Sembra quasi un inizio piatto e incerto di 2026 sui mercati, con Piazza Affari tentennante. Eppure non è così, perché il Ftse Mib è salito del 3,7% nell’ultimo mese e lo Star, l’indice che racchiude i gioielli dell’industria italiana, ha guadagnato il 5% dopo anni di fatica. Mentre il presidente Usa, Donald Trump, ridisegna la geografia politica mondiale a colpi di blitz in Venezuela, annunci di annessione (Groenlandia) e di invasione (Iran), le banche d’affari internazionali parlano sempre più di due trend importanti che stanno emergendo: da un lato la dispersione dei temi di investimento, dal momento che l’AI e la corsa delle magnifiche 7 società del Nasdaq è già in rallentamento, dall’altro i supercicli. Ovvero i cicli di investimento con un respiro pluriennale, di lungo termine come la corsa agli armamenti in tutto il mondo che non si fermerà con una pseudo-pace in Ucraina. O la selezione attenta di settori e società che stanno già iniziando a beneficiare negli utili dell’uso dell’AI nella propria attività.
Alberto Tocchio, head of Global Equity and Thematics di Kairos Partners, nota che il mercato azionario è partito «subito forte dopo un mese di dicembre più complicato del solito. Per chi ama le statistiche, vale la pena ricordare che quando l’S&P 500 chiude in positivo i primi cinque giorni dell’anno, nell’87% dei casi l’anno termina con un segno più, con una performance media intorno al 14%. Insomma, meglio di così non si poteva iniziare». Tocchio poi nota a sua volta che il mercato sta entrando in una nuova fase «meno concentrata e molto più orientata alle rotazioni. Inoltre, essendo un mid-term year del secondo mandato Trump, ci aspettavamo un contesto politico interno e geopolitico complesso… previsione che sembra già essersi avverata dopo poche settimane».
L’imprevedibilità delle mosse dell’amministrazione Usa ha raggiunto tali livelli in pochi giorni che i grandi investitori hanno già iniziato ad annunciare una profonda diversificazione del portafoglio: basti pensare che Pimco, che gestisce 2.200 miliardi di dollari di asset, ha avvertito che sta cercando alternative valide agli Stati Uniti. A livello politico, la geografia del Dopoguerra cambia velocemente costringendo il premier canadese Mark Carney (ex governatore della Banca centrale inglese) a recarsi a Pechino per trovare un accordo commerciale con la Cina. Ormai gli Usa non sono più i pacifici vicini di un tempo. E le banche d’affari come Goldman Sachs, BofA e Citi indicano l’Europa un’isola più tranquilla per poter investire e diversificare il portafoglio. Dello stesso avviso anche Tocchio di Kairos, secondo cui opportunità potrebbero emergere «più da Europa e Asia che dagli Stati Uniti, insieme a una produttività in accelerazione (anche grazie all’AI) che favorisce società a bassi margini ma con elevata leva operativa. Restano centrali anche i temi legati alla spesa infrastrutturale e alla Difesa».
Nel 2026 l’euro è atteso in un range stabile sul dollaro e le società europee che fondano i ricavi soprattutto in Eurozona (minor rischio e quindi minor volatilità) sono quelle che possono beneficiare meglio di quest’area di relativa tranquillità, il Vecchio Continente, ragiona Goldman Sachs, dove sono attesi importanti investimenti a sostegno della Difesa e delle infrastrutture. Gli analisti americani si aspettano una crescita degli utili dei titoli ciclici del 5% nel 2026 (dallo 0% dello scorso anno) e del 7% nel 2027. Puntano in questo senso sulle azioni finanziarie, tecnologia e su una selezione di industriali (Aerospazio & Difesa). Sottolineano poi l’importanza delle società europee esposte al mercato interno Ue piuttosto che verso gli Usa e sono cauti sui settori Auto, Chimica ed Energia a causa della forte competizione cinese in questi ambiti.
