Poste Italiane ha depositato in Consob oggi, 10 aprile, il documento per l’offerta pubblica di acquisto e scambio sulle azioni Tim annunciata al mercato lo scorso 22 marzo.
L’operazione, come noto, prevede che gli azionisti di Tim riceveranno 0,0218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste Italiane e 0,167 euro in contanti per ogni azione conferita, per un totale di 0,635 euro.
Un numero che rappresenta un premio del 9% rispetto al prezzo di chiusura del 20 marzo scorso, per un valore complessivo di 10,8 miliardi e un esborso cash di Poste di poco più di 2,8 miliardi.
Il Documento di offerta sarà pubblicato al termine dell’istruttoria svolta dalla Commissione di vigilanza sui mercati con l’avvio previsto a luglio e la chiusura a fine anno mentre la condizione per cui sia valida è che Poste raggiunga il 66,67% del capitale, con il gruppo guidato da Matteo Del Fante intenzionato a procedere con il delisting da Piazza Affari della società di tlc.
Poste ha inoltre presentato alle competenti autorità le istanze o comunicazioni richieste ai sensi della normativa applicabile in relazione all'offerta, incluse quelle ai fini dell'ottenimento dell'autorizzazione di Banca d'Italia, e le notifiche o comunicazioni richieste alle Autorità competenti italiane ed estere inclusa quella ai sensi della disciplina golden power.
Ad analizzare l’operazione è stata anche Scope Ratings, l’agenzia di rating europea. In un report, a cura di Carlo Capuano e Alessandra Poli, Scope Rating segnala che l'offerta di Poste Italiane su Tim comporterà un aumento del debito e richiederà un impegno manageriale mirato alla gestione dell'integrazione, ma il suo profilo operativo diversificato, la forte generazione di cassa, le elevate sinergie, i costi di finanziamento moderati e il sostegno statale ne preservano la capacità di onorare il debito.
L'offerta in contanti e azioni avanzata da Poste Italiane (BBB+/Positivo) per l'acquisizione e il delisting di Tim, comporterà un aumento del livello di indebitamento dell'entità risultante dalla fusione, con un potenziale deterioramento del profilo di rischio finanziario di Poste Italiane, osservano gli analisti.
Tuttavia, è improbabile che ciò comprometta il suo livello di rating nel breve termine, considerando anche che il governo manterrà il controllo e continuerà a sostenere un gruppo ancora più strategico.
«Nel medio termine, il rating dipenderà anche dal successo dell’integrazione di Tim e dal mantenimento di un profilo aziendale solido e redditizio da parte della nuova entità», aggiungono.
Qualora l’operazione andasse a buon fine, Poste dovrebbe ridurre e rifinanziare gradualmente il debito pregresso di Tim (pari, after lease, a 6,9 miliardi), beneficiando dei suoi solidi fondamentali a livello autonomo, della generazione di liquidità e del cash pooling centralizzato. Tutta la liquidità non vincolata delle controllate di Poste è gestita a livello centrale e potrebbe sostenere le esigenze finanziarie di Tim a un costo inferiore, contribuendo anche alla riduzione della leva finanziaria.
La fusione delle due società «darebbe vita a un gruppo ancora più diversificato, con sinergie tra le attività di logistica, finanza, assicurazioni, pagamenti e connettività nel settore consumer, oltre a soluzioni di connettività, cloud e IA per la pubblica amministrazione e le imprese», a sostegno, in ultima analisi, degli indicatori di credito, della politica finanziaria e di un progressivo deleveraging, concludono da Scope Rating. (riproduzione riservata)