Quando la Cina di Xi dà lezioni di democrazia all'America di Trump
Quando la Cina di Xi dà lezioni di democrazia all'America di Trump

di di Paolo Panerai 25/09/2026 19:30

Ftse Mib
51.866,93 23.51.08

+0,63%

Dax 30
25.408,64 23.51.08

+0,56%

Dow Jones
51.828,62 23.51.08

+0,93%

Nasdaq
27.064,88 23.51.08

+0,48%

Euro/Dollaro
1,1391 23.00.21

-0,09%

Spread
92,41 17.29.16

-3,17

Due titoli del Corriere della sera di venerdì 25, uno accanto all’altro, sintetizzano il momento sempre più preoccupante che il mondo sta attraversando, anche se in apparenza sembrano semplici titoli di cronaca politica internazionale. Primo titolo: «Bando ai media, stop del giudice. La Casa Bianca prova lo stesso a tenerli fuori». Secondo titolo: «Difesa e “Super intelligenza”, Xi a Trump: evitiamo lo scontro». Il leader cinese cerca “stabilità strategica”. «E su Taiwan il Tycoon parla di pedina di scambio».

Bastano queste poche righe per capire che paradossalmente le immagini e i trend dei due più grandi paesi del mondo, stanno cambiando sempre di più la loro immagine verso lo stesso mondo intero: l’America del presidente Trump che viola la libertà di stampa ribadendo l’ostracismo ad alcuni giornalisti rei di aver descritto la realtà americana di oggi, mentre la Cina ereditata dal presidente Xi dopo due politici straordinari come sono stati Mao e Deng Xiao Ping, che dà quasi lezione di democrazia agli Stati Uniti sebbene Xi abbia cambiato la costituzione eliminando i limiti di mandato.

Il messaggio categorico che emerge da questo dialogo è il seguente: la democrazia americana è minacciata da un presidente che vuole impedire una libertà, fondamentale, come quella di accedere, per chi ha il dovere di informare, alle fonti dirette. Con l’espulsione e nonostante il giudice abbia ordinato la riammissione alla Casa Bianca di giornalisti non graditi perché critici verso il suo operato, il presidente Trump conferma il non rispetto della democrazia, affermando che gli espulsi non rientreranno. Per contro la Cina comunista invece cerca il dialogo per la stabilità del mondo pur avendo, il presidente Xi, rinunciato a uno dei principi decisivi per la guida verso la democrazia e cioè il limite introdotto da Deng di massimo due mandati consecutivi di capo dello stato cinese.

Le relazioni Usa-Cina e il nodo Taiwan

Sconfitto, per ora, se non sul piano militare certo su quello dell’immagine, il presidente Donald Trump avrà pensato di recuperare le brutte figure fatte in Iran e dintorni, invitando a Washington il presidente Xi Jinping. Ma la profonda sfiducia reciproca, a giudizio del miglior analista di The Economist continuerà ad ostacolare la cooperazione tra Stati Uniti e Cina a meno che Trump non decida di far riammettere Formosa alla Cina.

Con questi tentativi vengono sovvertiti i connotati dei due maggiori paesi del mondo: gli Usa, una volta esempio di democrazia, provocano instabilità attraverso il biondo ossigenato presidente che nega il principio fondamentale per la democrazia. Cioè quello della libertà di stampa: la Cina comunista del presidente Xi che cerca il dialogo recandosi a Washington per verificare le intenzioni del presidente americano.

Ma secondo il più qualificato analista di The Economist la profonda sfiducia reciproca ostacolerà la cooperazione fra i due paesi in primo luogo sull’intelligenza artificiale. Non vi è dubbio che il maggior danneggiato, nel caso, sarà Trump non fosse altro perché i raccoglitori di migliaia di miliardi americani per lo sviluppo della AI non hanno bisogno di un presidente che decide di cacciare dalla Casa Bianca i giornalisti, di media più che autorevoli, perché a suo giudizio non gli sono favorevoli. Probabilmente un fatto del genere non è neppure avvenuto nelle peggiori dittature, perché comunque gli Stati Uniti per molti nel mondo sono stati anche l’esempio migliore della democrazia, cioè coloro che sconfissero un dittatore spietato come Adolf Hitler. È vero che ebbero un decisivo aiuto da Giuseppe Stalin che mise in ritirata il dittatore tedesco dalla Russia, ma nessuno nel mondo potrà dimenticarsi che a liberare l’Europa proprio da Hitler furono in primo luogo gli americani. Oggi è il ribaltamento del mondo nonché un pericolosissimo annientamento dei principi fondamentali della democrazia, cioè in primo luogo riguardo alla libertà di informare coloro che hanno il dovere di farlo e verso i quali il presidente Trump impone l’ostracismo.

E non vi è dubbio che il più importante argomento di una possibile intesa fra Trump e Xi sia quello che riguarda l’intelligenza artificiale o AI sulla quale non è altrettanto in dubbio che la supremazia sia contemporaneamente degli Usa e della Cina.