Entrando nello specifico del Tech, Goldman Sachs ritiene che le società con elevati costi del lavoro che stanno implementando modelli AI (servizi, finanza, telecom) sono quelle che beneficeranno meglio e più velocemente degli investimenti in intelligenza artificiale.
Anche gli analisti di Citi sono positivi sull’Europa, ricordano che lo scorso anno la crescita dell’utile per azione si è quasi azzerato (+2%) a causa dei dazi Usa e di un euro cresciuto velocemente, ma le attese per il 2026 sono di un +11%. Anche perché, nota Citi, la Germania ha fatto grandi annunci nei mesi scorsi sugli investimenti per Difesa e Infrastrutture, ma non sono ancora stati effettuati per buona parte e diversi osservatori sono scettici sul fatto che l’Europa voglia veramente alzare le spese. Citi, però, dice di essere ottimista e ritiene che il 2026 sarà un anno positivo in tal senso e che il potenziale effetto sul mercato degli investimenti statali non è ancora stato prezzato.
In una nota di BofA del 16 gennaio dedicata all’Italia emerge una sostanziale fiducia degli analisti nella stabilità politica del Paese che dovrebbe beneficiare dell’ultima tranche degli aiuti del Pnrr. E quindi il Pil è atteso salire dallo 0,5% del 2025 allo 0,7% del 2026 fino allo 0,9% del 2027. I settori su cui puntano gli esperti di BofA in Europa fanno parte della famiglia delle azioni cicliche e comprendono Banche, Viaggi, Industriali, Materiali di Base e Sanità. Gli istituti di credito non hanno ancora pubblicato la trimestrale in Italia, ma le grandi banche americane lo hanno fatto e i conti sono stati da record, grazie anche alla volatilità sui mercati indotta dalla politica estera di Trump. Tanto che Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno registrato i migliori conti degli ultimi quattro anni.
A questo punto Milano Finanza è andata a cercare i titoli italiani presenti negli indici tematici di Goldman Sachs che investono nelle società con attività concentrate nel Vecchio Continente e che in questo modo dribblano i dazi Usa, oppure legate al tema degli investimenti in Difesa e infrastrutture o al settore finanziario (le banche sono sempre state generose nella distribuzione di dividendi e stanno facendo anche buyback). I titoli della tabella sono 20 e scambiano a valori che sono distanti fino al 33% circa dal prezzo obiettivo del consenso Bloomberg: è il caso di Nexi, seguita dal -20,3% di Amplifon e dal -17,3% di Euronext (l’unico titolo estero, scambiato a Parigi, si tratta della holding che controlla Borsa italiana), che ha appena rilevato anche il listino della Grecia e che non ha escluso ulteriori acquisizioni.
La lista comprende Leonardo, che è appena sotto il target price degli analisti e tratta con un rapporto prezzo/utile 2026 di 25,3 volte, ancora inferiore alla media di 30,8 del settore Aerospazio e Difesa europeo. La stessa Prysmian, specializzata in cavi e nel settore elettrificazione per i data center, è al centro di un superciclo: il titolo è appena sotto del 5% rispetto al target price ed è salito del 45% dal 2025, ma è anche uno dei maggiori attori in questo ambito ed è ben posizionato negli Usa. Le utilities come Snam, Terna, Italgas, A2A, la stessa Enel sono caratterizzate da un dividend yield attorno al 4-5%. A2A ed Enel stanno entrando poi nel settore dei data center.
Le banche viaggiano al momento a sconto in media del 5% rispetto ai target price, il mercato leggerà con attenzione i dati del quarto trimestre di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bper Banca, Banca Generali e Fineco per capire quali sono i margini di un miglioramento dei giudizi. Così come per Poste Italiane, un gruppo che comprende anche il risparmio gestito e le telecomunicazioni con la partecipazione in Tim. (riproduzione riservata)