Quando la ricchezza spegne i valori
Quando la ricchezza spegne i valori
Dalle liti ereditarie di casa Agnelli e Del Vecchio emerge un modello familiare e morale discutibile per chi crea impresa. Insieme ai patrimoni, i due fondatori hanno lasciato un’eredità umana quanto meno controversa. Un segnale che pesa sul costume dell’intero sistema economico e finanziario italiano

di di Paolo Panerai 26/06/2026 19:30

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Chi sa che cosa penserà dal Purgatorio (o dal Paradiso) l’Avvocato (ovviamente Gianni Agnelli) sulla continua escalation della lite ereditaria fra sua figlia Margherita e il figlio di sua figlia, il nipote prediletto John Elkann. E analogamente cosa penserà dal teorico Paradiso, visto che la beneficenza che ha fatto potrebbe essere ampia compensazione delle almeno tre mogli o pseudo mogli, il fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, padre dei figli da almeno due mogli e una convivente, con in particolare l’ultima moglie convivente, che ha collocato in gara per l’eredità anche il figlio di primo letto, e del secondo che porta anche il nome del padre, sia pure vezzeggiato in Leonardino.

Due storie di significativa tristezza

Sono due storie, oltre che da giornali rosa, sono invece anche di significativa tristezza, sia per quanto penserà al di là dalla terra Leonardo Del Vecchio per la guerra fra tutti i suoi figli e, dal paradiso o dal purgatorio, l’Avvocato Agnelli, che pure di vicende rosa è stato un alto professionista, appunto fino a vederlo più in purgatorio che in paradiso.

Siamo di fronte a due personaggi che, consapevolmente o inconsapevolmente, hanno lasciato insieme a molti quattrini, una umana eredità quanto meno discutibile.

Non che un giornale come MF-Milano Finanza voglia proporsi come arbitro della moralità di famiglie sovrabbondanti di ricchezza, ma certo quanto sta accadendo ormai da tempo nella famiglia dell’Avvocato e da alcuni mesi in quella dei Del Vecchio, può avere, anzi ha, rivolti tutt’altro che secondari non solo in due capisaldi dell’imprenditoria italiana ma anche nel costume che essi trasmettono a tutto il sistema economico e finanziario nazionale. Non siamo per fortuna ai livelli trumpiani verso tutto il mondo occidentale, ma certo, ambo i casi, suggeriscono, a chi intraprende e a chi conquista ricchezza, dei modelli familiari e, più in generale, modelli di moralità davvero discutibili.

La differenza tra Agnelli e Del Vecchio

È la più chiara dimostrazione che, quando regna la ricchezza, non di rado decadono molti valori, da quelli familiari a quelli verso terzi, che dovrebbero essere invece il pilastro di una società sana come molti vogliono, anzi desidereremmo tutti, che sia l’Italia.

Naturalmente le due vicende familiari degli Agnelli e dei Del Vecchio hanno molti aspetti in comune, ma non tutti. Intanto, perché gli Agnelli sono una famiglia ai vertici dell’economia italiana da decenni e decenni, mentre la ricchezza e il potere dei Del Vecchio sono di prima generazione, per di più con un fondatore, il sicuramente grande Leonardo, che era un Martinitt, quindi una persona che è partita davvero da zero.

La tragica storia di Edoardo Agnelli

Nella famiglia Agnelli gli scontri, negli ultimi tempi, sono andati al di là del pensabile perché a litigare ferocemente sono la figlia dell’Avvocato, Margherita, contro suo figlio John Elkann, scelto dall’Avvocato di fatto come suo erede, almeno per la conduzione del gruppo Fiat.

Tuttavia, non si tratta della sciagura unica della famiglia simbolo dell’industria italiana, se si tiene conto della morte del figlio dell’Avvocato, Edoardo, trovato senza vita, quarantenne, sotto una piazzola di sosta dell’autostrada Torino-Savona, non lontano dalla sua Fiat Croma con il bagagliaio aperto. Non fu difficile formulare da parte degli inquisenti l’ipotesi di suicidio per droga. Del resto, dopo una brillante laurea nell’Università americana di Princeton, Edoardo aveva oscillato fra la designazione da parte del padre per i vertici del gruppo Fiat, e i suoi viaggi in India, alla ricerca di se stesso.

