Il caos sui mercati azionari dell’ultima settimana mette gli investitori di fronte al bivio: tra i tanti settori a rischio c’è anche quello dell’intelligenza artificiale, viste peraltro le valutazioni elevate (se non proprio da bolla) raggiunte dai titoli legati al megatrend?
Nella schiera degli ottimisti c’è Cathie Wood, il supergestore che con la sua Ark Invest è diventata punto di riferimento in tutto il mondo dello stile di investimento growth. Nel corso di un webinar a cui MF-Milano Finanza ha preso parte è arrivata addirittura ad alzare la posta: questo è il momento opportuno per andare oltre il tema dei chip e dell’infrastruttura e per individuare i veri settori che vinceranno integrando l’AI al loro interno.
Wood individua in particolare cinque grandi piattaforme di innovazione: intelligenza artificiale in senso esteso, genomica, robotica (inclusi i robot umanoidi), mobilità autonoma e tecnologie dell’aerospazio. L’AI è «la dinamo che accelera tutte le altre». Il punto di partenza per l’investitore è comprendere «che non siamo più nella fase sperimentale. L’adozione dell’AI sta avvenendo a una velocità superiore a quella di Internet negli anni Novanta».
E questo porterà ben presto a vedere i primi risultati tangibili anche nei bilanci. «Un abbonamento business da 20-40 dollari al mese a una piattaforma di AI può essere ripagato in meno di una giornata di lavoro risparmiata. Questo differenziale tra valore creato e prezzo pagato apre la strada a migliaia di miliardi di dollari di spesa per software nei prossimi anni».
Una delle obiezioni più frequenti alla teoria di Wood riguarda l’eccesso di investimenti in data center. La money manager risponde però con un parallelo storico: «Negli anni Novanta fu posata molta fibra ottica rimasta inutilizzata per anni. Oggi, al contrario, ogni unità di potenza disponibile è impiegata e la domanda supera l’offerta».
Anzi,« la fame di calcolo genera nuove industrie: impianti energetici dedicati, chip sempre più efficienti, e - in prospettiva - data center spaziali, resi possibili da razzi riutilizzabili». L’infrastruttura dell’AI, stima Wood, «è la base per un ciclo di ritorni economici che potrebbe spingere la crescita reale globale oltre il 7% annuo composto fino alla fine del decennio, contro il 3% atteso dal consenso».
L’applicazione più profonda dei software AI è quella della genomica e della farmaceutica. «Oggi sviluppare un farmaco richiede oltre dieci anni, miliardi di dollari e presenta un tasso di fallimento superiore al 90% in fase clinica: secondo le nostre stime l’intelligenza artificiale può già ridurre il tempo di sviluppo fino al 40% e abbattere significativamente i costi, migliorando le probabilità di successo».
Questo potrebbe avere un impatto diretto sull’efficienza del capitale nel biotech, uno dei settori più in sofferenza dopo l’Eldorado della pandemia di Covid-19. «Accorciare i tempi significa catturare più anni di protezione brevettuale, mentre ridurre i costi significa aumentare il valore atteso dei progetti: alla fine di tutto, il valore aggiunto di una singola terapia può superare i 2 miliardi di dollari».
Investire nell’AI oggi, in buona sostanza, secondo Wood significa fare un salto di paradigma, cercando già di individuare i settori che vinceranno non tanto perché costruiscono l’infrastruttura, ma perché già la usano per migliorare i loro modelli di business. E per aumentare utili e ricavi.
Il fondo più famoso di Cathie Wood, l’Etf attivo Ark Innovation, è disponibile anche per gli investitori europei da metà 2024, e nell’ultimo hanno a messo a segno una performance in euro del 28,6% (oltre 16 punti più del Nasdaq). L’Etf è noto tuttavia anche per la sua forte volatilità (42% a un anno, calcola JustEtf). Nel corso della sua storia ha battuto la sua categoria di riferimento (azionari mid-cap growth) per oltre il 50% degli anni. (riproduzione riservata)