Sono due le novità rilevanti della manovra 2027 in tema di pensioni. L’avvio di un salvadanaio previdenziale per i nuovi nati e una maggiore flessibilità in uscita dal lavoro, grazie a una dotazione di 850 milioni di euro, con l’obiettivo di consentire il pensionamento a 64 anni, con almeno 36 anni di contributi, in una nuova versione di Quota 100.
Per quanto riguarda il salvadanaio per la pensione per ogni bambino che nasce l'Inps aprirà una posizione previdenziale, come fosse un «piccolo salvadanaio», nel quale lo Stato verserà inizialmente una quota di 100 euro di benvenuto. Non sarà un versamento spot, perché, a partire dal 2027, saranno versati 100 euro l’anno per ogni nuovo nato, fino ai 18 anni, per un totale quindi di 1.800 euro a ragazzo. La misura, di cui tanto si è discusso durante l’estate, è stata annunciata dalla premier Giorgia Meloni nella conferenza stampa al termine della riunione del Consiglio dei ministri che ha approvato la manovra e ha assegnato all’Inps un ruolo da protagonista.
«In questo, chiamiamolo salvadanaio, i genitori e i familiari potranno continuare negli anni successivi ad alimentare questo conto. La somma di questo salvadanaio non sarà tassabile, non sarà pignorabile, non sarà utilizzabile fino ai 18 anni di vita di questo nuovo nato, salvo che non sia per un'emergenza straordinaria, ma in quel caso servirebbe l'autorizzazione di un giudice tutelare. E al compimento dei 18 anni questo ragazzo, questa ragazza, potrà riscattare questa somma e utilizzarla per iscriversi all'università, per avviare un'attività o per magari alimentarla come futura forma di previdenza complementare», ha spiegato la premier, aggiungendo che la misura è stata voluta con forza anche dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti.
«Un investimento sul futuro delle nuove generazioni e uno strumento ulteriore per favorire il risparmio, a cui potranno contribuire attraverso dei versamenti anche i familiari», l’ha definito poi il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone a margine del Consiglio dei ministri ricordando di aver lavorato in questi mesi insieme all'Inps per definirne la struttura. Una novità che era attesa anche dal settore della previdenza complementare e del risparmio dopo che, durante l’estate, erano state avanzate proposte concrete dal presidente dell’Inps, Gabriele Fava e da Mario Pepe, presidente della Covip, per istituire appunto un «salvadanaio previdenziale» fin dalla nascita, replicando quanto avviene già in altri Paesi europei, a partire dalla Germania, dove lo stato contribuisce all’avvio di forme previdenziali per i giovani.
La scelta di dare la regia dell’iniziativa all’Inps apre però inevitabilmente un dibattito nel settore con le società di gestione e le assicurazioni che chiedono di aprire alla concorrenza come fatto ieri dal presidente dell’Ania, Giovanni Liverani.
Passando al fondo per la flessibilità in uscita pensionistica in uscita pensionistica, caro soprattutto alla Lega, la legge di bilancio 2027 stanzia un fondo di circa 850 milioni ma i requisiti precisi per l’accesso saranno definiti con un decreto a gennaio.
La manovra, come anticipato nei giorni scorsi da MF-Milano Finanza, si è quindi per ora limitata a stanziare le risorse, senza definire subito requisiti e platea dei beneficiari. Il punto di caduta del confronto sulla proposta leghista potrebbe essere quello di consentire il pensionamento a 64 anni con almeno 36 anni di contributi, in una nuova versione di Quota 100. Un modo per lasciare aperta la partita previdenziale senza impegnare subito le risorse necessarie a una riforma più ampia, ma i dettagli saranno chiari solo nelle prossime settimane. «Il tema delle pensioni e della previdenza integrativa è già stato al centro delle precedenti manovre», aveva detto il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon in mattinata, «lo è anche in questa».
«È una scelta che cambia la storia della previdenza italiana. Finora la pensione si cominciava a costruire con il primo lavoro, da oggi inizia dalla nascita», ha dichiara il presidente Inps Fava commentando la decisione del governo di inserire nella legge di bilancio un libretto per i nuovi nati.
«Le ragioni sono semplici. Nel sistema contributivo la pensione è il frutto di ciò che si accumula lungo tutta la vita, e il fattore decisivo è il tempo. Chi parte prima arriva più lontano. Diciotto anni di risparmio, che cresce e si capitalizza, valgono molto più di qualunque intervento tardivo. C'è poi una ragione di equità. I nostri giovani entrano nel lavoro più tardi, spesso con carriere discontinue, e rischiano di arrivare alla pensione con troppo poco. Da oggi ogni bambino, qualunque sia la famiglia in cui nasce, parte con qualcosa di suo. Nessuno resta indietro dalla linea di partenza», ha concluso Fava, aggiungendo che «non è un bonus. È un investimento».
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