Via libera dell’antitrust americano all’acquisizione di Atkore da parte di Prysmian. Il gruppo italiano dei cavi ha comunicato che il periodo di attesa previsto dall’Hart-Scott-Rodino Antitrust Improvements Act è scaduto il 14 settembre, consentendo così di superare uno dei principali passaggi regolamentari dell’operazione.
Il closing resta subordinato all’approvazione da parte dei titolari di almeno la maggioranza delle azioni Atkore in circolazione, alle ulteriori autorizzazioni regolamentari e alle altre condizioni previste per il perfezionamento dell’acquisizione.
L’operazione, del valore di 3,3 miliardi di euro in termini di enterprise value (corrisponde a un multiplo di 9,8x l’ev/ebitda 2025), rappresenta un tassello importante nella strategia di crescita di Prysmian sul mercato statunitense, dopo l’acquisizione di Encore Wire. Proprio il rafforzamento della presenza negli Stati Uniti è uno degli elementi centrali della logica industriale dell’operazione: Atkore consente infatti a Prysmian di ampliare in modo significativo il portafoglio di prodotti e di aumentare l’esposizione a segmenti strutturalmente sostenuti dagli investimenti in elettrificazione, infrastrutture e data center.
Sul fronte finanziario, Prysmian ha raccolto di recente 850 milioni di euro attraverso il collocamento di 7,02 milioni di nuove azioni, pari al 2,5% del capitale, a 121 euro per azione (sconto del 2%). La raccolta è in linea, per dimensione, con le indicazioni fornite dal management e con le stime degli analisti: nelle precedenti valutazioni erano state ipotizzate 6 milioni di nuove azioni per un incasso vicino ai 700 milioni di euro.
La scelta di procedere attraverso un aumento di capitale, anziché utilizzare in parte le 9,5 milioni di azioni proprie detenute in portafoglio, potrebbe inoltre lasciare a Prysmian maggior flessibilità per eventuali future operazioni di crescita esterna.
Il cuore dell’operazione è rappresentato dalle sinergie. Il management di Prysmian ha infatti stimato benefici a regime per circa 150 milioni di dollari di ebitda entro tre anni dal closing. La generazione dovrebbe essere progressiva e distribuita nel triennio successivo al perfezionamento dell’operazione.
Circa due terzi delle sinergie attese dovrebbero derivare dall’aumento dei ricavi, mentre il restante terzo sarebbe legato a efficienze operative, acquisti e ottimizzazione della struttura organizzativa. Un elemento che lascia aperto un ulteriore margine di upside è che le stime non incorporano il potenziale derivante dall’integrazione delle attività cavi di Atkore, che generano circa 400 milioni di dollari di ricavi.
L’obiettivo è creare negli Stati Uniti una sorta di «one-stop shop» per clienti e distributori: la combinazione dei portafogli dovrebbe consentire alla rete commerciale di proporre un’offerta più ampia, aumentando le opportunità di cross-selling e la possibilità di conquistare nuovi contratti. Per gli analisti, il piano appare credibile anche alla luce del track record del management nell’integrazione delle acquisizioni, con il caso Encore Wire come riferimento più recente.
Un secondo elemento decisivo per la creazione di valore è il recupero della redditività di Atkore. Il gruppo americano presenta oggi margini ebitda intorno al 12% nelle stime 2026, ma prima della pandemia operava su livelli nell’ordine del 16-17%. Prysmian ritiene quindi possibile un progressivo ritorno verso questi livelli, sostenuto dalla ripresa dei volumi e dalle sinergie.
L’andamento dei margini di Atkore negli ultimi anni presenta, secondo il management, analogie con quanto osservato in Encore Wire: dopo i picchi registrati nel ciclo post-pandemico, la redditività è scesa, ma il business mantiene caratteristiche di resilienza e beneficia della spinta degli investimenti nell’infrastruttura elettrica e nel comparto non residenziale statunitense. Anche il profilo di generazione di cassa è favorevole. Gli investimenti annui di Atkore sono relativamente contenuti, nell’ordine di 80-90 milioni di dollari, mentre le dinamiche del capitale circolante risultano comparabili a quelle di Prysmian, con ulteriori margini di ottimizzazione.
Tra gli asset più interessanti per Prysmian c’è poi l’esposizione ai data center. Oggi questo segmento rappresenta il 10-15% del fatturato di Atkore e consente al gruppo italiano di rafforzare ulteriormente la propria presenza in uno dei mercati finali caratterizzati dalle maggiori prospettive di crescita.
Per gli analisti l’operazione può generare circa 1 miliardo di euro di valore, equivalenti a circa 3-4 euro per azione, grazie soprattutto alla capacità di Prysmian di portare a regime le sinergie previste entro il 2029 e al rafforzamento del posizionamento competitivo negli Stati Uniti. La combined entity potrebbe così trattare a circa 18 volte il p/e adjusted 2027 e 15 volte quello 2028, con una leva finanziaria, includendo i bond ibridi, stimata rispettivamente in circa 1,3 e 0,7 volte.
Banca Akros ha ricordato che nell’esercizio 2025 Atkore ha registrato ricavi per 2.850 milioni di dollari e un ebitda di 386 milioni di dollari. E ha ribadito il rating neutral e il target price a 130 euro su Prysmian.
A Piazza Affari il titolo Prysmian il 15 settembre perde lo 0,42% a 117,75 euro. Ma anche grazie a quest’acquisizione in un anno ha messo a segno un +46% circa. Il consenso Bloomberg vede 13 rating buy, 3 hold e 1 sell con un prezzo obiettivo medio a 159,50 euro (+35,7% di potenziale upside). (riproduzione riservata)