Referendum sulla giustizia, il Tar respinge il ricorso: confermata la data del 22 e 23 marzo. Ma è bufera sul voto fuorisede
Referendum sulla giustizia, il Tar respinge il ricorso: confermata la data del 22 e 23 marzo. Ma è bufera sul voto fuorisede
Ora la Cassazione dovrà verificare le 500mila firme depositate e valutare eventuali modifiche al nuovo quesito. Il ministro Nordio: ora basta dilazioni. Schlein: furto democrazia, governo ci ripensi

di di Giusy Iorlano 28/01/2026 20:19

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Il Tar del Lazio mette la parola fine alla controversia sulla data del referendum sulla riforma della giustizia: il ricorso del comitato dei 15 giuristi guidato dall’avvocato Carlo Guglielmi, che chiedeva lo spostamento del voto previsto per il 22 e 23 marzo, è stato dichiarato «non fondato». Il comitato, che aveva raccolto 500mila firme a sostegno del nuovo quesito, puntava a posticipare la consultazione, ma i giudici hanno respinto la richiesta.

Secondo il Tar, una volta che la legittimità del primo quesito è stata confermata dalla Cassazione, il governo non aveva obblighi di differire l’indizione del voto, salvo sopravvenienza di leggi costituzionali. Viene comunque riconosciuto ai promotori il diritto a partecipare alla campagna referendaria e a ricevere i rimborsi previsti.

Le reazioni politiche

Esulta il centrodestra, a cominciare dal Guardasigilli Carlo Nordio: «Sono molto soddisfatto della sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio. La motivazione è di una chiarezza adamantina: trattandosi di un Referendum confermativo, una volta che si sia determinata una condizione per il suo svolgimento, in questo caso la richiesta parlamentare, le altre, come le cinquecentomila firme, sono inammissibili perché superflue, come avevamo detto sin dall’inizio. Si è trattato di un espediente dilatorio che speriamo sia anche l’unico», ha concluso il ministro della Giustizia.

Così come esulta anche la Fondazione Einaudi che parla di «parola fine sulle diatribe sulla data», mentre il presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, Alberto Balboni (FdI), definisce il ricorso «una manovra dilatoria archiviata». Dal fronte del no, l’Anm e il comitato ‘Società civile per il no’ sottolineano l’importanza delle 500mila firme, criticando però la decisione del governo di non concordare la data.

No al voto fuorisede

Ma a far alzare i toni delle opposizioni è, più della decisione del Tar, la bocciatura degli emendamenti al dl Referendum per il voto dei fuorisede su cui la stessa Elly Schlein aveva chiesto alla premier Giorgia Meloni un ripensamento. «Siamo in un paese che ha visto l’astensionismo andare oltre il 50%. Ci eravamo illusi che fosse un problema sentito da tutte le forze politiche. Evidentemente ci eravamo sbagliati», è l’appello non raccolto della segretaria dem.

Gli emendamenti bocciati, a firma Più Europa, Pd, M5S Avs, Azione, Iv, puntavano a consentire a lavoratori e studenti fuorisede di votare al referendum anche fuori dal comune di residenza. Ma sul punto il parere del Governo è stato da subito contrario perché, secondo la sottosegretaria Wanda Ferro, ci sarebbero stati «dei problemi tecnici dovuti ai tempi».«Temo che l’unica vera ragione sia il fatto che questo è un referendum confermativo senza quorum», il commento della deputata dem Marianna Madia, prima firmataria dell'emendamento Pd.

Per Vittoria Baldino (M5S), la maggioranza «non vuole permettere ai cittadini fuorisede di votare al Referendum e si nasconde dietro presunte esigenze tecniche, ma dovrebbe assumersi la responsabilità di dire che questa è una scelta politica», mentre secondo il segretario di Più Europa Riccardo Magi «la scelta é uno schiaffo a tutti quei milioni di italiani che lavorano e studiano fuori». 

Quando si vota

La consultazione resta fissata, dunque, al 22-23 marzo, ma ora la palla passa alla Cassazione, chiamata a verificare le firme e valutare eventuali modifiche al nuovo quesito. Solo in caso di variazioni sostanziali si riaprirebbe la partita sulla data.