Proteste in Iran, l’opposizione denuncia 12mila vittime. Trump: «L’aiuto è in arrivo»
Proteste in Iran, l’opposizione denuncia 12mila vittime. Trump: «L’aiuto è in arrivo»
Mosca: «Minacce inaccettabili». Secondo i vertici della Repubblica islamica le vittime sarebbero 2mila. Il tycoon invita i manifestanti a resistere mentre cresce la condanna internazionale e l’ipotesi di nuove sanzioni

di di Giusy Iorlano  13/01/2026 17:00

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Donald Trump bombarderà l’Iran? È la domanda che incombe in questo momento di forte tensione sul piano politico internazionale,  dopo l’ultimo post del presidente degli Stati Uniti diretto ai manifestanti iraniani, invitandoli a non arrendersi. «Patrioti iraniani, continuate a protestare. Prendetevi le vostre istituzioni», ha scritto sul suo social Truth, aggiungendo: «Annotatevi i nomi degli assassini e di chi si macchia di abusi. Pagheranno un prezzo elevato».

Trump ha inoltre annunciato di aver «annullato tutti gli incontri con i funzionari iraniani fino a quando l’insensata uccisione dei manifestanti non si fermerà» e ha assicurato che «l’aiuto sta arrivando», senza però fornire dettagli concreti sulle modalità di sostegno.

Siamo entrati nel momento decisivo. Quello in cui la rivolta iraniana potrebbe riuscire, per la prima volta dopo decenni, a incrinare seriamente le fondamenta del regime della Repubblica islamica.

Il presidente degli Stati Uniti, dopo aver già minacciato un intervento in caso di uccisione dei manifestanti, è stato sicuramente informato delle opzioni militari disponibili. E in passato Washington ha già fatto ricorso alla forza in modo mirato e limitato, anche contro l’Iran, con operazioni rapide e obiettivi precisi. Lo ha fatto assassinando il generale dei Guardiani della rivoluzione Qassem Soleimani nel 2020 e bombardando i siti di Fordo, Natanz e Isfahan a giugno dell’anno scorso.

La situazione attuale è però molto più complessa: eventuali attacchi contro siti militari o simboli del potere, o persino contro la leadership, difficilmente garantirebbero un esito decisivo. Potrebbero spingere il regime a negoziare oppure, al contrario, rafforzarne la propaganda interna e radicalizzarne la reazione.

Gli Stati Uniti si trovano così davanti a un dilemma: non intervenire rischia di minarne la credibilità internazionale, intervenire senza un’azione attentamente calibrata potrebbe invece aggravare ulteriormente il caos.

Non si è fatta attendere la risposta di Mosca. «Le minacce provenienti da Washington di lanciare nuovi attacchi militari contro la Repubblica Islamica dell’Iran sono assolutamente inaccettabili», ha affermato la portavoce del ministro degli Esteri russo, Maria Zakharova. Lo riporta la Tass. «Chi intende usare disordini di matrice straniera come pretesto per ripetere l’aggressione contro l'Iran commessa nel giugno 2025 deve essere consapevole delle terribili conseguenze di tali azioni per la situazione in Medioriente e per la sicurezza internazionale globale», ha aggiunto.

Il bilancio della repressione

Proprio nelle ultime ore il bilancio della repressione delle proteste in Iran si fa sempre più grave. Secondo Iran International, testata di opposizione con sede a Londra, almeno 12 mila persone, in gran parte under 30, sarebbero state uccise nelle manifestazioni contro il regime. Un dato che, se confermato, configurerebbe quello che la stessa emittente definisce «il più grande massacro nella storia contemporanea dell’Iran», avvenuto in larga parte nelle notti tra l’8 e il 9 gennaio.

La stima diffusa dal comitato editoriale di Iran International si basa su quella che viene definita «un’analisi esclusiva di fonti e dati medici» ed è stata resa pubblica solo dopo una fase di verifica articolata. Secondo la testata, la pubblicazione è stata deliberatamente ritardata «fino alla convergenza delle prove», al termine di un’analisi in più fasi, che ha incrociato informazioni provenienti da diverse fonti, tra cui una ritenuta vicina al Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale iraniano. Un lavoro che punta a superare le difficoltà di accesso ai dati causate dal controllo dell’informazione e dalle restrizioni imposte dal regime.

Le cifre ufficiali e il blackout informativo

Ben diversa la versione fornita dalle autorità iraniane. Un funzionario governativo ha dichiarato alla Reuters che le vittime sarebbero circa 2 mila, includendo nel conteggio anche membri delle forze di sicurezza. Le morti, secondo Teheran, sarebbero riconducibili all’azione di «terroristi».

Ancora più basse le ultime stime diffuse dalla ong statunitense Human Rights Activists News Agency, che parlavano di almeno 646 vittime. Tuttavia, il prolungato blackout di internet e le restrizioni alle comunicazioni rendono estremamente difficile ottenere dati completi e verificare in modo indipendente le informazioni provenienti dal Paese, alimentando un clima di incertezza e sfiducia sulle cifre ufficiali.

La condanna internazionale

La repressione ha provocato una dura reazione della comunità internazionale. L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, si è detto «inorridito» dalla situazione: «L’uccisione di manifestanti pacifici deve cessare. È inaccettabile etichettare i manifestanti come terroristi per giustificare la violenza contro di loro», ha dichiarato in una nota ufficiale.

Parole ancora più nette arrivano dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, secondo cui «quando un regime si mantiene al potere soltanto con la violenza è di fatto alla fine». «Ritengo che stiamo assistendo alle ultime giornate e alle ultime settimane di questo regime», ha aggiunto, delineando uno scenario di possibile destabilizzazione interna.

Dura anche la presa di posizione della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che su X ha scritto: «Il crescente numero di vittime in Iran è terrificante. Condanno inequivocabilmente l’uso eccessivo della forza e le continue restrizioni della libertà». Von der Leyen ha ricordato che l’Unione europea ha già inserito l’intero Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica nel regime sanzionatorio per violazioni dei diritti umani e ha annunciato che, in stretto coordinamento con l’Alta rappresentante Kaja Kallas, «saranno rapidamente proposte ulteriori sanzioni ai responsabili della repressione». «Siamo al fianco del popolo iraniano che sta coraggiosamente marciando per la propria libertà», ha concluso.

Anche il governo italiano «segue con forte preoccupazione la situazione di questi giorni in Iran e le notizie che stanno giungendo circa i numerosi morti tra i manifestanti». Lo riferisce una nota di palazzo Chigi. «L’Italia chiede alle Autorità iraniane di assicurare il rispetto dei diritti del popolo, incluso quello di espressione e di pacifica assemblea, e l'incolumità di chi manifesta nelle piazze. Insieme ai partner europei e del G7 - conclude la nota - il governo italiano continua a lavorare per una soluzione positiva della crisi, rispettosa delle aspirazioni di libertà e parità di diritti del popolo iraniano».(riproduzione riservata)