Regno Unito, i Gilt schizzano ai massimi dal 2008: cresce la pressione su Starmer, quattro ministri già dimessi
Regno Unito, i Gilt schizzano ai massimi dal 2008: cresce la pressione su Starmer, quattro ministri già dimessi
Il rendimento dei titoli di Stato britannici a 10 anni sfonda il 5,1%, quello a 30 il 5,78%. Gli analisti si aspettano che il selloff prosegua. Sullo sfondo, una crisi in stile Theresa May 2  

di Elena Dal Maso 12/05/2026 13:45

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I rendimenti dei titoli di Stato britannici hanno raggiunto martedì 12 maggio i livelli più alti della crisi finanziaria globale del 2008, mentre cresce la pressione sul premier Keir Starmer perché si dimetta.

A fine giornata il rendimento del Gilt a 10 anni è salito al 5,11%. Rendimenti e prezzi delle obbligazioni si muovono in direzioni opposte, questo significa che è in atto un selloff del mercato sui titoli di stato UK. Anche i rendimenti sulla parte lunga della curva hanno toccato i massimi dal 1998, con i Gilt a 30 anni in rialzo al 5,78%.

70 deputati laburisti chiedono le dimissioni di Starmer

La leadership di Starmer appare appesa a un filo dopo che oltre 70 deputati laburisti hanno chiesto le sue dimissioni. Le richieste sono arrivate dopo la pesante sconfitta nelle elezioni amministrative della scorsa settimana, con pressioni aumentate dopo le dimissioni di quattro big del partito: il sottosegretario alla Sanità, Zubir Ahmed, la ministra per la Tutela dei minori, Jess Phillips, quella per le Comunità, Miatta Fahnbulleh, e quella per le Vittime e la Violenza, Alex Davies-Jones

Martedì mattina il premier ha tenuto una riunione ordinaria di governo. Secondo il Guardian, Starmer avrebbe ribadito ai ministri di non avere intenzione di dimettersi, confermando la posizione già espressa dopo le elezioni di giovedì. Il ministro del Lavoro e delle Pensioni Pat McFadden ha dichiarato che durante la riunione nessuno ha contestato apertamente la leadership di Starmer. Il Partito Laburista dispone di una procedura formale per sfidare il leader, «ma non è stata attivata», avrebbe affermato McFadden. «Il Paese si aspetta che governiamo, ed è quello che sto facendo io e che dobbiamo fare come governo».

In mancanza delle dimissioni di Starmer, una sfida interna alla leadership può essere avviata soltanto se il 20% dei deputati laburisti sostiene un candidato alternativo. Oggi sarebbero necessari 81 parlamentari.

Negli ultimi anni crescita economica e tenore di vita nel Regno Unito hanno ristagnato, mentre il Paese ha dovuto affrontare una crisi del costo della vita dopo la pandemia da Covid e il conflitto tra Russia e Ucraina.

Il governo laburista è stato inoltre colpito dal malcontento per la lentezza delle riforme economiche, con le ultime elezioni locali che hanno premiato sia il partito di destra Reform UK sia i Verdi.

Da che parte stanno adesso i bond vigilantes?

Tuttavia, i cosiddetti bond vigilantes — gli investitori che puniscono le politiche fiscali considerate rischiose — sembrano preferire la permanenza di Starmer e della cancelliera Rachel Reeves rispetto alle alternative, dato che in passato i titoli britannici avevano già sofferto durante fasi di incertezza politica.

Lo scorso luglio, i rendimenti dei Gilt erano balzati dopo che Reeves era apparsa in lacrime in Parlamento fra le indiscrezioni secondo cui la sua posizione nel governo fosse a rischio. La tensione era nata dopo il dietrofront del governo sui tagli al welfare proposti dalla ministra, contestati da diversi deputati laburisti.

Tra i principali candidati a sostituire Starmer vengono indicati il ministro della Salute Wes Streeting, l’ex vicepremier Angela Rayner e il sindaco della Greater Manchester Andy Burnham. Rayner e Burnham — quest’ultimo al momento non eleggibile a premier perché privo di seggio parlamentare — sono generalmente considerati più a sinistra rispetto a Starmer.

Matthew Ryan, responsabile strategia di mercato di Ebury, ha scritto in una nota che i mercati obbligazionari stanno già esprimendo il loro giudizio sulla crisi politica in corso a Westminster, «e non è un bello spettacolo. I bond vigilantes sono tornati in piena forza, con i rendimenti a lunga scadenza vicini ai massimi degli ultimi trent’anni».

Secondo Ryan, gli investitori stanno incorporando nei prezzi un premio per il rischio politico sugli asset britannici, temendo sia un cambio degli equilibri politici sia un aumento delle emissioni di debito pubblico nel caso di un premier più orientato a sinistra.

Chi ha paura di Theresa May?

Jordan Rochester, responsabile della  strategia Ficc Emea di Mizuho Bank, ha definito le tensioni politiche «Starmer drama», ma ritiene che il premier possa restare in carica ancora per qualche tempo. «Starmer potrebbe sopravvivere fino al 2027: Boris Johnson resistette molto più a lungo di quanto molti si aspettassero. Ma il momentum sta girando contro di lui. La situazione ricorda di più Theresa May, che si dimise nel giro di poche settimane dopo le cattive elezioni locali del 2019». Secondo Rochester, «il destino è ormai segnato, resta solo da capire quanto rapidamente arriverà l’uscita».

Il sesto premier in 10 anni

Starmer è il sesto primo ministro britannico in dieci anni. Tra i suoi predecessori figurano,per l’appunto, Theresa May e Boris Johnson, entrambi costretti alle dimissioni sotto pressione del loro stesso partito.

In una nota pubblicata lunedì sera, gli strategist di Citi hanno affermato che un’eventuale uscita di Starmer potrebbe avere conseguenze che vanno oltre l’aumento dei costi di finanziamento del governo.

Secondo Citi, gli ultimi sviluppi hanno preparato il terreno per una sfida alla leadership che potrebbe portare «a uno spostamento a sinistra delle politiche laburiste e a una politica fiscale più espansiva. Vediamo rischi orientati verso rendimenti dei Gilt più elevati e una sterlina più debole», hanno scritto gli analisti. (riproduzione riservata)