Scemano le vendite sui titoli di Stato. Il rendimento del Treasury Usa decennale, riferimento per il mercato obbligazionario mondiale, ha toccato il 2 settembre il livello più alto degli ultimi tre anni, avvicinandosi alla soglia del 5% (4,77% il 3 settembre), considerata da molti operatori un potenziale fattore di ulteriore instabilità per i mercati azionari. Il 30 anni i massimi dal 2007, mentre il debito pubblico americano ha superato quota 40.000 miliardi di dollari.
In Giappone il rendimento del decennale è salito sopra il 3% per la prima volta in circa trent'anni, mentre in Europa il rialzo dei prezzi del gas ha contribuito a portare il tasso del Bund tedesco decennale ai massimi dal 2011 (al 3,36% il 3 settembre).
L'aumento delle aspettative di surriscaldamento dei prezzi ha spinto al rialzo anche i rendimenti a breve termine. Il tasso del titolo di Stato tedesco a due anni, il più sensibile alle attese di politica monetaria, ha superato il 3% per la prima volta dal 2024 (al 2,97% il 3 settembre), sesta seduta consecutiva in aumento. Il rendimento dell'omologo britannico viaggia sui livelli più elevati dal 2008.
I Btp seguono il movimento, con il tasso del benchmark decennale che nella seduta precedente ha segnato un picco al 4,25%, il massimo dal novembre 2023 (il 3 settembre viaggia al 4,19%), mentre lo spread con il Bund resta confinato in uno stretto range, poco sopra 80 punti base (a 83).
I mercati scontano ormai una probabilità vicina al 100% che la Bce aumenti i tassi nella riunione del 10 settembre e attribuiscono una forte probabilità a un ulteriore rialzo entro la fine dell'anno.
Al contempo i trader hanno aumentato le probabilità che anche la Fed decida per un rialzo dei tassi di 25 punti base questo mese, portandole al 67% dal 37% di una settimana fa, secondo il FedWatch Tool del Cme Group.
Analizzando da vicino l’impennata dei rendimenti dei titoli governativi globali Kaspar Hense, Senior Portfolio Manager, Investment Grade di Rbc BlueBay, ha notato due forti fattori macroeconomici alla base di questo fenomeno. Il primo grande driver sono i conflitti in corso: non solo in Iran, che ha spinto al rialzo i prezzi di petrolio e gas, ma anche in Ucraina, dove la distruzione delle raffinerie in Russia sta facendo salire i margini di raffinazione.
Il secondo è l'aumento delle opportunità di investimento legate all'intelligenza artificiale, che sembra aver traghettato il mondo occidentale dall'eccesso di risparmio a uno scenario caratterizzato da una domanda di capitale nettamente superiore al recente passato.
«Se il primo fattore potrebbe essere temporaneo, il secondo rischia di persistere a lungo. Ciò significa che il mercato dovrà adeguarsi a rendimenti più elevati», prevede l’esperto di Rbc BlueBay. Anche perché, per assistere a un calo significativo dei rendimenti obbligazionari, «sarebbe necessario uno scenario chiaramente recessivo, in grado di spingere al rialzo il tasso di disoccupazione e ridurre in modo più generalizzato i rendimenti degli investimenti. Al momento, questo non rappresenta il nostro scenario di base», indica Hense. Di conseguenza, i settori sensibili ai tassi di interesse, come quello immobiliare, continueranno a soffrire.
Nonostante il rumore di fondo, il debito pubblico europeo si trova in una posizione molto migliore rispetto ad altre aree. I livelli di debito aggregati sono inferiori a quelli del Regno Unito, del Giappone e in particolare degli Stati Uniti.
Questo favorisce anche i tassi di rifinanziamento del debito sovrano. Il rapporto tra il costo del debito e le entrate fiscali è molto più basso nell'Eurozona (dove oscilla tra l'1% e il 10%) rispetto a Regno Unito e Stati Uniti, dove questo indice supera già il 20%. Grecia e Portogallo sono i Paesi che hanno migliorato di più la propria posizione finanziaria, un fattore che è e dovrebbe continuare a essere visto come positivo per i loro titoli di Stato.
In Italia, sebbene il rapporto debito/pil rimanga elevato, l'approccio prudente alla spesa del governo Meloni sta dando i suoi frutti e Hense si attende disavanzi primari contenuti. In Francia, invece, la riforma delle pensioni è estremamente necessaria. Le riforme di Macron avrebbero avviato la Francia verso una solida tenuta di bilancio.
Purtroppo, queste riforme non sono passate ed è difficile che la situazione migliori a breve. «Abbiamo tuttavia notato una visione orientata al consolidamento da parte di Le Pen, considerata dai sondaggi attuali la favorita per la prossima presidenza francese», precisa l’esperto di Rbc BlueBay.
In questo contesto, «ci aspettiamo una sovraperformance dei titoli con scadenze più brevi e troviamo valore nei settori meno sensibili ai tassi», suggerisce Hense, aspettandosi che la Bce alzi di nuovo i tassi almeno altre due volte. (riproduzione riservata)