Chi è Leonardino Del Vecchio

Leonardino Del Vecchio è invece il più giovane dei figli del fondatore Leonardo, che ha avuto due mogli e altre compagne. Leonardino è figlio dell’ultima moglie del padre, Nicoletta Zampillo, ex-moglie del finanziere Paolo Basilico, padre di Rocco Basilico, che la madre è riuscita a far essere anch’egli erede di Leonardo Del Vecchio al pari di tutti gli altri figli dell’ex-Martinitt.

Non è difficile comprendere che avendo l’Avvocato Agnelli subìto la morte del figlio Edoardo, non poteva che ricorrere, per l’eredità al primo nipote, appunto John Elkann, figlio della figlia Margherita e del di lei primo marito Alain Elkann, scrittore, metà sangue italiano e metà francese, con destino ebraico per essere figlio del Rabbino capo prima di Parigi e poi della Francia intera.

Il messaggio economico e sociale per il Paese

Questi accadimenti italiani potrebbero anche essere classificati come di secondo o terzo livello rispetto a quanto sta accadendo in altre parti del mondo, ma ad avviso di MF-Milano Finanza hanno una notevole rilevanza per quanto avviene nel sistema economico e sociale del Paese.

Infatti, l’esempio che proiettano non è il migliore per imprimere al Paese non soltanto una svolta economica ma anche morale nel rispetto di valori condizionanti per lo sviluppo equilibrato dell’Italia. Di una Italia dove c’è una onorificenza, quella di Cavaliere del lavoro, che viene assegnata dal Quirinale e da quando è Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, le scelte sono sempre state oculate ed efficaci come messaggio a tutto il Paese. Avendo ricevuto quella onorificenza, svariati anni fa, dalle mani del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, credo che l’onorificenza stessa possa, anzi debba essere, una leva da usare in maniera sempre più forte. Compito che in primo luogo spetta ai vertici della Federazione dei Cavalieri del lavoro anche con iniziative nuove, dettate proprio dal cambiamento dei tempi per il peso enormemente crescente nella società della più avanzata tecnologia, cioè l’AI.

L’importanza delle fonti quando si parla di AI

Essendo stata Class Editori prima (e ancora unica) in Italia ad aver realizzato un sistema AI generativa, appunto MFGpt, scopriamo tutti i giorni quanto forte può essere il valore di una soluzione che non mischi le fonti, come invece avviene da parte delle maggiori realizzazioni nel mondo.

Ricevere una risposta da AI che attinge a fonti diverse e produce risposte e informazioni che mixano appunto le fonti, talvolta senza indicare per ogni parte della risposta qual è la fonte, vuol dire fare informazione scorretta, dare risposte, pericolosissime, perché qualunque sia l’evoluzione della AI, già adesso si possono cogliere le deviazioni che tendono a sottrarre all’utente il diritto di sapere da quale fonte arriva l’informazione e quindi della possibilità di sapere da parte dell’utente quanto poco o molto si possa fidare di quelle risposte.

Il rispetto del cervello umano (e della democrazia)

Non è naturalmente l’unica problematica dell’AI, ma sicuramente la principale per il rispetto della democrazia e del cervello umano, che deve porter trarre da solo le conclusioni sui vari temi e certamente non lo può fare se non se conosce la prima fonte da cui il sistema di AI trae i contenuti per dare la risposta.

Non solo per questo, se la AI viene giocata con rastrellamento delle informazioni da ogni dove senza però specificarne in maniera chiara le origini in ogni risposta alle interrogazioni, si crea una sorte di dittatura della potenza digitale poiché l’utilizzatore non sa da quale fonte è stato risposto alla sua interrogazione. Insomma, una risposta che può apparire anche razionale ma allo stesso tempo irreale.

