Poste Italiane, opas Tim senza rilancio? Ecco cronoprogramma e dettagli dell’operazione
Poste Italiane, opas Tim senza rilancio? Ecco cronoprogramma e dettagli dell’operazione
L’offerta pubblica su Tim da 10,8 miliardi partirà ad agosto I titoli delle due società continuano a correre ma i prezzi restano allineati alle condizioni proposte. Intanto il ceo Del Fante riorganizza il gruppo

di di Anna Messia 05/06/2026 21:00

Ftse Mib
49.893,05 23.50.44

-0,56%

Dax 30
24.759,05 23.50.44

-0,75%

Dow Jones
50.866,78 23.50.44

-1,35%

Nasdaq
25.712,61 23.50.44

-4,18%

Euro/Dollaro
1,1522 23.00.44

-0,12%

Spread
75,58 17.29.54

+0,57

Con l’estate che si avvicina sta per entrare nel vivo la maxi opas da 10,8 miliardi di Poste Italiane su Telecom Italia. Un’operazione destinata a generare un colosso da poco meno di 27 miliardi di fatturato (13,1 Poste e 13,7 Tim), un risultato operativo (ebit pro forma) di 4,8 miliardi, 150 mila dipendenti e 17 mila punti vendita sul territorio con una capitalizzazione di mercato pro forma di circa 35 miliardi, che sale a 40 se si considerano le future sinergie.

Ma cosa si sa dell’operazione? Il mercato prova a fare qualche ipotesi.

Poste è già oggi una sorta di Amazon leader nel settore assicurativo, nei pagamenti, nei servizi finanziari e di recente si è aggiunta l’offerta di gas e luce, forte di 35 milioni di clienti in tutta Italia. Insieme a Tim, che resterà entità autonoma, vuole creare la più grande piattaforma di infrastruttura connessa d’Italia completando il processo di evoluzione avviato dal ceo di Poste, Matteo Del Fante, negli ultimi nove anni. La visione è chiara: con il confine tra il mondo digitale e quello fisico che sta scomparendo chi possiede e gestisce la più grande rete territoriale del Paese, insieme all’infrastruttura digitale (fatta di cloud, dati e identità digitale) avrà una posizione vincente.

L'offerta finanziaria e i premi per gli azionisti

Il mercato gli darà fiducia? Si vedrà presto. L’obiettivo di Poste (già oggi azionisti di Tim con il 27,32% del capitale) è arrivare almeno al 66,6%. L’offerta prevede di riconoscere gli azionisti Tim 0,0218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste e 0,167 euro in contanti per ogni azione conferita. Ai prezzi del 20 marzo scorso, ultimo giorno di borsa prima dell’annuncio, si trattava di un valore di 0,635 euro per ogni azione Telecom, che rappresentavano un premio del 9,01% rispetto al 20 marzo (0,583 euro).

L'andamento dei titoli in borsa e il giudizio degli analisti

Da marzo ad oggi sia il titolo Poste sia quello Tim hanno continuato a correre. Il gruppo postale ha ripetutamente superato nuovi massimi, chiudendo venerdì 5 giugno a 25,75 euro, mentre le azioni Tim sono salite verso 0,74 euro. Sia gli azionisti Poste sia quelli Tim sono un po’ più ricchi di due mesi fa, ma i valori tra le due società restano di fatto allineati alle condizioni dell’opas. Il mercato, ad oggi, non sembra quindi immaginare rilanci, esclusi del resto in più occasioni dal management di Poste che ha ricordato che le azioni Tim sono aumentate di circa il 110% dal primo investimento nella società, nel febbraio 2025.

Poste, insomma, ha già fatto decisamente bene a Telecom Italia e ai suoi azionisti e gli analisti sono convinti delle ulteriori potenzialità: «sulla base degli obiettivi di sinergie di Poste pari a 0,7 miliardi di euro, da raggiungere entro tre anni dal completamento dell'accordo, ovvero entro il 2029, e ipotizzando il possesso del 100% di Tim, stimiamo che l'incremento dell'utile per azione (eps) raggiunga il 4% nel 2028 e il 7% nel 2029», hanno scritto per esempio da Berenberg dove immaginano una corsa di Poste verso i 30,10 euro e assegnano un giudizio buy (comprare) alla società.

L'assemblea dei soci e il ritorno al controllo pubblico

Intanto si va verso l’avvio dell'opas. Incassato nei mesi scorsi il via libera dell’Antitrust, la prima scadenza da tenere sott’occhio è quella del 18 giugno quando si riunirà l’assemblea straordinaria del gruppo postale per deliberare l’aumento di capitale necessario al lancio dell’offerta. Oggi Cassa Depositi e Prestiti ha il 35% del capitale di Poste e il Tesoro il 29,26%. Dopo l’aumento di capitale lo Stato scenderà al 50% più un’azione, ma resterà la presa sulla società e a cascata su Tim che, a quasi 30 anni dalla privatizzazione, si prepara a tornare sotto il controllo pubblico.

Da chiudere c’è anche il prestito di 2,85 miliardi di cui Poste Italiane avrà bisogno per finanziare la parte cash dell’operazione. Gli advisor dell’opas (Jp Morgan, Bnp e Mediobanca) avrebbero dato la disponibilità a garantire il finanziamento, ma in campo sarebbero pronte a scendere le principali banche italiane e estere.

Le tappe dell'iter autorizzativo e il cronoprogramma

Nel frattempo prosegue l’iter autorizzativo. La prima a pronunciarsi sarà Banca d’Italia, perché Tim ha una partecipazione in TIMFin, una finanziaria che eroga credito personale, detenuta insieme al Santander. Subito dopo toccherà a Consob che potrà dare il via libera al prospetto depositato a inizio aprile. ll tutto, se i tempi saranno rispettati, dovrebbe concludersi entro fine luglio. L’offerta dovrebbe quindi essere pronta ad agosto, per concludersi a fine settembre.

Il nuovo piano industriale e la riorganizzazione del gruppo

Ma prima ci sarà un altro appuntamento decisamente importante per Poste, anche se non riguarda direttamente Tim. Sempre in piena estate, il 24 luglio, sarà presentato dal Del Fante il nuovo piano industriale che prevede una riorganizzazione del gruppo come ha ricordato il management a Goldman Sachs lo scorso 4 giugno durante la loro conferenza finanziaria. Poste semplificherà la sua struttura:

da una parte recapito, pacchi e distribuzione (compreso il business dell’energia) dall’altro servizi finanziari, pagamenti e assicurazioni, sotto un unico cappello. Dopo, se l’opas andrà in porto, avrà anche la divisione telecomunicazioni. (riproduzione riservata)