Referendum giustizia, i risultati: il No in testa con il 54% dei voti. Meloni si rammarica per l’occasione persa
Referendum giustizia, i risultati: il No in testa con il 54% dei voti. Meloni si rammarica per l’occasione persa
Conte (M5S): ce l’abbiamo fatta!. Renzi (Iv): una sonora sconfitta del governo. Il ministro della Giustizia Nordio: prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano

di Silvia Valente 23/03/2026 15:20

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Si allarga il vantaggio del No nello spoglio dei voti degli italiani sul referendum confermativo della legge costituzionale recante «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare». Con quasi la totalità delle sezioni scrutinate, alle 17:30, ossia 59.291 seggi considerati sui 61.533 complessivi, il No si attesta al 53,7%, mentre il Sì insegue a distanza con il 46,2%. Lo si legge sul sito Eligendo del Viminale. 

Numeri che, anche se non definitivi, indicano la vittoria del No, come ha ammesso la stessa premier Giorgia Meloni, in un video pubblicato sui suoi social: «La sovranità appartiene al popolo e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza. Il governo ha fatto quello che aveva promesso: portare avanti una riforma della Giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale. L'abbiamo sostenuta fino in fondo e poi abbiamo rimesso la scelta ai cittadini. I cittadini hanno deciso e noi come sempre rispettiamo la loro decisione». Resta, chiaramente, ha continuato la leader di FdI, «il rammarico per un'occasione persa di modernizzare l'Italia. Ma questo non cambia il nostro impegno per continuare con serietà e determinazione a lavorare per il bene della nazione e per onorare il mandato che c'è stato affidato. Andremo avanti come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, con determinazione e soprattutto con rispetto verso l'Italia e verso il suo popolo».

Sulla stessa linea di pensiero, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha dichiarato di aver preso «atto con rispetto della decisione del popolo sovrano. Il nostro intendimento era quello di attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli con il processo accusatorio e consacrato dall'articolo 111 della Costituzione che definisce il giudice terzo ed imparziale. Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma. Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico. Ringraziamo la parte dell'elettorato che ci ha dato fiducia e comunque ci consola l'alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia».  

I primi exit poll

D’altronde sono bastati tre exit poll per i osndaggisti di Youtrend in campo per Sky Tg24, per decretare la vittoria del No al referendum sulla giustizia 2026, parlando di una prevalenza del No al 54% (i primi dati parlavano del 51,5%), mentre il Sì si attesterebbe al 46% (era il 48,5%). Lo stesso vantaggio del No raccontato anche da Swg per La7, per cui il No si assesterebbe fra il 50% e il 54% (la forbice era del 49-53% nella prima stima) e il Sì tra il 46% e il 50% (dal 47-51%). Numeri che trovano conferma nella prima proiezione realizzata da Opinio per Rai: il No si assesterebbe al 53,5% ed il Sì al 46,5%.

I dati sull’affluenza

L'affluenza alle urne per voto per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia è stimata al 58,93%, si legge su Eligendo. Al momento (17:30) è relativo a 61.531 seggi poco meno dei 61.533 complessivi. 

Le reazioni della politica

Non si sono fatte attendere le reazioni positive del fronte del No. «Ce l'abbiamo fatta! Viva la Costituzione!», ha scritto su X il presidente del M5s Giuseppe Conte

La vittoria del No è «un messaggio anche per noi, gli italiani hanno votato per difendere la Costituzione e chiedono alla politica di attuarla e non di stravolgere gli equilibri. Il nostro impegno proseguirà, insieme alla campagna per il No siamo stati impegnati in una campagna di ascolto e non abbiamo intenzione di smettere. Essere all'altezza delle speranze e dei bisogni delle persone che sono venute oggi a votare è un pezzo di lavoro da fare con le altre forze progressiste», ha dichiarato la segretaria del Pd, Elly Schlein. 

Per il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che non si era schierata nettamente sul voto al referendum, si tratta di «una sconfitta sonora del governo e del modo arrogante con cui il governo ha fatto questa riforma».

Passando invece ai sostenitori della riforma, il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, ha commentato che «si votava per il cambiamento, per riformare un pezzo della Costituzione sulla giustizia o conservare. Mi pare che questo dato, anche con un'alta partecipazione, dica che la maggioranza degli italiani sceglie la seconda strada, nonostante le cose non funzionino». 

Per il Sì si era esposta anche Azione. «L'Italia ha una tradizionale propensione a mobilitarsi 'contro' che è stata favorita anche da una campagna sbagliata e inutilmente aggressiva della destra che ha determinato una reazione di rigetto del Paese che va oltre il merito della riforma«, ha commentato il leader di Azione, Carlo Calenda.

Il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, ha sottolineato che la riforma della giustizia «era un provvedimento che noi avevamo nel programma elettorale, avevamo il dovere di portarlo avanti perché era un impegno che avevamo assunto nei confronti degli italiani, e abbiamo chiesto agli italiani di esprimersi». È ovvio, ha continuato, che «quando gli italiani si esprimono è sempre da accettare il risultato e come si esprimono, tanto più che in questa tornata c'è stata un'affluenza elevata, e credo che sia sempre una buona notizia e sia sempre positiva». Il risultato di questo referendum, «come avevamo detto sin dall’inizio, non incide sul governo, sulle sorti, né in un senso né nell'altro».

Da Forza Italia, invece, in particolare dal capogruppo forzista alla Camera, Paolo Barelli, arriva la consapevolezza che «è stato un voto politico e non nel merito della riforma. Da oggi in poi auspichiamo si possa lavorare anche con l'opposizione».  Richiama le parole della premier Meloni, il suo vice nonché ministro degli Esteri Antonio Tajani, sottolineando che «il popolo sovrano si è espresso, e noi ci inchiniamo alla sua volontà. Si è espresso con un grado molto alto di partecipazione e questa, al di là del risultato, è una grande prova di democrazia». Forza Italia e il resto del governo «abbiamo fatto tutto il possibile per far comprendere l'importanza di una riforma che avrebbe reso la giustizia più equa e l'Italia più libera. Però gli italiani sono stati di diverso avviso e ne prendiamo atto con il massimo rispetto», ha aggiunto il segretario azzurro Tajani.

L’altro vicepremier, Matteo Salvini, ha ribadito che «rimaniamo convinti, come milioni di italiani che meritano rispetto e gratitudine, che sia necessario migliorare il sistema della Giustizia. Anche per questo, il governo deve andare avanti con compattezza e determinazione».

Si dimette il presidente dell’Anm Parodi «per motivi familiari»

Il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, Cesare Parodi, poco prima dell'inizio dello spoglio elettorale, ha rassegnato le proprie dimissioni, dandone comunicazione ai colleghi del direttivo. Alla base della decisione, «gravi motivi familiari». (riproduzione riservata) 

Articolo in aggiornamento