Investono sulle big del listino facendo leva su una metodologia contrarian - la vendita allo scoperto, o short selling - che consente loro di guadagnare quando i titoli su cui hanno puntato si deprezzano. E perdono soldi, al contrario, quando i bersagli delle loro scommesse si muovono sul Ftse Mib con il vento in poppa.
I «gufi» di Piazza Affari sono per lo più grandi fondi che prendono di mira aziende incappate in disavventure di varia natura che si sono inevitabilmente riverberate sui corsi borsistici. È il caso di Inwit, i cui principali clienti - Tim e Fastweb-Vodafone - hanno esercitato il recesso dai rispettivi contratti dopo aver creato in primavera una jv per realizzare 6.000 nuove torri mobili in Italia. Un doppio danno per Inwit, che oltre ad avere in prospettiva nuova concorrenza da fronteggiare, vedrà scendere in misura considerevole il giro d’affari. L’azienda ha così ingaggiato una battaglia legale su tempi e modalità di uscita dai contratti, ma al tempo stesso ha dovuto rivedere al ribasso le guidance per l’anno in corso e quelle al 2030. Ad approfittare dell’inevitabile caduta - il titolo ha lasciato sul terreno circa il 30% del valore in pochi giorni passando da 9 a 6 euro - sono stati tre fondi che hanno acceso altrettante posizione short sul titolo infrastrutturale, per un’esposizione complessiva del 2,1%.
Non sempre però le scommesse vanno a buon fine, anzi. Che dire dei due fondi - WorldQuant e Gsa Capital Partners - short su Trevi? Quest’ultima è incappata in un marzo horror in cui ha lasciato sul terreno circa il 70% della capitalizzazione sulla scia di un aumento di capitale da 100 milioni a supporto del nuovo piano industriale, situazione che ha ingolosito diversi fondi ribassisti. I cui piani sono stati però mandati all’aria prima da un’ops lanciata da Icop e poi da una controfferta in contanti arrivata da Webuild, mosse che hanno restituito ossigeno a Trevi e che potrebbero sostenerne ancora il titolo in caso di ulteriori rilanci.
Addirittura al 4,35% complessivo ammontano le scommesse ribassiste che si concentrano sulla paytech Nexi, da tempo bersagliata dalle vendite. I molti shortisti che hanno preso posizione sull’azienda - tra loro la Cdp canadese, Caisse de Depot et Placement du Quebec, e il gigante Usa Blackrock - sono rimasti spiazzati da un avvicendamento alla guida dell’azienda che ha portato al timone il cfo Bernardo Mingrone. Una mossa che ha letteralmente sovvertito il sentiment del mercato su Nexi portandola a recuperare oltre il 30% in meno di 5 mesi, lasciando ai ribassisti il proverbiale cerino combusto tra le mani.
Nulla rispetto a quello che sta accadendo su Saipem. Il gruppo dell’ingegneria energetica guidato da Alessandro Puliti è oggi per distacco il più shortato in assoluto a Piazza Affari, con il 14,9% del capitale venduto allo scoperto. Posizioni speculative di fondi che evidentemente scommettono forte sulla possibilità che la fusione annunciata con la norvegese Subsea 7 - progetto che dovrebbe dare vita a un gigante da oltre 20 miliardi di ricavi - possa non andare in porto. In attesa di capire se le nozze verranno celebrate o meno, le azioni Saipem continuano da tempo ad apprezzarsi e nel 2026 hanno pressoché raddopiato il valore (+91%). Provocando più di un grattacapo ai 13 fondi - da Blackrock a D.E. Shaw. da Glg Partners a Kite Lake Capital, passando per Capital Ventures International a cui fa capo la posizione short più cospicua (3,2%) - che tifano contro. Al momento invano. (riproduzione riservata)