L'intelligenza artificiale è una «bolla classica» vicina al punto di rottura. È l'avvertimento lanciato dal miliardario Ray Dalio, fondatore di Bridgewater, intervenuto alla Forbes Global CEO Conference di Singapore. «Siamo nella fase che precede quel momento, ma ci stiamo avvicinando. Penso che siamo vicini», ha detto Dalio, indicando nei tassi d'interesse elevati e nell'enorme quantità di debito utilizzata per finanziare gli investimenti nell'AI i principali rischi per il rally del settore.
Le big tech stanno infatti spendendo centinaia di miliardi di dollari per costruire infrastrutture destinate all'intelligenza artificiale, facendo sempre più ricorso al mercato obbligazionario. Alphabet, Amazon e Microsoft hanno emesso complessivamente 220 miliardi di dollari di debito nel 2026, oltre il doppio rispetto all'anno precedente. Intanto i rendimenti dei titoli di Stato sono saliti ai massimi da molti anni, aumentando il costo del capitale necessario per finanziare i giganteschi investimenti nell'AI.
L'allarme di Dalio arriva mentre il mercato azionario continua a correre: l'ottimismo sugli utili tecnologici ha spinto S&P 500 e Nasdaq 100 ai nuovi record, nonostante l'aumento dei rendimenti obbligazionari. Il rally, però, è sempre più concentrato su un ristretto gruppo di titoli legati all'AI, mentre una quota significativa delle società dell'S&P 500 non partecipa alla corsa. Reuters rileva che nel terzo trimestre l'indice è salito del 2%, ma circa il 40% dei titoli dell'S&P 500 era ancora in calo da inizio anno.
Secondo Dalio, a far scattare la correzione potrebbe essere anche un altro fattore: la necessità per gli investitori di trasformare la ricchezza finanziaria in liquidità. Il riferimento è anche a eventuali imposte patrimoniali o altre misure che spingano i grandi detentori di asset a vendere. «Tutti dicono: valgo un miliardo di dollari. Ma prova a spenderlo», ha osservato. Per farlo, ha spiegato, bisogna vendere parte della propria ricchezza e trasformarla in denaro: ed è proprio in questo passaggio che una bolla può iniziare a sgonfiarsi.
L'avvertimento arriva in un contesto già più fragile per i mercati: il petrolio è tornato sopra i 100 dollari al barile, mentre il Treasury decennale Usa ha raggiunto il 5,34%, massimo dal 2002, alimentando le preoccupazioni per il costo del debito e la sostenibilità delle valutazioni azionarie. (riproduzione riservata)