Ma qualcuno dice: le fonti sono solo una base per dare la risposta, come se due o tre cervelli mischiassero le loro risposte senza indicare da chi specificamente vengono le varie parti della risposta; la razionalità non viene dalla fonte più accreditata su quel tema ma dal collage con le risposte delle altre fonti. Come dire che i contenuti di varie fonti vengono messi in un frullatore senza specificare quali frutti hanno formato il frullato.

Il più grande pericolo per la conoscenza

Chi sta leggendo o leggerà questo testo sa che non è la prima volta ne sarà l’ultima che mi impegno a comunicare quanto possano essere precarie le risposte trasmesse dall’AI, se non si sa quali parti della risposta stessa vengono da una fonte o e quali dall’altra.

Proprio da questa realtà nasce anche il più grande pericolo per i giovani che usano la AI generativa come lo strumento, talvolta unico, di conoscenza. Infatti apprendono, ma non sanno da chi hanno ricevuto i contenuti della risposta e quindi non sono in grado neppure di fare il controllo minimo delle fonti. E pensare che in ogni libro che si rispetti, da secoli e secoli, sulle tesi o informazioni che riportano c’è il numero della nota da poter leggere appunto per avere la fonte. Naturalmente a piè di pagina, ma con avviso chiaro nel testo, grazie a quel numerino.

WWW la AI, ma con le fonti indicate

Siamo di fronte a un sicuro imbarbarimento anche perché la risposta può nascere da due tesi opposte, dalle quali appunto non si discerne quanto venga da una fonte e quanto dall’altra.

Il guaio è che sono soprattutto i giovani che usano la AI; quindi, del sapere che incamerano non sapranno mai o comunque con grande difficoltà qual è la fonte dell’informazione o soluzione acquisita.

WWW la AI, ma tre volte Viva, se chi la genera, come nel nostro caso di MGpt indica pedestremente le fonti e non solo alla fine in maniera indifferenziata e cumulativa invece che per ogni parte del testo, se lo stesso arriva da fonti diverse.

Dove c’è il più grande valore medico

La AI ha e avrà sempre più spazio anche nella medicina. Ma perché ciò avvenga occorre che sia introdotta la AI lì dove esiste il più alto valore scientifico e medico. C’è in Italia, a Milano, la capitale di tutto, salvo che della politica lasciata a Roma, una consapevolezza che due ospedali di grande valore come lo Ieo per i tumori, fondato dal grande Umberto Veronesi, e il Monzino per il cuore, fondato con la donazione del padrone allora della Standa, siano, specialmente negli ultimi anni, gestiti in maniera non ideale.

C’è una tale consapevolezza che sicuramente, nel momento in cui si chiuderanno le operazioni bancarie in corso, molto potrebbe e dovrebbe cambiare nella gestione dei due più specializzati ospedali d’Italia in due specialità fondamentali come il cuore (Monzino) e i tumori (Ieo).

I collegamenti tra medicina e risiko bancario

Di ciò c’è piena consapevolezza in tutti coloro che partecipano alla più grande competizione bancaria della storia italiana e cioè Intesa Sanpaolo e Unipol da una parte e dall’altra Monte dei paschi di Siena (forse con Bpm). Infatti, i due ospedali sono da tempo sotto l’egida bancaria, lo Ieo addirittura fin dalla fondazione, mentre il Monzino era nato appunto grazie alla generosità del fondatore della Standa. A guidare le operazioni è stata da sempre Mediobanca e intorno a essa si è svolta tutta la paradossale situazione di non permettere a Leonardo Del Vecchio, per molto tempo, di esserne un significativo finanziatore. Ma questa è storia nota.

