Prima raccolta dell’Obolo di Leone XIV: entrate stabili a 57,6 milioni, si riduce il disavanzo del Fondo
Prima raccolta dell’Obolo di Leone XIV: entrate stabili a 57,6 milioni, si riduce il disavanzo del Fondo
Il Rapporto 2025 registra finanziamenti per oltre 54 milioni per la missione della Santa Sede e progetti internazionali di assistenza. Centomila euro sono stati destinati alla popolazione di Gaza

di di Giusy Iorlano 30/06/2026 16:04

Ftse Mib
51.682,43 17.40.00

+1,01%

Dax 30
24.995,81 18.00.00

+1,50%

Dow Jones
52.301,16 21.44.37

+0,23%

Nasdaq
26.208,13 21.39.48

+1,50%

Euro/Dollaro
1,1417 21.24.44

+0,00%

Spread
72,18 17.29.55

-0,89

Una raccolta stabile, un disavanzo ridotto e oltre 103 milioni di euro destinati a Gaza dall’inizio del conflitto. Si presenta così il primo bilancio dell’Obolo di San Pietro sotto il pontificato di Leone XIV, con entrate pari a 57,6 milioni di euro, in linea con i 58 milioni del 2024, e le uscite calate a 59,8 milioni dai 75,4 milioni dell’anno precedente.

È quanto emerge dal Rapporto annuale 2025 pubblicato dalla Santa Sede, il 30 giugno, in base al quale il saldo negativo tra entrate e uscite è attribuito principalmente all’effetto delle oscillazioni dei tassi di cambio sulle valute estere.

Oltre 54 milioni erogati tra attività della Santa Sede e progetti umanitari

Nel corso del 2025 il Fondo Obolo, le donazioni al Papa destinate a sostenere la sua missione per la Chiesa universale, ha distribuito complessivamente 54,5 milioni di euro. La quota principale, pari a 41,2 milioni, è stata destinata al finanziamento delle attività della Santa Sede legate alla missione apostolica del Pontefice, mentre 13,3 milioni hanno sostenuto progetti di assistenza diretta e interventi sociali nei Paesi più fragili.

L'Obolo contribuisce così al finanziamento parziale delle attività istituzionali della Santa Sede. Le spese complessive sostenute nel 2025 dagli enti vaticani per la missione del Papa sono infatti ammontate a 404,5 milioni di euro e il Fondo ne ha coperto circa il 10%. All’interno di tali spese, 148,7 milioni sono stati destinati al sostegno delle Chiese locali in difficoltà e alle attività di evangelizzazione.

Le diocesi garantiscono quasi due terzi delle entrate

Dal lato delle entrate, il principale canale di finanziamento continua a essere rappresentato dalle diocesi, che contribuiscono per il 63,6% del totale attraverso la tradizionale colletta della solennità dei Santi Pietro e Paolo.

La restante quota proviene da donazioni di privati, fondazioni e istituti religiosi, oltre che da bonifici, pagamenti online, carte di credito, PayPal e lasciti testamentari, a conferma della diversificazione delle fonti di raccolta.

La distribuzione geografica delle offerte conferma il ruolo centrale degli Stati Uniti, da cui proviene il 26,1% delle donazioni complessive. Seguono Italia e Brasile, mentre Repubblica di Corea, Germania, Francia e Spagna completano il gruppo dei principali contributori.

Risorse impiegate in 252 progetti internazionali

Sul fronte degli impieghi, nel 2025 il Fondo ha finanziato 252 progetti in 74 Paesi.

Gli interventi hanno riguardato sia iniziative di carattere umanitario, tra cui gli aiuti alla popolazione ucraina e il sostegno a Gaza (103mila euro), sia investimenti in infrastrutture ecclesiali e sociali. Tra questi figurano la costruzione di chiese e centri pastorali in Sri Lanka, Egitto e Burkina Faso, la realizzazione di scuole in India e Sud Sudan e il recupero di strutture religiose in Myanmar, Haiti e Zambia. (riproduzione riservata)