Poste Italiane, con 13 miliardi di ricavi e 2,2 miliardi di utili, è il primo datore di lavoro del Paese: 120 mila dipendenti, quattro generazioni (dai baby boomer alla generazione Z) e il 53% di donne. E l’organico salirà a 150 mila unità se l’offerta pubblica annunciata a marzo dal gruppo guidato dal ceo Matteo del Fante su Tim andrà a buon fine. «L’operazione consentirà di dare vita alla più grande piattaforma connessa, polo di sicurezza e infrastruttura tecnologica del Paese. Un campione nazionale di cui anche l’Europa ha bisogno», dice Silvia Rovere, presidente di Poste Italiane, in questa intervista rilasciata a Milano Finanza. Ma c’è di più. Con i suoi numeri Poste può contribuire a trovare risposte alle grandi sfide economiche e sociali dell’Italia.
L’occasione è stata la presidenza di turno di Poste Italiane del consorzio Elis, assunta da Rovere un anno fa e rinnovata per altri sei mesi durante l’ultimo ceo meeting. Elis è un ente non profit che riunisce oltre 140 imprese (grandi e piccole) assieme a università, enti di ricerca, organizzazioni pubbliche e private italiane e realizza progetti di innovazione e impatto sociale: ci sono, per fare qualche nome, Ferrovie e Fincantieri, l’università Campus Biomedico, la Bocconi e Saipem, oltre a Poste. «Durante la mia presidenza abbiamo scelto di concentrarci su una sfida determinate per il Paese e per le nostre imprese, quella demografica nel mondo del lavoro», spiega Rovere. «L’obiettivo è promuovere un cambiamento culturale nelle aziende e proporre modifiche, anche normative, che possano essere utili per l'Italia».
Domanda. Di che cosa si tratta, nel dettaglio?
Risposta. Il progetto si chiama «GenerAzione Talento», si rivolge principalmente alle figure senior, over 55, che lavorano all’interno delle imprese aderenti al progetto ed è guidato dal principio che il talento non ha età. Vogliamo promuovere il confronto intergenerazionale. La sfida demografica in Italia è chiara: il numero di persone in età lavorativa che supera i 50 anni è raddoppiato negli ultimi dieci anni, ora è pari a 9,2 milioni di persone ed è destinato a crescere.
D. Quali sono i numeri di Poste in termini di età dei lavoratori?
R. Poste rispecchia il Paese. Gli over 50 solo oltre 40 mila, circa un terzo dell’organico aziendale. Negli ultimi otto anni il gruppo ha realizzato 40 mila assunzioni e l’età media dei lavoratori si è abbassata a 48 anni. Centrale è la presenza delle donne, che dirigono il 59% degli uffici postali. Percentuale che nell’area del Centro-Nord sale al 70%. Nel consiglio di amministrazione di Poste Italiane ci sono quattro donne su nove, dato che riflette l’impegno dell’azienda nella parità di genere. La nostra unità più importante per redditività, Poste Vita, è guidata da una donna (l’ad Laura Furlan, ndr), così come la direzione risorse Umane e Organizzazione (Tiziana Morandi, ndr).
D. Che cosa si aspetta da Elis?
R. Abbiamo creato un tavolo di lavoro con le imprese e con Inps per trasformare le esigenze reali delle aziende e delle persone in proposte concrete da tradurre in future politiche del lavoro. Sono orgogliosa di aver portato nel nostro consorzio Gabriele Fava, presidente dell’Inps, presente anche nell’advisory board del progetto, dove tra gli altri siedono il rettore della Bocconi Francesco Billari, Raffaella Sadun, docente di Business Administration dell’Harvard Business School, e Uljan Sharka, ceo di Domyn, tra i massimi esperti di intelligenza artificiale. Il progetto «GenerAzione Talento» non riguarda però solo agli over 55 ma anche le generazioni più giovani. Da una parte gli over 55 portano con sé know-how, soft skills, cultura aziendale, visione strategica e capacità di gestione delle complessità. Dall’altra parte le nuove generazioni contribuiscono con energia, competenze digitali, apertura al cambiamento e nuove prospettive. È fondamentale attrarre e sviluppare i talenti più giovani per affrontare le sfide dell’innovazione digitale, ma è altrettanto importante riconoscere che proprio la trasformazione digitale ha accentuato il divario generazionale all’interno delle organizzazioni.
D. Come si può agire concretamente in questo scenario?
R. Abbiamo dato avvio a una sperimentazione che ha preso il nome di Keep Fit, che testa nuove soluzioni di welfare e longevity management assieme alle imprese del consorzio, a partire dai bisogni reali delle persone, e che prevede anche un tutor personalizzato che utilizza l’intelligenza artificiale. La sfida più importante è valorizzare il talento e le competenze delle diverse generazioni, costruendo un clima di fiducia che miri alla creazione di un ambiente inclusivo, in cui le differenze sono riconosciute e valorizzate. In Poste Italiane, dove lo abbiamo lanciato, ci sono già percorsi di mentoring, reverse mentoring e coaching, di formazione e sviluppo circolare. Poste ha appena ottenuto la certificazione Age Friendly Employeer, prima azienda italiana a ricevere questo riconoscimento dall’ente americano Age Friendly Institute che attesta l’impegno dell’azienda nello sviluppo di iniziative a supporto della longevità, riconoscendo le diverse generazioni come una delle principali dimensioni della diversità.
D. Quali modifiche normative si possono immaginare?
R. Il bonus Giorgetti (che prevede incentivi a chi rimane al lavoro pur avendo maturato i requisiti per la pensione anticipata, ndr), che offre flessibilità, è stato un intervento in questa direzione. Valuteremo le proposte alla fine della sperimentazione ma è evidente che la posta in gioco è la competitività delle nostre imprese.
D. Che cosa cambierà in Poste con l’arrivo di Tim?
R. Il gruppo salirà da 120 a 150 mila lavoratori rappresentando sempre più un campione nazionale pilastro dell’economia italiana e un polo di attrattività per gli investimenti internazionali. (riproduzione riservata)