Un computer così potente da forzare ogni sistema di sicurezza. È il rischio legato quantum computing, assieme alle sue molte potenzialità. Il gruppo italiano Olidata, che il 30 settembre riunisce il cda per analizzare i conti del primo semestre, ha cercato di risolvere il problema con una «cifrante nazionale» per proteggere i dati.
«Il quantum non è una tecnologia di frontiera, è reale. Considerarlo qualcosa di futuristico è una percezione sbagliata. Il computer quantistico ha una potenza enorme, capace di risultati potenzialmente rivoluzionari, ma questa potenza può rappresentare una criticità enorme per la sicurezza», spiega Cristiano Rufini, presidente di Olidata. «Potrebbe mettere in crisi gli attuali sistemi di crittografia e di conseguenza la protezione di password e dati compromettendo infrastrutture sensibili».
La corsa del resto è già partita. «La competizione coinvolge innanzitutto gli Usa. Ibm lavora da tempo sul quantum, ma è ragionevole pensare che anche la Cina non stia a guardare», aggiunge Rufini. «Sono Paesi con capacità di investimento ben superiori all’Italia e all’Europa. Per questo il nostro approccio è diverso. Non avendo miliardi lavoriamo su un altro fronte: costruire una ‘serratura’ che non possa essere aperta da un computer quantistico».
Questa è la cifrante nazionale. «È una soluzione proprietaria italiana, indipendente da tecnologie di Paesi terzi, per il mondo commerciale e i dati non classificati. Può trovare applicazione in aziende e pubblica amministrazione», dice il presidente.
Infine c’è un tema di norme. «L’Ue è attenta alla regolamentazione ma l’innovazione spesso corre più veloce. In più, non tutti i player internazionali giocano con le stesse regole e questo è un problema che l’Europa dovrà affrontare», conclude Rufini. «L’Italia ha competenze e capacità tecnologiche; la sfida è trasformarle in campioni nazionali di dimensioni tali da avere un ruolo internazionale». Olidata ha chiuso il 2025 con ricavi per 93,5 milioni e un utile di 284 mila euro. (riproduzione riservata)