Tra i numeri di un bilancio 2025 record, chiuso con un utile netto di oltre 2,2 miliardi (in crescita di oltre il 10% sul 2024) la notizia che Poste Italiane ha intenzione di creare un maxi polo finanziario mettendo insieme risparmio e pagamenti è passata quasi inosservata. Eppure l’operazione rischia di incidere fortemente sugli equilibri di mercato visti i valori monstre in ballo: 600 miliardi di euro di attività finanziarie saranno racchiuse in una sola società insieme ad oltre 30 milioni di carte di pagamento.
La volontà, ha spiegato Matteo Del Fante che con la prossima assemblea del 27 aprile va verso il quarto mandato da amministratore delegato del gruppo postale, è di creare un unico hub, che sarà il frutto della fusione di PostePay e BancoPosta. «Una riorganizzazione strategica che mira a ottimizzare le operazioni, potenziare le sinergie e consolidare la posizione dell'azienda nel settore dei servizi finanziari e digitali», ha dichiarato aggiungendo che l’integrazione tra PostePay, specializzata nei pagamenti digitali e carte, e BancoPosta, che raggruppa le attività bancarie tradizionali, porterà alla creazione di un'unica entità dedicata ai servizi finanziari e di pagamento. Si potrà spingere sulla attività di cross selling tra i clienti ma pure ottimizzare l’impiego di capitale, con la fusione che sarà operativa dal gennaio 2027 quando saranno arrivate tutte le autorizzazioni necessarie.
Non tutta PostePay però sarà integrata in BancoPosta. Le attività legate ai settori dell'energia e delle telecomunicazioni, attualmente gestite da PostePay, verranno trasferite direttamente alla capogruppo Poste Italiane. E se sui servizi di tlc da osservare ci saranno le sinergie con Tim (di cui Poste è diventa primo azionista con oltre il 27%), nel caso dei settori dell’energia bisognerà vedere fin dove può arrivare il gruppo che, tra offerte di luce e gas, è già riuscito a superare un milione di clienti.
Il focus resta però l’hub finanziario, con i servizi che andranno a sommarsi con quelli di pagamento. I primi valgono, da soli, un utile netto 2025 di 766 milioni e 5,6 miliardi di ricavi, spinti dalla crescita del margine d’interesse arrivato 2,7 miliardi (+6,7%), un livello mai registrato finora. All’interno dei servizi finanziari non ci sono solo conti correnti e risparmio gestito. C’è anche il ricco risparmio postale. Buoni e libretti che Poste Italiane distribuisce nei suoi sportelli per conto di Cassa Depositi e Prestiti che li emette pagandone gli interessi. L’ultima convenzione triennale firmata è quella che va dal 2024 al 2026 e prevede che Cdp paghi tra 1,55 e 1,9 miliardi l’anno al gruppo di Del Fante, con un range di commissioni triennali tra 4,65 e 5,7 miliardi. Nel 2025 l’assegno è stato di 1,8 miliardi con una giacenza di risparmio postale media salita a 311 miliardi (rispetto ai 308 miliardi del 2024) e il gruppo postale che punta ad accelerare ulteriormente la vendita di buoni e libretti, anche se la raccolta netta (il saldo tra nuove sottoscrizioni e riscatti) resta negativa per 5 miliardi, pur se in miglioramento rispetto ai -6,4 miliardi del 2024 e con l’ultimo trimestre 2025 chiuso in positivo (565 milioni).
Poi ci sono le commissioni di distribuzione di distribuzione di finanziamenti e di prodotti di terzi, come mutui o prestiti che nel 2025 hanno registrato il livello record di 265 milioni (+4,7%) con il gruppo che ha scelto da tempo un modello multipartnership (nella gamma di offerta ci sono per esempio prodotti di Deutsche Bank o di Intesa Sanpaolo). Il tutto racchiude un risultato operativo (2025) di oltre 1 miliardo di euro.
Quanto valgono invece i servizi di pagamento di Poste? I ricavi complessivi del comparto «servizi PostePay» nel 2025 sono stati pari 1,7 miliardi (in aumento del 5,1% sul 2024) con un risultato netto salito a 439 milioni (+11%) e un peso ancora limitato delle telco (328 milioni di ricavi nel 2025) e dell’energia (126 milioni). La società sta continuando a crescere rispetto ad altri prestatori di pagamento che si trovano in difficoltà per la concorrenza di nuovi competitor (la stessa Poste ha scelto di cedere il 3,78% di Nexi a Cdp in cambio di azioni Tim). Il gruppo di Del Fante è da tempo uno dei principali operatori nei sistemi di pagamento del Paese con una piattaforma distributiva multicanale integrata che comprende sia un’infrastruttura digitale, sia una rete fisica che conta circa 62.000 punti di contatto, tra uffici postali e centri convenzionati che offrono i servizi del gruppo, come le tabaccherie Lis dopo l’acquisizione della società da parte di Poste chiusa nel 2022.
A PostePay, come detto, fanno capo circa 30 milioni di carte emesse e nel 2025 ha raggiunto 14,7 milioni di e-wallet digitali, in aumento di oltre 1 milione rispetto all’anno precedente e una transazione di e-commerce su tre che avvengono in Italia avviene tramite una carta PostePay. Non solo. Poste, vale la pena ricordarlo, ha di recente rilevato dal ministero dell’Economia il 49% di PagoPa (con il Poligrafico al 51% restante) focalizzata sui servizi di pagamento della pubblica amministrazione. Quest’ultima nulla ha a che fare però con il nuovo maxi polo finanziario il cui sviluppo, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, sarà affidato all’attuale responsabile Bancoposta e presidente Poste Vita, Andrea Novelli. (riproduzione riservata)