Piazza Affari ha toccato quota 47.600 punti all’inizio di febbraio tornando ai massimi dal 2000 per poi attraversare alcuni giorni di forte volatilità dei mercati. Qui hanno inciso anche due profit warning: quello di Bff Bank con il contestuale cambio del ceo che ha visto il titolo precipitare fino al 50% e quello di Stellantis (-25%), venerdì 6, che ha annunciato oneri per 22 miliardi di euro e la sospensione del dividendo. Adesso, al livello 45.700, il maggior indice di Piazza Affari è ancora positivo da inizio anno ed è cresciuto del 23% negli ultimi dodici mesi. La stagione delle trimestrali è appena partita, in alcuni casi i risultati sono stati superiori alle stime, lo si è visto per esempio con Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, FinecoBank e Bper Banca, in altri le comunicazioni al mercato, come si è visto, hanno creato non pochi scossoni.A questo punto la domanda è: come costruire un portafoglio puntando su titoli e settori che dimostrano di continuare a crescere, staccano nutriti dividendi e resistono meglio alle forti ondate di vendita? Quali invece evitare per ora, in attesa che la stagione delle trimestrali entri nel vivo dei conti di fine 2025?
Nella tabella allegata al pezzo sono evidenziati i titoli che soffrono di più da inizio anno (i dati sono al 4 febbraio e non tengono conto del crollo di Stellantis due giorni più tardi), i multipli prezzo/obiettivo cui scambiano a confronto con quelli storici e la distanza dal prezzo obiettivo medio del consenso raccolto da Bloomberg. Tolto il caso Stellantis, che ha fatto profit warning a causa di un errore di valutazione sull’elettrico ma ha negato l’ipotesi di un aumento di capitale, i 7 titoli che potrebbero salire di più in base alla valutazione degli esperti sono Nexi (+36,65%), Inwit (+28,4%), Fincantieri (+26,7%), Lottomatica (+25,5%), Ferrari, Brunello Cucinelli (+24%) e Amplifon (+21%). Ma vediamo che cosa dicono in merito gli analisti.
Alberto Villa, responsabile Equity Research di Intermonte, nota che «alcune rotazioni settoriali vanno a premiare titoli e settori che hanno avuto andamenti meno brillanti. Tra questi, titoli del comparto health, industriali e consumer, mentre rimane debole il digitale a causa di timori sugli effetti dell’IA che ci paiono esagerati e quello del lusso, in attesa di maggiore visibilità sui trend di consumi futuri e sull’andamento di mercati chiave come Cina e Usa». Il comparto bancario, riprende Villa, resta interessante: «vediamo potenziale soprattutto sui titoli che pagano dividendi elevati e che possono beneficiare di sinergie, come Mps e Bper Banca. Sempre tra i finanziari, da considerare anche un attore assicurativo come Unipol». Diverse azioni hanno recentemente registrato un andamento negativo, ma Villa crede che possano recuperare (Moncler, Reply, Campari). Tra le utilities, in questo momento Intermonte preferisce A2A e «continuano ad essere tra i nostri preferiti player del comparto dei servizi al settore energia come Saipem e Maire».
Villa ricorda che il mercato italiano rimane uno dei più interessanti a livello europeo per rendimenti da dividendi: «le nostre attese proiettano un rendimento del Ftse Mib al 5%, con finanziari e utilities grandi protagonisti». Se si aggiungono le stime di piani buyback già annunciati o attesi, il rendimento complessivo sale al 6%. Questi rendimenti si confrontano con attese intorno al ~3/~4% per altri mercati in Europa, nota l’esperto. A livello valutativo, invece, il rapporto prezzo/utile della Borsa italiana è attualmente poco inferiore a 14 volte gli utili 2026, «più elevato rispetto al recente passato, ma nella media di lungo periodo e comunque inferiore al rapporto di 15/16 volte in Europa e oltre 20 volte negli Usa».
Intermonte si aspetta sulle società che copre (circa il 90% della capitalizzazione di mercato) un monte utili 2025 di 73,8 miliardi, che cresce del 10% circa a 81,6 miliardi nel 2026. Questi dati si confrontano con un monte utili di 75 miliardi nel 2024, che era risultato in forte calo rispetto al picco del 2023 di 90 miliardi. Le prospettive di un recupero degli utili nel 2026 si fondano sul miglior andamento delle società di settori ciclici e sull’ulteriore leggera crescita del settore finanziario.
Marco Bonacina, a capo degli analisti di Banca Akros, nota che i settori dai quali si attende una migliore crescita degli utili nel 2025 sono la Salute (+10,6%), il comparto Industriale in generale (+7,1%), a seguire le Utilities (+5,3%). Per contro, attese di un calo dei ricavi si attendono nei Materiali di base (-13,6%) e nell’Immobiliare (-4,7%). I titoli preferiti di Bonacina all’interno del Ftse Mib sono Azimut, Campari, Lottomatica e Saipem. E anche Stellantis, perché i trend industriali sono previsti in miglioramento nel 2026 sui volumi e sui margini, in particolare nel Nordamerica.
Anche Gabriel Debach, analista di mercati di eToro, ritiene che il settore bancario resti «il pilastro indiscusso e all’interno di questo universo la gestione del risparmio mostra una tendenza ancora particolarmente robusta, quasi immune alle incertezze macro, grazie ad un risparmio italiano che continua a migrare verso il gestito». I titoli del Ftse Mib che rientrano in questo ambito sono Intesa Sanpaolo, Banca Mediolanum, FinecoBank, Azimut e Poste. Sono nomi, riprende Debach, che combinano «rendimento elevato da dividendi e buyback con una sensibilità ridotta ai tagli futuri dei tassi: il vero motore di questa fase, e una tendenza che ha ancora margine per essere cavalcata». Le utilities, poi, sono l’altro grande capitolo «che piace al mercato. Enel, Terna, Snam, A2A e Hera macinano massimi relativi con una regolarità che trasuda stabilità regolatoria. È il rifugio per chi cerca protezione senza rinunciare a un po’ di upside strutturale legato agli investimenti sulle reti e alla transizione energetica».
L’analista apre una parentesi su Ferrari, che nelle ultime queste sedute sta toccando «livelli tecnici davvero estremi. Il titolo registra ormai il suo massimo drawdown storico, con una discesa superiore al 40% dal picco. Il brand resta unico, il posizionamento ultra-premium è intatto e la guidance di medio termine continua a promettere margini eccezionali e una domanda strutturale che, prima o poi, tornerà a premiare l’esclusività», nota Debach. Tuttavia, potrebbe essere ancora «prematuro dichiarare chiusa la correzione. Il contesto macro rimane sfidante: Cina debole, segnali di stanchezza nel consumatore di fascia alta, transizione elettrica più lenta del previsto e concorrenza crescente sui segmenti premium elettrici», avverte l’analista. (riproduzione riservata)