??????Ammonta a 1.600 miliardi di euro la ricchezza delle famiglie italiane detenuta in forma liquida. Soldi fermi, insomma, tra contante, conti correnti, buoni postali e depositi vari che rappresentano, secondo Assonime, il 27% di tutto il capitale finanziario dei cittadini italiani, pari a 6 mila miliardi, una delle consistenze patrimoniali più alte d’Europa.
Quanto valore potrebbe essere generato qualora una parte ragionevole di questa ricchezza ferma venisse investita? Aipb (Associazione Italiana Private Banking) ha provato a rispondere a questo quesito ipotizzando per l’Italia un comportamento allineato ai cinque Paesi più virtuosi d’Europa in termini di allocazione di portafoglio. In Svezia, Danimarca, Finlandia, Belgio e Spagna la quota di risparmi investiti in strumenti orientati alla crescita come fondi comuni e azioni ammonta al 41%. Una parte del denaro, come sostenuto dalla Commissione Europea, è bene che rimanga in forma liquida per preservare la stabilità dell’attuale sistema ma un’altra fetta, che in Italia è pari a 233 miliardi secondo Aipb, dovrebbe essere mobilitata dai conti correnti.
I calcoli di Aipb e Prometeia mirano a capire qual è la ricchezza extra generata al 2040 dall’investimento di questi 233 miliardi. Il risultato? 154 miliardi di euro. Il computo viene realizzato al netto degli interessi sui depositi, calcolato allo 0,6%, che impatterebbe qualora quei soldi rimanessero fermi. Questa maggior ricchezza delle famiglie ha poi effetti positivi su tutto il sistema Paese. Si assisterebbe infatti a uno stimolo ai consumi di 64 miliardi di euro, un aumento degli investimenti di 25 miliardi, maggiori entrate fiscali per 34 miliardi e una crescita del pil di 31 punti base, con una riduzione del rapporto debito/pil di 3 punti percentuali.
Chi in questo meccanismo gioca un ruolo chiave sono le cosiddette famiglie private (da leggere all’inglese): per convenzione, si tratta di nuclei che dispongono di un patrimonio investibile superiore a 500 mila euro. In Italia sono 730 mila, il 3% del numero complessivo di famiglie nel Paese. Nel calcolo di Aipb e Prometeia le private contribuiscono alla liquidità da mobilitare (quei 233 miliardi di cui sopra) con 85 miliardi, il 36% del totale. La concentrazione di ricchezza in capo a questi individui rende più immediato l’impatto della riallocazione della liquidità e infatti la quota di ricchezza generata dal loro investimento è particolarmente consistente: ben il 49% (76 miliardi) dei 154 miliardi di ricchezza extra al 2040. A cui conseguono 45 miliardi in più di consumi, maggiori investimenti per 18 miliardi e un gettito fiscale di 24 miliardi che valgono 21 punti base di pil e una riduzione del 2,14% del rapporto debito/pil.
Comunque tenere i soldi sotto il materasso non è un’abitudine solo italiana. Guardando ai comportamenti dei risparmiatori negli altri Paesi europei attraverso i dati elaborati da New Financial, l’Italia è addirittura sotto la media Ue del 29% di ricchezza familiare parcheggiata nei conti correnti o in contante. Peggio dei risparmiatori della Penisola fanno quelli di Francia, Spagna e Germania, con questi ultimi però che hanno storicamente una bassa allocazione sul mattone, molto più apprezzato nei Paesi mediterranei.
New Financial stima che se l’allocazione europea in liquidità passasse dal 29% al 20% (quella statunitense è al 10%), verrebbero mobilitati capitali per 2.900 miliardi di euro.
Il risparmio europeo è abbondante ma poco produttivo. La ricchezza totale delle famiglie europee raggiunge circa 90.000 miliardi di euro, di cui 40.000 miliardi in attività finanziarie. Escludendo le partecipazioni non quotate e le azioni detenute nelle proprie imprese, la ricchezza finanziaria investibile ammonta a 29.000 miliardi, di euro. concentrati soprattutto tra Germania, Francia e Italia, che insieme rappresentano circa il 58% del totale.
La diversa allocazione di portafoglio tra risparmiatori Ue e Usa che si osserva nella tabella in pagina ha un effetto evidente sulla crescita economica delle due aree. Dal 2000 al 2024 la ricchezza finanziaria delle famiglie europee è aumentata di 2,7 volte, quella delle famiglie statunitensi invece nello stesso periodo è cresciuta di 3,8 volte, arrivando agli attuali 130.000 miliardi di dollari. E non è tutto. Come se non bastasse l’approccio da formichina sprovveduta europeo, parte dei capitali investiti dagli abitanti Ue finiscono per foraggiare proprio i mercati americani. Dal 2015 i flussi finanziari netti dall’Europa agli Usa ammontano a 330 miliardi all’anno, con picchi di 441 e di 421 miliardi nel 2023 e 2024. (riproduzione riservata)