L’Europa non è certo gli Stati Uniti, ma ottiene il 23% dei suoi ricavi da lì. Negli ultimi 35 anni l’indice S&P 500 di Wall Street ha registrato in 15 anni rendimenti superiori al 15%; in 14 casi anche le azioni europee sono salite. «Un +16% degli Usa corrisponde a un +7% per l’Msci Europe, un valore che coincide con il potenziale upside del nostro nuovo target per l’indice europeo nel 2026 a 2.430 punti, +10% includendo dividendi e buyback», sottolineano gli strategist di Morgan Stanley nell’European Equities Outlook 2026, visionato in anteprima da Milano Finanza, nel quale gli esperti hanno aumentato la previsione sulla crescita dell’utile per azione nel 2026 a +3,6% (precedente 2,4%; consenso 12,7%) e nel 2027 a +6,8% (precedente 4,7%; consenso 11,7%).
Eppure restano decisamente sotto il consenso a causa della concorrenza in aumento della Cina, della domanda dell’economia tradizionale ancora debole e degli impatti persistenti dei dazi dell’amministrazione Trump, via via che gli effetti dei pre-acquisti svaniscono. Ciò non toglie che, in termini assoluti, «il nostro approccio ciclico suggerisce un ulteriore aumento delle aspettative degli investitori, secondo cui la forza dell’economia statunitense potrebbe tradursi, prima o poi, in una ripresa a V degli utili europei, riflettendosi di conseguenza nei multipli. Per questo, aumentiamo leggermente il nostro multiplo target da 15,8 a 16 volte (attuale a 14,7x)».
Sicuramente la forza dell’Europa, anche rispetto agli Stati Uniti (il target per l’S&P nel 2026 sale a 7.800 punti, +16% di potenziale upside), continua a essere la sua natura idiosincratica. Inoltre, i guadagni in termini di efficienza derivanti dall’AI non sono un’esclusiva degli States: l’Europa offre margini di miglioramento più ampi in termini di produttività e rendimenti, a fronte però di sfide demografiche più rilevanti.
Alla luce di quanto detto, in vista del prossimo anno, «abbiamo promosso il settore delle utility da equal weight a overweight per il loro dividend yield elevato, un p/e ancora interessante nonostante il rally recente, un pricing power forte e un’esposizione limitata alla Cina», suggeriscono gli analisti di Morgan Stanley. Upgrade a overweight anche per il settore food retail «di cui apprezziamo sia l’esposizione ai consumatori a basso reddito che, però, registrano un aumento dei salari, sia i maxi buyback».
Al contrario, il comparto discretionary retail è stato downgradato da overweight a underweight per le valutazioni poco attraenti e il pricing power ancora basso. D’altra parte «ci aspettiamo un contesto debole per il retail discrezionale domestico, a differenza degli Usa, considerati i problemi fiscali in Francia e nel Regno Unito e i rischi che l’intelligenza artificiale può avere sulle attività tradizionali in ufficio», avvertono a Morgan Stanley. Mentre quelli bancari «risultano i migliori titoli secondo il nostro modello aggiornato» tanto che insieme agli altri finanziari, all’industria del tabacco e ai settori difesa e software & servizi restano in cima alla lista degli investimenti preferiti dalla banca di investimento per il 2026. Food & beverage, trasporti, lusso, chimica, auto e paper & packaging quelli da evitare.
Da qui i cavalli vincenti di Morgan Stanley per il portafoglio 2026 (si veda la tabella sotto). Sono 11 le top picks segnalate. Quattro banche: Santander, Société Générale, Lloyds Banking Group e Ing. Tre utility: Siemens Energy, Centrica ed Engie. Due attive nel settore della difesa e dello spazio: Rheinmetall ed Airbus. Una sola nel discretionary retail: Prosus. E una nel Medtech: Fresenius.
Il tutto a sua volta all’interno di un panel di azioni europee che la banca d’affari consiglia di sovrappesare in portafoglio: Danske Bank, Nordea Bank, Kbc Group, Abn Amro, Deutsche Bank, Barclays, Erste Group Bank e Finecobank per restare nel mondo delle banche, Leonardo e Bae Systems nella difesa, Rwe tra le utilities, Imperial Brands nel comparto del tabacco. I fuoriclasse grazie ai quali l’indice l’Msci Europe, nello scenario «toro» (un aumento dei ritorni sugli investimenti in AI, delle operazioni di m&a e della spesa per la difesa, oltre che a progressi più rapidi del previsto nella politica fiscale tedesca), può balzare del 17% a 2.700 punti.
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