Due pilastri strategici, l’espansione in Asia, il lancio nel corso dell’estate dei primi cinque Etf attivi in Europa e una scommessa: nei prossimi anni la gestione attiva può tornare ad avere un vantaggio competitivo crescente. Tobias Pross, ceo di Allianz Global Investors (GI), società di gestione con masse per 598 miliardi di euro, traccia la rotta del gruppo e individua nella Cina, nei mercati privati e nelle strategie orientate al reddito alcune delle opportunità per gli investitori. Con un suggerimento anche per incentivare il risparmio previdenziale.
Domanda. Quali sono le priorità di Allianz Global Investors?
Risposta. La nostra strategia resta fondata su due pilastri: i mercati pubblici e i mercati privati. Sono attività che si completano a vicenda. Nei mercati pubblici si registra una maggiore rotazione degli asset a causa della volatilità. Nei mercati privati, invece, gli investitori possono beneficiare dei premi di illiquidità.
Non siamo tra quelli che cambiano strategia ogni anno. Uno degli assi principali resta l'Asia. Parallelamente abbiamo rafforzato le competenze specialistiche con l'acquisizione di un team sul multi-asset proveniente da Credit Suisse in Svizzera, ampliato le capacità nel settore tecnologico a Londra. Inoltre stiamo sviluppando nuove partnership distributive a livello globale.
D. Come si sta evolvendo l'offerta?
R. Il cambiamento principale riguarda il modo in cui gli investitori accedono ai mercati. Cinque anni fa non avevamo strutture Eltif né prodotti evergreen sui mercati privati. Oggi abbiamo entrambe le soluzioni perché le esigenze degli investitori sono cambiate. Lo stesso vale per gli Etf attivi. Dopo il debutto a Taiwan stiamo lanciando la nostra gamma di Etf attivi in Europa. Tuttavia non stiamo rivoluzionando il nostro approccio d'investimento. L'innovazione riguarda soprattutto il veicolo.
D. Gli Etf attivi sono il tentativo di superare la contrapposizione tra gestione passiva e attiva?
R. Il nostro obiettivo è combinare i vantaggi tipici degli Etf – trasparenza, negoziabilità, efficienza e facilità di accesso – con le capacità di gestione attiva. Esiste ancora il luogo comune secondo cui la gestione attiva sarebbe troppo costosa. A mio avviso è un dibattito fuorviante. Il principale fattore che determina il successo di un investimento non sono dieci o venti punti base di commissioni in più o in meno. La vera differenza la fa l'asset allocation: decidere quanto investire in azioni, obbligazioni e mercati globali. Questa scelta pesa ben di più sul risultato finale rispetto alla ricerca ossessiva del prodotto meno costoso.
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D. In un contesto di tensioni geopolitiche, dove vede oggi le migliori opportunità?
R. Questo è uno dei periodi migliori per la gestione attiva. La volatilità rende più difficile seguire un indice. L'Asia continua a essere una delle aree più interessanti e, in particolare, la Cina che si sta avvicinando sempre più al ruolo di prima economia globale. Inoltre resta sotto-rappresentata nei benchmark globali. Questo significa che nel tempo potrebbe verificarsi un processo di riallineamento che porterà ulteriori flussi verso il mercato cinese. Una tendenza che gli investitori non possono ignorare.
D. Come stanno cambiando le esigenze degli investitori?
R. Uno dei temi dominanti è la ricerca di reddito. Gli investitori non cercano più soltanto crescita del capitale. Vogliono flussi ricorrenti. Il fenomeno è nato anni fa in Asia ma sta diventando sempre più rilevante anche in Europa. Molti risparmiatori desiderano costruire una seconda fonte di reddito che integri pensione o stipendio.
D. A tale proposito nel 2027 in Germania entrerà in vigore la riforma della previdenza complementare che prevede sgravi fiscali per spingere i tedeschi a investire di più in azioni per il lungo termine. Quali insegnamenti per l'Italia?
R. L'Italia affronta la stessa sfida di gran parte dell'Europa: l'invecchiamento della popolazione. Per questo considero molto positivamente ogni forma di incentivo pubblico al risparmio previdenziale. Il problema è semplice. Negli anni Cinquanta quattro lavoratori finanziavano un pensionato. Oggi il rapporto si è completamente invertito. Serve quindi incoraggiare le persone a risparmiare prima possibile. La riforma tedesca prevede incentivi statali significativi e credo che iniziative di questo tipo possano contribuire sia alla costruzione del risparmio, sia alla diffusione dell'educazione finanziaria. Le persone tendono a iniziare troppo tardi. E quando il tempo si riduce sono costrette ad assumere più rischio per raggiungere gli stessi obiettivi.
D. Quanto è importante il mercato italiano per Allianz GI?
R. L'Italia è il nostro terzo mercato per dimensioni. Abbiamo team di investimento presenti localmente e collaborazioni consolidate con partner come Allianz Bank e UniCredit. Inoltre il patrimonio delle famiglie italiane è tra i più elevati d'Europa.
D. L'eventuale consolidamento tra UniCredit e Commerzbank può avere effetti sulla vostra strategia?
R. Manteniamo ottimi rapporti con entrambe le banche. Si tratta di un processo che riguarda l'evoluzione dell'Unione bancaria europea. Noi restiamo neutrali.
D. Se dovesse lasciare un messaggio agli investitori, cosa direbbe?
R. Iniziare presto e avere il coraggio di assumere il giusto livello di rischio. Molti investitori si concentrano troppo sui costi, mentre la vera differenza viene fatta dalle decisioni iniziali di asset allocation. Chi investe da giovane può permettersi una maggiore esposizione agli asset rischiosi. Il rischio non è qualcosa di negativo. Tutti assumiamo rischi ogni giorno. La chiave è comprenderli e gestirli bene. Una buona consulenza può avere un costo, ma il valore delle decisioni prese all’inizio del percorso di investimento è spesso superiore al risparmio ottenuto comprimendo qualche punto base di commissione. (riproduzione riservata)