Poste, l’opas su Tim si chiude sotto il 90% ma si lavora al delisting
Poste, l’opas su Tim si chiude sotto il 90% ma si lavora al delisting
Il gruppo postale è all’85,82% di Telecom Italia, a meno del 5% dalla soglia che avrebbe permesso lo squeeze out. Ma con assemblea straordinaria il gruppo guidato da Del Fante  punta a integrare la società tlc per creare un colosso da 50 miliardi e accelerare sul digitale. E in borsa c’è chi lo proietta a 35,2 euro

di di Anna Messia 25/09/2026 21:00

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È stata la «fomo, fear of missing out, ovvero la paura di perdere il treno di Poste in partenza a convincere gli azionisti di Tim». Ha usato queste parole l’amministratore delegato del gruppo postale, Matteo Del Fante, per spiegare il successo dell’opas lanciata su Telecom Italia lo scorso 20 luglio. Per ogni titolo Tim i risparmiatori hanno scelto di incassare 1,97 euro in contanti (dopo un rilancio di 30 centesimi) e 0,218 azioni di Poste Italiane di nuova emissione, per un corrispettivo, ai valori di venerdì 25 settembre, pari a 7,5 euro, in una maxi offerta da 13 miliardi (compresi i 500 milioni di rilancio). Il gruppo postale, che aveva già il 20% dell’ex incumbent delle tlc, è oggi all’85,82% della società, non molto distante da quel 90% che le avrebbe consentito di utilizzare lo strumento dello squeeze out, obbligando i soci di minoranza a vendere le azioni residue. Ma il delisting è comunque vicino e gli ex azionisti di Tim che hanno aderito all’opas sono già diventati investitori di Poste Italiane, in «un’operazione storica per il Paese, inimmaginabile solo qualche anno fa», ha aggiunto il dg di Poste, Giuseppe Lasco. A questo punto, parafrasando le parole del management, dove potrà arrivare il treno Poste con il nuovo vagone Tim?

Le stime degli analisti e i target price su Poste

Gli analisti finanziari sembrano molto ottimisti sulle potenzialità di crescita della società a Piazza Affari. Quelli di Equita hanno calcolato che, arrivando a controllare il 100% di Tim, Poste Italiane potrà valere in borsa fino a 31 euro (target price), con una crescita potenziale dell’20% rispetto alla chiusura a 25,82 euro di venerdì 25 settembre. Poste, anche se non è arrivata al 90%, ha raggiunto comunque il controllo dell’assemblea straordinaria, e potrà approvare senza ostacoli la fusione di Tim in tempi brevi,

comprando sul mercato le azioni restanti (scese venerdì 25 a 7,24 euro) o realizzando una fusione con una società del gruppo non quotata. La strada del delisting, via principale per accelerare sui 700 milioni all’anno di sinergie stimate, è quindi tracciata. Per arrivare a quella cifra il nuovo gruppo stima in particolare un impatto di 425-450 milioni di euro di riduzione dei costi, da realizzare entro due anni grazie all'ottimizzazione e alla gestione congiunta delle piattaforme IT, delle infrastrutture informatiche e la valorizzazione dei data center; benefici di 50-75 milioni si otterranno poi sul fronte del finanziamento e altri 200 milioni di sinergie di ricavo arriveranno dal cross-selling di servizi, unendo l'offerta di connettività a quella finanziaria e assicurativa. Per Banca Akros, che consiglia di comprare il titolo (buy), le azioni Poste hanno ampio spazio di crescita, fino a 32 euro, e per Barclays possono arrivare addirittura a 35,2 euro, come indicato in un report pubblicato a fine luglio, dopo la presentazione dei dati semestrali di Poste.

La sfida della digitalizzazione e il Polo Strategico Nazionale

Dal punto di vista industriale in ballo c’è la sfida per la digitalizzazione del Paese, con il nuovo gruppo che avrà un bilancio di 5 miliardi di margine operativo, 50 miliardi di capitalizzazione e 150mila dipendenti e potrà competere a livello internazionale. Con l’integrazione di Tim in Poste nasce «un operatore che potrà accompagnare il Paese nella transizione digitale e nell'intelligenza artificiale e se ci sarà un processo di consolidamento europeo possiamo sederci al tavolo», ha aggiunto Del Fante. Negli ultimi tre anni «il management di Tim ha portato avanti un ottimo lavoro, mettendo in sicurezza l'azienda, ma negli ultimi 20 anni c’era stato un eccesso di indebitamento che non consentiva alla società di sostenere i necessari investimenti nell’innovazione, penalizzando il Paese», ha detto anche sottolineando che l’Italia «non può perdere il treno dell’innovazione digitale» e ora le risorse per investire ci saranno. Poste, arricchita dalle professionalità di Tim, con lo storico marchio che verrà mantenuto, potrà continuare ad innovare, come è già stato in passato con Telecom Italia che «ha inventato gli sms, usati poi in tutto il mondo, come anche formati video mp3», ha sottolineato Del Fante. Nella logica di digitalizzazione del Paese va letta anche la decisione di Poste Italiane di rilevare da Cdp il 20% del Polo Strategico Nazionale (Psn), la società nata per realizzare e gestire l’infrastruttura cloud della pubblica amministrazione italiana, con il closing atteso entro l’anno. Tim porterà in dote un altro 45% della con Poste destinata quindi ad arrivare al 65% di Psn mentre Leonardo, già azionista con il 25%, avrebbe avviato le procedure per rilevare un ulteriore 10% detenuto al momento da Sogei e salire così al 35%.

I nodi sul futuro assetto di Tim

Sul futuro assetto di Tim non mancano però nodi da sciogliere. A partire da Tim Brasil, business storicamente molto lucroso per il gruppo. Sarà mantenuta per continuare a beneficiare dei buoni flussi di cassa o ceduta per abbattere il debito finanziario? Si attende poi il closing della cessione di Sparkle, la società dei cavi sottomarini, valutata 700 milioni e atteso ormai da quasi un anno e mezzo. La long stop date per l’operazione è stata spostata al 15 ottobre in attesa del via libera della Fcc americana, ultimo tassello mancante. Poi ci sono i rapporti futuri con FiberCop e Inwit: con entrambi gli operatori infrastrutturali Tim ha dei tavoli aperti, operativi e legali, in relazione ai master service agreement (msa), i contratti che regolano i rapporti tra le parti. Ma soprattutto bisognerà capire cosa accadrà al vertice, con l’ad di Tim, Pietro Labriola che, come riconosciuto da Del Fante, ha rimesso in carreggiata l’azienda e il cui mandato scade in primavera. Un cda su questi temi, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, è già stato convocato per mercoledì 30 settembre.

La creazione del nuovo polo finanziario

Scegliendo Poste, gli azionisti Tim hanno però puntato su un gruppo fortemente diversificato, tra risparmio postale (il nuovo accordo con Cdp è stato firmato a luglio) assicurazioni, pagamenti e utilities. Del Fante ha annunciato la creazione di un nuovo polo finanziario per semplificare la struttura e unificare sotto un'unica governance i servizi bancari, assicurativi e di risparmio gestito con benefici in termini di capitale. Quanto? Si saprà con il nuovo piano che sarà presentato nel primo trimestre 2027, insieme a indicazioni puntuali sull’integrazione di Tim. Intanto a novembre ci sarà un acconto sul dividendo e gli azionisti della società tlc torneranno finalmente a incassarlo. (riproduzione riservata)