La buona notizia, emersa nell’ultima relazione annuale di Banca d’Italia, è che nei mesi scorsi gli impieghi delle banche alle imprese sono tornati ad aumentare, favoriti dal calo dei tassi d’interesse, e sono concentrati sulle aziende di migliore qualità. Quella meno buona, rilevata sempre dall’istituto guidato dal governatore Fabio Panetta, è che la quota di prestiti assistiti da garanzia pubblica in Italia, esplosi con la pandemia, è ancora altissima: più di un quinto del complesso degli impieghi alle imprese in Italia, pari in totale a 670 miliardi, è assistito dal Fondo centrale di garanzia (gestito da Mcc) o Sace. Oltre 130 miliardi, il triplo rispetto alla media degli altri Paesi europei.
Non a caso sul tema Banca d’Italia ha deciso di recente di avviare un esame tra le banche meno significative (quelle di piccole e medie dimensioni) per avere contezza dei rischi connessi all’erogazione di prestiti garantiti, di tipo legale o reputazione, come anche di possibili inefficienze delle garanzie. E ha dato indicazioni per migliorare la tenuta.
Quali posso essere le controindicazioni? Il caso più emblematico è quello di Banca Progetto, salvata con un’operazione di sistema dopo il commissariamento nel 2025 per presunti finanziamenti finanziamenti - garantiti dallo Stato - a società legate alla ‘ndrangheta. Ma, al di là di casi limite, in generale va considerato il fatto che, se le garanzie hanno svolto un ruolo fondamentale nei momenti di crisi evitando pericolose spirali di declino dell’economia, «è altrettanto evidente che un loro impiego continuativo può indebolire la selezione del credito e rendere più complicata un’allocazione efficiente delle risorse», segnala Via Nazionale.
Per questo motivo occorre ricondurre gradualmente le garanzie alla loro funzione propria, segnalano ancora da Banca d’Italia, e «correggere fallimenti di mercato», riservando «il sostegno pubblico alle aziende meritevoli con reali difficoltà di accesso ai finanziamenti e assicurando che il beneficio sia effettivamente trasferito ai prenditori».
In altre parole si tratta di strumenti importanti per imprese piccole, o non ancora sufficientemente profittevoli, che hanno difficoltà di accesso al credito bancario, ma l’attenzione alla valutazione del merito creditizio deve restare alta. Anche perché il differenziale tra il tasso di deterioramento dei prestiti con garanzie pubbliche e gli altri, nullo nel periodo 2020-2021, a fine 2025 aveva un differenziale di due punti percentuali. C’è poi un altro tipo di garanzia pubblica che sta registrando tassi di crescita sorprendenti: i prestiti alle famiglie assistiti dal Fondo Prima Casa, la cui quota di copertura nel 2021 è stata aumentata all’80%, oggi superano abbondantemente le garanzie al 50%. (riproduzione riservata)