi ai saliscendi azionari, considerando che chi presta denaro al Regno Unito si espone ad un rischio di credito tuttora fotografato molto contenuto (rating medio AA assegnato dalle principali agenzie di valutazione). Ma altrettanto invitanti, se si confrontano con quanto rendono i bond, sempre con merito creditizio buono, denominati in euro.

Quali vantaggi offrono i Gilt

Le emissioni di Stato inglesi peraltro sono facilmente inseribili in portafoglio da parte dei piccoli risparmiatori italiani, in quanto quotati su Borsa Italiana e con tagli minimi bassissimi. Inoltre la tassazione ha un’aliquota del 12,5%, come per quelli italiani.

La curva dei bond governativi in sterline evidenzia un rendimento a scadenza lordo del 4,46% annuo sugli impieghi a due anni, che si porta oltre il 5% annuo sul decennale e persino al 5,78% annuo sulla scadenza trentennale. Valori molto elevati in termini assoluti ma anche relativi, come si evince dalla tabella.

La Francia, sul decennale, paga oggi poco meno del 4%, la Spagna si ferma al 3,64% e l’Italia (che ha un rating inferiore) paga il 4%. Anche guardando al tanto discusso T-bond, i bond in sterline pagano decisamente di più - con le emissioni governative in dollari che si fermano al 4,67% sul decennale - con un rischio di cambio peraltro inferiore.

Altro elemento di stabilizzazione, oltre al carry elevato, è rappresentato proprio dalla sterlina inglese, sufficientemente stabile e utile in un’ottica di diversificazione di portafoglio, chiaramente con il giusto peso in affiancamento a posizioni obbligazionarie in euro che devono restare predominanti. La correlazione tra il cambio euro-sterlina ed euro-dollaro Usa, negli ultimi tre anni, è infatti prossima a 0,3, inoltre, il cambio euro-sterlina è piuttosto stabile, oscillando nel range 0,82-0,93 dal 2017 (post Brexit).

Tornando alla tabella, il colpo di grazia sui rendimenti è arrivato nelle ultime sedute dai rinnovati timori inflattivi, sulla scia di un petrolio nuovamente in volata, che ha coinvolto non solo il Gilt ma anche i cugini d’oltreoceano, che hanno riagganciato livelli che non si vedevano dal 2007. Le emissioni societarie possono rendere, per chi è disposto a sopportare un buon rischio di tasso, anche il 6,5% annuo lordo, rammentando che sono soggette ad una aliquota fiscale del 26%, anziché del 12,5%.

Quali mosse di politica economica aspettarsi da Andy Burnham

«Finora l'impatto del nuovo governo sui titoli di Stato britannici e sulla sterlina è stato molto limitato», commenta a Milano Finanza Nicholas Sanders di AllianceBernstein, «Sia Andy Burnham sia John Healey hanno dichiarato di voler rispettare le regole fiscali. I mercati si sono dimostrati molto sensibili a qualsiasi segnale in senso contrario, come evidenziato dal breve episodio di volatilità all'inizio della settimana, dopo che Burnham ha affermato che il governo avrebbe utilizzato la flessibilità fiscale nell'ambito di tali regole».

Maggiori dettagli di politica economica arriveranno a settembre, in vista del Bilancio d’autunno. Per ora i margini di manovra sono limitati. Ad esempio, un aumento del 10% della soglia di esenzione dell'imposta sul reddito delle persone fisiche costerebbe circa 11 miliardi, quasi la metà del bilancio disponibile, e richiederebbe interventi compensativi.

Uno dei quali potrebbe far seguito alla lettera dei 120 «Patriotic Millionaires» inglesi che hanno chiesto a Burnham l’introduzione di un’imposta annuale del 2% sui patrimoni oltre i 10 milioni di sterline, per un gettito da 24 miliardi.

Intanto alcune misure sono state annunciate, come la riduzione del 5% dell’Iva sulle bollette. «Appare inoltre probabile un aumento della spesa per la difesa, considerato il precedente incarico di Healey come ministro della Difesa. Potrebbe essere avanzato l'obiettivo di portarla al 3,5% del pil entro il 2030», commenta Sanders.

Il contesto però è delicato. «Ogni impegno privo di copertura finanziaria provocherebbe una reazione negativa dei mercati, esercitando pressioni sugli asset britannici e costringendo il governo a ridimensionare i piani di politica fiscale più espansiva».

Contesto monitorato dalla Banca d’Inghilterra. Secondo Sanders la politica monetaria però non vedrà variazioni entro fine anno. Il rischio di rialzo dei tassi resta legato «al conflitto in Medio Oriente e ai prezzi dell'energia». (riproduzione riservata)