Il potere sullo Ieo

Meno noto è che a un settore fondamentale come la salute dei cittadini guardi da tempo con occhio critico la prima e più socialmente sensibile banca italiana, cioè Intesa Sanpaolo, non a caso posseduta da due fondazioni. Ma da sempre il potere sullo Ieo, che possiede il Monzino, è stato nelle mani di Mediobanca, alla quale se viene riconosciuto l’impegno verso un tipo particolare di finalità sociale, dall’altra sono state rivolte spesso molto forti le critiche per come la gestione si è sviluppata.

Incluso lo scontro con Del Vecchio che per entrare nel capitale dovette acquistare la quota da Unicredit, allora assai lontano da Mediobanca a cui è sempre spettato il potere e l’ultima decisione sui due ospedali. In Intesa Sanpaolo sono stati giustamente sempre critici verso un approccio che dietro le finalità sociali ha messo in atto una gestione di non efficienza non pari alla qualità degli staff, essendo influenzata dagli schieramenti di potere, nella gestione dei quali la Mediobanca di Enrico Cuccia ha sempre fatto il bello e il brutto tempo, in considerazione che la presidenza, sia pure per delega, è sempre stata nelle mani della speciale banca che è stata appunto Mediobanca.

Un approccio gestionale da modificare

Il presidente della Ieo, con influenza quindi sul Monzino, è da tempo Carlo Cimbri, capo anche di Unipol, il quale attraverso Mediobanca ha potuto portare alle cooperative con centro a Bologna, tutto quanto era derivante dal fallimento del gruppo Ligresti. Cimbri ha fatto il possibile, ma certo il comando è stato da sempre di Mediobanca appunto in un’area molto importante di gestione del sociale.

Sia che Mediobanca rimanga sotto il controllo, ora in essere, di Monte dei Paschi di Siena, sia che prevalga il disegno di Intesa Sanpaolo di conquistare Mps per tenersi Mediobanca e il suo portafoglio di società specializzate, si percepisce comunque dalle due parti la volontà di rinnovare e modificare l’approccio gestionale verso i due fondamentali ospedali per la salute degli italiani.

Una sintonia che aumenterà con Cimbri

Di questa necessità c’è consapevolezza al vertice di Intesa Sanpaolo da almeno una decina d’anni, per la sensibilità al tema sia dell’ad Carlo Messina che del responsabile dell’area banca d’affari, Gaetano Miccichè. E la sintonia non potrà che aumentare con Cimbri poiché da tempo, dal momento dell’Opa di Intesa su Ubi, il legame indiretto fra la prima banca italiana e il sistema Unipol controllore di Bper e di Sondrio non si è che rinforzato, fino appunto a prevedere che oltre 600 sportelli di Mps vadano a Bper se l’Ops di Intesa su Mps dovesse avere successo.

Allo stesso modo, gli italiani malati di tumore e di cuore, potranno rimanere tranquilli anche se non dovesse avere successo l’Ops di Intesa su Mps. La banca senese esiste da oltre 600 anni e, sotto la guida di Luigi Lovaglio e Maurizio Bai, oltre che il profitto ha ritrovato anche lo slancio sociale. Tanto che la facoltà di medicina di Siena è pronta a una stretta collaborazione con i due eccellenti ospedali milanesi.

Un effetto molto positivo sul sistema ospedaliero

Non è secondario che il vincitore del risiko bancario sia Siena o Intesa Sanpaolo-Unipol ma soprattutto sul piano strettamente bancario e finanziario. Per quanto riguarda gli ospedali, non succederà quanto è avvenuto nel passato remoto e recente. Anche se con risorse diverse, ci sarà pari attenzione, con un effetto molto positivo sul sistema ospedaliero specializzato per due delle più mortali malattie di cui possono soffrire gli esseri umani.

Come dire che anche le banche e i sistemi finanziari, spesso considerati aridi e spinti solo dal denaro, possono avere, come Intesa Sanpaolo e Mps, un cuore. Che vinca chi sarà più abile e forte nella competizione borsistica in atto. Ma che dopo la vittoria, il vincitore innalzi al livello mai raggiunto in passato lo spirito sociale verso i due fondamentali ospedali. (riproduzione riservata)