La sfida dell'intelligenza artificiale tra Washington e Pechino

Per questo era stato previsto come l’argomento principale dell’incontro degli ultimi giorni, ma se quando sto scrivendo non ci sono state ancora dichiarazioni ufficiali, è apparso chiaro a tutti gli osservatori che ognuno percorrerà la propria strada, con migliaia e migliaia di miliardi raccolti in primo luogo da tre o quattro aziende americane, ma anche in Cina dove i capitali se sono formalmente delle aziende, certamente arrivano o sono garantiti dallo Stato. Anche dopo il vertice cino-americano non pare che ci possa essere una collaborazione sul tema capitale di oggi.

Sono reduce dall’incontro annuale dell’associazione European business media che si è tenuto a Lisbona, l’estremità occidentale dell’Europa. All’assemblea hanno partecipato tutti i grandi gruppi europei indipendenti dell’informazione economico e politica, a cominciare dal Financial Times. Come già sapete Class Editori è fra i fondatori (e il mio vice, Gabriele Capolino, ne è stato a lungo presidente). È stata una straordinaria opportunità per constatare che fra gli altri il maggior pericolo per la democrazia occidentale è la presidenza Trump, ma non solo. Come sapete e condividete voi lettori dei nostri media, anche per il solo fatto che li leggete, una corretta e indipendente informazione è fra i fondamenti più importanti della democrazia, specialmente nell'epoca del boom dell’AI. E in questa fondamentale necessità dei cittadini-elettori di essere ben informati per scegliere, occorre una AI che elabori informazioni indipendenti ed oggettive. Purtroppo, in molti casi non è così specialmente quando la nuova tecnologia ha permesso a vari operatori, non solo americani, di acquistare gli archivi storici di molti media, non solo di quelli indipendenti, e quindi, nel mix, non affidabili.

Un sistema di informazione europeo indipendente

Il proposito di European business (e inevitabilmente independent) media è quello, su iniziativa di Class Editori, di costruire grazie all’evoluzione tecnologica un sistema europeo di informazione, sì da offrire ai cittadini che credono nei valori della libertà e dell’indipendenza, una piattaforma assolutamente affidabile e che non sia comune in ogni singolo stato ma in tutta l’Europa come entità alternativa ai blocchi, anche nel continente europeo, che oggi creano guerre, morti e disperazioni. Il convincimento è che se i tedeschi avessero avuto informazioni oggettive, quindi non manipolate dai regimi, non ci sarebbe stata la tragica seconda guerra mondiale, perché Hitler non avrebbe potuto diventare un feroce dittatore. Oggi in non pochi paesi si ripropone il problema. Ma solo i cittadini che sono male informati, che non conoscono i fatti veri, sono facilmente catturabili da chi ha sete di potere a ogni costo e quindi mente ai cittadini, annientando le democrazie.

L’antidoto è una informazione libera e oggettiva, come scrivo ripetutamente e ripeto ora anche alla luce dei risultati dell’assemblea di European business and economics media: un tempo dei quotidiani di carta, poi dei siti digitali e ora dell’AI. Ammesso che l’intelligenza artificiale abbia a disposizione data base di informazione indipendente e che essa non sia rivolta solo al più che legittimo profitto ma al rispetto di valori senza i quali non c’è democrazia.

A questo risultato si arriva solo se c’è comunità di idee e correttezza in chi genera contenuti, che poi vengono messi in comune prima fra chi li produce e poi con i cittadini lettori.

La nostra AI generativa MFGpt e le altre iniziative 

È per noi di Class Editori grande soddisfazione per il generale consenso al progetto, che potrà basarsi sul modello della nostra AI generativa, MFGpt.

Ma sempre nella stessa direzione sono fondamentali altre iniziative prospettate a Lisbona. In primo luogo, la messa in comune dei data base che coprono tutta l’Europa fino alla Turchia, con il rispetto dei principi di indipendenza dal potere politico ed economico che è la premessa per una informazione oggettiva.

Il consenso è stato generale: dal più grande gruppo europeo, lo svedese Bonnier presente in 13 paesi, agli editori più piccoli ma animati tutti dagli stessi principi. Class Editori metterà appunto a disposizione il sistema che permette di far già funzionare da alcuni mesi MFGpt.

Un data base europeo ostacola anche il progetto, in parte già realizzato, di OpenAI di comprare tutti i contenuti dal maggior numero possibile di media, anche italiani.

Nel nostro programma europeo la forza degli archivi di decenni delle case editrici aderenti a European businnes media più l’aggiornamento costante da parte degli stessi editori europei, costituiscono l’alternativa umana alla potenza smisurata, ma a rischio, degli smisurati (come raccoglitori di capitali) gruppi di AI americani, ma è anche un segnale forte che l’Europa esiste con la possibilità per la Ue di battere un colpo che si senta nel mondo.

Per chi legge i giornali, i siti di 29 case editrici europee e usa già MFGpt è facile constatare che questa scelta, che costa a tutti noi sangue, permetterà di constatare come nell’informazione non c’è per forza bisogno di investimenti stramiliardari, ma al posto di risorse monetarie stratosferiche, può valere di più la trasparenza e la millenaria cultura europea.

Ben presto ai nostri affezionati lettori e utilizzatori, ma anche alle autorità italiane ed europee, farà molto piacere constatare che talvolta il sapere e la cultura possono vincere sullo strapotere economico. (riproduzione riservata)